Il caso Jeffrey Epstein
Si diffondono sempre più notizie sui fatti molto inquietanti avvenuti sull’ormai tristemente famosa isola di Jeffrey Epstein. Verità scabrose che stanno finalmente vedendo la luce dopo la decisione dell’amministrazione Trump di desecretare l’enorme mole di files e documenti riguardanti il caso Epstein. Quel che viene fuori, addentrandosi nella conoscenza di questa documentazione, è un mondo totalmente distorto, saturo di orrore, abusi e torture anche su innocenti bambini: pedofilia, esoterismo, occultismo e satanismo.
Questo mondo orribile riconosce nel Talmud un punto di riferimento fondamentale e appella tutti coloro che ne sono estranei, per razza o presunta tale, con un termine profondamente dispregiativo: quello di goyim, che in lingua ebraica significa “bestiame”. Tale termine viene applicato indistintamente a tutti coloro che non fanno parte della cerchia ristretta di aschenaziti; persone, o meglio animali, il cui futuro deve essere costituito dal duro lavoro senza alcuna soddisfazione, per permettere a questa cerchia ristretta di vivere una vita piena di agi.
Sembra la trama di un’oscura favola per bambini, la cui conclusione sarà inevitabilmente la punizione dei malvagi, dopo che qualcuno, animato da buone intenzioni, avrà fatto giustizia.
Purtroppo però non si tratta di una favola ma della realtà, tanto apparentemente surreale quanto incredibilmente vera.
Epstein, come Ghislaine Maxwell, era un uomo che apparteneva al Mossad, il servizio segreto israeliano ed era in ottimi rapporti con la famiglia Rothschild.
L’uomo del Mossad infatti non era semplicemente un criminale che operava nell’oscurità. Egli annoverava nella sua vasta agenda contatti con agenzie di intelligence, presidenti, miliardari, regnanti e i più alti ranghi del mondo accademico e della finanza globale. Emerge da quei files una classe dirigente sostenuta non dal merito o dalla trasparenza, ma da influenza, compromesso e protezione reciproca. La domanda da porsi non è solo cosa abbia commesso Jeffrey Epstein, ma perché così tante figure potenti si siano intrecciate con lui e perché la loro responsabilità si sia rivelata così sfuggente.
«Lo scandalo – come scrive LifeSiteNews – è una finestra sul crollo della democrazia liberale stessa: un sistema non più governato da principi morali, ma gestito da reti d’élite isolate dal controllo pubblico. La complicità dei media, il silenzio istituzionale e la normalizzazione del male non sono bug, sono caratteristiche di una struttura costruita per proteggere se stessa.
In definitiva, la crisi politica non può essere separata da quella spirituale. Quando una civiltà rifiuta Cristo come suo fondamento, diventa vulnerabile alla stessa corruzione che afferma di condannare. I dossier Epstein non sono un’aberrazione. Sono la logica conclusione di un mondo che ha abbandonato la verità».
In questo clima infuocato che è stato il fosco scenario di queste settimane, ovviamente il mainstream si è guardato bene dal riportare ciò che pian piano va emergendo da questa grande mole di documenti. Il mainstream ha ignorato tutto limitandosi a malapena a porre l’accento sullo scandalo sessuale che ha colpito l’ex principe Andrea, ormai “bruciato”, e sulla “preoccupazione” espressa dai Windsor che sarebbero rimasti all’oscuro di quanto stesse accadendo.
Fino a sfociare quest’oggi nell’arresto a sorpresa di Andrea – secondo quanto riporta Il Messaggero – dalla polizia britannica «con l’accusa di aver condiviso informazioni riservate con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein nella sua ex veste di emissario commerciale del governo di Londra in Asia».
Le informazioni sarebbero state scambiate tra il 2010 e il 2011 e, dopo un interrogatorio durato quasi 12 ore, l’ex principe è stato rilasciato.

Jeffrey Epstein. Si noti come a sinistra in basso nella foto sono visibili le gambe di un bambino o bambina
Ma non si parla mai di bambini, della loro sparizione, delle torture inflitte a questi piccoli innocenti e del loro brutale assassinio. Non si parla di quella specie di tempio collocato sull’isola Saint James e degli usi che quella cerchia di frequentatori super famosi avrebbe potuto farne.
Molti, invece, fra la cosiddetta controinformazione, hanno parlato profusamente dei fatti per porre poi l’accento sul popolo ebraico e sulle sue colpe.
La questione ebraica e l’antisionismo
Tuttavia, a mio avviso, non si coglie in tal modo il nocciolo della questione e non si giunge ad una corretta interpretazione dei fatti. Puntare il dito contro il popolo ebraico, oltre che esporre all’accusa di antisemitismo, diventa alla fine un depistaggio.
Fra gli altri, il giornalista Sacchetti in questi giorni, riportando la notizia del rogo avvenuto in Iran dove è stato incendiato il simulacro di Moloch, ha continuato a ribadire come nella storia del Vicino Oriente Antico le tribù babilonesi e israelitiche fossero entrambe dedite a sacrifici di bambini rivolti a questa divinità infernale.
Ciò è falso storicamente, poiché gli unici scavi archeologici effettuati negli anni Venti del secolo scorso in Palestina non rinvennero assolutamente urne contenenti ossa umane, in particolare di bambini sacrificati a Moloch. Il re Giosia infatti pose stabilmente fine, come sappiamo, a tale culto idolatrico (cfr. 2Re 23,10). Fu proprio nella valle di ben-Hinnòn, perennemente bruciante di rifiuti per ordine del re, dopo che egli ebbe profanato il Tofet, che Gesù raffigurerà idealmente l’inferno. Quella Geenna menzionata nel Nuovo Testamento.
Non così negli scavi archeologici condotti a Cartagine, dove nel 1921 furono rinvenute migliaia di urne contenenti ossa bruciate di bambini, offerte in sacrificio alla divinità satanica Moloch. Una sorta di santuario a cielo aperto, dove gli scavi avevano già riportato alla luce steli votive in pietra recanti dediche a Tanit e a Baal Hammon.
E allora? Allora occorre porre un distinguo se si vuol interpretare correttamente quanto accade oggi. Ci troviamo infatti in una società dominata dai pochi, storicamente appartenenti all’etnia aschenazita, che detengono il potere finanziario. Tale etnia, numericamente di molto inferiore al resto della società, ha occupato tutti i posti di comando e ha infiltrato tutte le istituzioni.
Ma essi, che pure si dichiarano ebrei e si riconoscono come tali, in gran parte non lo sono se non per degli usi esteriori superficiali mutuati dal giudaismo. Le loro origini affondano nella valle del Reno e uno dei massimi studiosi di ebraismo, come lo scrittore palermitano Mario Moncada di Monforte, autore fra gli altri del saggio introvabile: L’antisemitismo non esiste e l’Olocausto c’è mai stato? La verità storico-culturale (Altromondo Editore, novembre 2021), ha illustrato bene genesi, sviluppo e contraddizioni di questa popolazione che ha assunto una posizione dominante in tutto il mondo.
Scrive Moncada, in risposta all’articolo del fisico nucleare Vincenzo Rampolla, ebreo [l’uso del corsivo è nostro]: «[…] E’ insufficiente parlare degli ebrei askenaziti senza ricordare le conseguenze della fusione etnica dei poco numerosi ebrei dell’Europa centrale e orientale con le folte popolazioni dei Kazari di origine turco – caucasica che, convertite in massa alla religione ebraica, fra il settimo e l’ottavo secolo, avevano abbandonato la zona caucasica per trasferirsi in blocco verso la Russia alta, la Polonia e la Germania. Inoltre, in tempi storici, negli oltre tremila anni di peregrinazioni, le genti portatrici della religione ebraica hanno continuato a ricevere i più ampi contributi genetici in Asia mediorientale, nell’Africa centro-settentrionale e nell’Europa tutta. […]
Considerando, poi, l’ibridazione continua dei sefarditi da parte delle popolazioni arabe e europee occidentali è molto difficile fare analisi etniche certe perché se certamente tre mila anni fa c’è stato un popolo ebreo semitico, cioè appartenente al gruppo di popoli di lingua semitica, comprendente anche gli Arabi, oggi, dopo la conversione all’ebraismo di popoli terzi e dopo tre millenni di ibridazione con i popoli dei paesi raggiunti dalla diaspora, non esiste un qualche residuo fondamento biologico della specificità ebreo-semitica che possa consentire di rappresentare unitariamente le comunità ebraiche del mondo. […]
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Lo scrittore Mario Moncada di Monforte (Palermo, 1935 – 2026). Moncada apparteneva a una delle famiglie della più antica nobiltà siciliana, che diede i natali a tre Viceré dell’Isola
Il conseguente caleidoscopio biologico ebraico è documentato oggi nello Stato d’Israele i cui cittadini ebrei (cioè di religione e/o di cultura ebraica), provenienti da tutto il mondo, vanno dal biondo di tipo slavo al nero di tipo etiopico, passando per tutta la gamma dei colori e dei caratteri somatici che è possibile riscontrare nelle popolazioni mediorientali, europee e africane. Ovviamente, queste non sono idee mie ma di importanti demografi e linguisti i cui studi sono citati nelle bibliografie dei miei saggi sugli ebrei (Israele, un progetto fallito e Israele, fine della speranza) frutto delle mie letture nelle vaste biblioteche di Ivrea dove lavoravo ai tempi di Adriano Olivetti, ebreo».
Non è più possibile parlare oggi di razza pura. Invece è opportuno sottolineare qui come “le folte popolazioni di Kazari di origine turco – caucasica” fossero già dedite a pratiche occulte ed esoterismo che si fusero irrimediabilmente con il giudaismo dei “poco numerosi ebrei”, di cui scrive lo storico Moncada.
E per capire come costoro non siano in larga parte ebrei storicamente discendenti dall’antico popolo d’Israele e dalla diaspora ma si trovino invece in aperta contraddizione con essi, basta verificare come parecchi ebrei odierni dichiarino di non volere affatto lo Stato d’Israele che invece è l’obiettivo di questa élite.
Il rabbino Yisroel Dovid Weiss, religioso ortodosso appartenente al movimento chassidista e noto attivista anti sionista, portavoce dell’organizzazione Neturei Karta (traducibile dall’aramaico come “i guardiani della città”), venne a Venezia dagli Stati Uniti nel novembre 2016, in occasione della giornata dedicata dall’Onu ai diritti dei Palestinesi. Egli dichiarò senza mezzi termini in tale occasione [l’uso del corsivo è nostro]:
«L’ebraismo è una religione, una forma di spiritualità, mentre il sionismo è una ideologia nazionalistica che non ha nulla a che vedere con la religione ebraica. Più di un secolo fa, qualcuno decise di creare uno Stato per il popolo ebraico mentre noi crediamo fermamente che questo ci è proibito perché siamo stati esiliati dalla Terra Santa per decreto divino. Israele è stata creata sull’oppressione di un intero popolo e continua ancora ad opprimere commettendo continue violenze e atrocità. Noi ebrei non possiamo che ribadire che questo è un crimine. Nei dieci comandamenti è scritto ‘non uccidere’ e ‘non rubare’. Eppure al mondo viene data l’impressione che i crimini sionisti siano commessi in nome del popolo ebraico, quando simili azioni sono espressamente proibite nella Torah».
Non è difficile sentire uno studente ebreo chassidico residente negli USA, studioso della Torah (che corrisponde al Pentateuco dei cristiani nella Bibbia) e non del Talmud (che invece ha origine solo a partire dal 70 d. C., anno della distruzione del Tempio di Gerusalemme), dichiarare nettamente come non voglia, insieme alla sua comunità, lo Stato di Israele e come il giudaismo non coincida affatto con il sionismo.
Se si indaga storicamente si può constatare infatti come l’opposizione ebraica al sionismo sia di lunga data, dai tempi di Theodor Herzl fino alle comunità chassidiche e agli haredim odierni. Yakov M. Rabkin, professore emerito dell’Università di Montréal, in Canada, autore del volume A Threat from Within: A Century of Jewish Opposition to Zionism (Fernwood, 2006), ha affermato in proposito:
«L’idea sionista nasce dal protestantesimo: il ritorno degli ebrei in Terra Santa dovrebbe accelerare la seconda venuta del Cristo – un’idea che permane ancora oggi tra i cristiani sionisti d’America.
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Ebrei americani manifestano con la bandiera del moderno Stato di Israele. Al centro della bandiera campeggia la stella del dio Refan, legata a Moloch ed erroneamente definita stella di David, è un simbolo usato ancora oggi da maghi e satanisti
Il contesto è quello del XIX secolo: quando gli ebrei in Europa occidentale, dopo le riforme napoleoniche, avevano ottenuto i diritti civili e si integravano come cittadini di confessione ebraica (inculturazione ed emancipazione). In un tale ambiente, il nazionalismo ebraico di Herzl non trova terreno fertile. Il primo congresso sionista, organizzato a Monaco nel 1897, deve riparare a Basilea dopo che le organizzazioni ebraiche tedesche chiedono al governo di vietarlo. Minacciando l’integrazione degli ebrei nelle società occidentali, infatti, il sionismo si pone come uguale e contrario alla Lega Antisemita: entrambi sostengono che gli ebrei non abbiano posto nelle società europee.
[…] […]
Oltre alle preoccupazioni per l’integrazione sociale, si sviluppano anche motivazioni religiose dell’antisionismo. Il sionismo infatti ridefinisce il significato dell’essere ebreo: non più basato sull’osservanza dei comandamenti divini (la prassi religiosa) ma secolarizzato e basato sull’appartenenza nazionale. Per i leader religiosi ebraici, ortodossi quanto riformati, ciò appariva come una bestemmia. La confutazione teologica del sionismo, redatta nel 1958 da rabbi Joel Teitelbaum del chassidismo Satmar, resta un classico per gli ultraortodossi odierni, inclusi gli haredim di Gerusalemme. L’idea sionista è per loro una minaccia alla tradizionale identità ebraica: gli ebrei sono un gruppo confessionale e spirituale, non una nazione separata».
L’argomento come abbiamo visto, risulta variegato e complesso. Ma occorre rilevare come l’antisionismo, che è anzitutto di origine ebraica, sia stato ostacolato proprio da quelle stesse forze che invece vogliono imporre il sionismo ricorrendo a ogni mezzo.
Infatti Rabkin conclude:
«L’antisionismo ebraico non è mai stato popolare. La prima vittima fu Jacob de Haan, ebreo olandese membro dell’Alleanza ultraortodossa, assassinato nel 1925 dall’Hagana, l’organizzazione militare sionista, mentre organizzava una visita di rabbini antisionisti a Londra. L’antisionismo è oggi assimilato all’antisemitismo: come già sostenuto negli anni ’60 dal ministro degli esteri israeliano Abba Eben, ciò avrebbe portato alla delegittimazione finale dell’opposizione al sionismo.
L’antisionismo dei rabbini chassidici resta un elemento di dissonanza cognitiva per le nuove generazioni di coloni israeliani in Cisgiordania, convinti dell’appropriatezza delle proprie azioni per la tradizione ebraica, che richiede un approfondimento.
Un dibattito sull’antisionismo ebraico è oggi più facile in Israele che non in Occidente, dove resta un argomento tabù».
In Occidente infatti non appena si manifesta una qualche contrarietà al sionismo, si viene immediatamente attaccati, bollati di antisemitismo ed esclusi dalla società.
Il concetto di sionismo è così divenuto intoccabile e sono sionisti tutti coloro che “contano” nella società. La politica italiana non potrà che essere sionista e supinamente prona al sionismo: guai a chi ne osa parlare male.
Ma abbiamo appena letto come l’accusa di antisemitismo mossa ipocritamente proprio dai sionisti, risulti paradossale e priva di ogni fondamento storico. E, d’altra parte, il sionismo non ha fatto altro che alimentare sentimenti di odio contro gli ebrei, sentimenti che ritornano a serpeggiare sempre più in tutto l’Occidente.

Jakub Weinles (Starokostjantyniv, Ucraina, 1870 – Varsavia, Polonia, 1938) – La vigilia dello Yom Kippur (Preghiera)
Antisemitismo e antisionismo
I due termini dovrebbero essere considerati sovrapponibili secondo le idee dei nostri politici totalmente proni, come Gasparri che vuole l’approvazione del “reato di opinione” dove non si possa più parlare male del sionismo, un’ideologia politica che come abbiamo visto nulla ha a che fare intrinsecamente con ebraismo e giudaismo.
Anzi viene rinnegata proprio dagli stessi ebrei.
Il sionismo allora diviene strumento di propaganda di una cerchia ristretta elitaria che, pur con le sue divisioni interne, vorrebbe imporre la nuova Israele e più celatamente dominare il mondo, dopo essersi già appropriata della stragrande maggioranza delle ricchezze dei popoli.
Costoro, in ultima analisi, che chiamano goyim – ovvero animali – coloro che non appartengono alla loro cerchia, perseguono ben altra “religione” che quella ebraica.
Ed è proprio la Sacra Scrittura, come sempre, a darci l’ultima e definitiva risposta: una bussola per il nostro sicuro orientamento. Apocalisse 2,9 ci dice infatti a loro riguardo:
«Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – tuttavia sei ricco – e la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana».
E ancora, si fa riferimento ad «alcuni della sinagoga di satana» in Apocalisse 3,9.
Così nel Vangelo di Matteo, al capitolo cinque, Gesù dichiara di non essere venuto ad abolire la Legge ebraica ma a completarla. Sottolineando così la continuità tra Antico e Nuovo Testamento. Neppure uno iota, che in lingua greca rimanda alla piccolissima lettera ebraica yod, dovrà essere cancellato (cfr. Matteo 5,17-19 ss.).
Quello che emerge con forza allora è che il satanismo è la loro vera e unica religione: è questa la realtà più importante da sottolineare. Il mondo si trova attualmente sotto l’influenza di un’elite satanista e pedofila che vuole uccidere e schiavizzare il resto della popolazione.
E’ semplicemente ciò che emerge dai files di Epstein. Non è l’opinione solitaria e farneticante di un Vladimir Putin, chiamato “l’avvelenatore” dai giornalisti occidentali, che pure lo aveva annunciato da tempo.
Il cerchio si chiude e i files di Epstein infine stanno confermando definitivamente questa verità.
E’ solo un depistaggio definire “ebrei” costoro: la loro natura è satanica e il loro dio è Lucifero. Essi infatti sono molto più “credenti” dell’elevato numero di atei che hanno creato in questi decenni e nel secolo scorso.
La pedofila, l’occultismo e l’uccisione rituale di bambini allo scopo di berne il sangue sono i misfatti che essi perpetrano al fine di ottenere benefici per il corpo e la loro agognata immortalità.
Ma la loro è solo un’illusione delirante, perché quest’ultima è appannaggio esclusivo dell’unico Signore della Vita, Gesù Cristo, nel nome del quale ogni ginocchio si piegherà in cielo, sulla terra e sotto terra alla fine dei tempi. Ma i loro occhi, resi ciechi dal delirio di onnipotenza, non possono vedere, in modo da convertirsi e ottenere salvezza.
La massoneria
Ma andiamo all’ultimo, doveroso, passaggio. Quando parliamo di satanismo e pedofilia, parliamo di adorazione di satana e quindi stiamo parlando anche di massoneria.
La massoneria infatti è l’espressione ultima di questa cerchia ristretta che l’ha creata per vincolare i suoi adepti allo scopo di perseguire i suoi fini ultimi, che sono l’uccisione di miliardi di persone e la schiavitù a esclusivo vantaggio dei privilegiati superstiti. Persone che vengono qualificate come animali senza dignità.
Ricordiamo con quale piacere, Epstein e i suoi compari filmavano abusi e torture raccapriccianti sui minori per poi mostrarle come trofeo agli altri “fratelli” e allo scopo di ricattare i protagonisti.
D’altronde il camuffamento come ebrei, che rivestono ormai da molti secoli, è risultato loro molto propizio, assicurandogli finalmente al termine della Seconda Guerra mondiale e la strage di sei milioni di ebrei (annunciata e oculatamente decisa già alla fine dell’Ottocento), una sorte di “patente di impunità” per tutti i loro misfatti.
Si tratta qui di tutte quelle verità che le élite tengono nascoste da secoli e che Donald Trump ha finalmente portato alla luce. Hanno accusato coralmente Trump perché il suo nome compare un gran numero di volte in quei files, senza spiegare come esso compaia ovviamente in infiniti contesti che nulla hanno a che vedere con il suo coinvolgimento personale nei fatti, da cui risulta essere invece totalmente estraneo.
D’altronde solo un idiota avrebbe potuto far desecretare dei documenti che poi lo avrebbero inchiodato.
Proprio recentemente, in occasione del Mercoledì delle Ceneri, il presidente americano ha diffuso un messaggio diretto ai cristiani e al mondo dove ha sottolineato la centralità della Resurrezione di Cristo nella storia.
In una civiltà che rifiuta Gesù Cristo come suo fondamento, Donald Trump sta rivestendo sempre più quel ruolo di leader spirituale che storicamente era riservato al solo Romano Pontefice.
Don Davide Albertario, il sacerdote giornalista
Alla luce delle precisazioni già fatte, pubblico allora degli scritti molto interessanti del sacerdote giornalista cattolico Davide Albertario, risalenti alla fine dell’Ottocento. Albertario che parla dalle colonne del suo giornale, L’Osservatore Cattolico, non fa distinzione fra ebraismo, giudaismo, semiti e massoneria. In quanto tale, si è attirato nel dopoguerra ovviamente l’accusa di antisemitismo. Ma se rileggiamo quegli scritti con le distinzioni di cui sopra, ci accorgiamo come essi gettino nuova luce su quanto abbiamo appena letto.
L’accusa del sangue viene dichiarata oggi come del tutto falsa dalla stragrande maggioranza degli storici ma vediamo, già quando abbiamo scritto di Simonino di Trento, come essa compaia puntualmente in tutta Europa: in Ungheria, in Germania, in Inghilterra, in Francia, in Spagna con l’omicidio del Niño de La Guardia (in provincia di Toledo), ovviamente in Italia, come in Russia, dove si evidenziano i segni indicanti l’ombra di un omicidio rituale nel martirio della famiglia Romanov compiuto per mano di ebrei aschenaziti.
Tutto inventato? Tutto falso?
Eppure le voci insistenti sono molteplici e provenienti da posti molto lontani geograficamente l’uno dall’altro.
Perfino il re Alfonso X di Castiglia, detto il Savio e “re legislatore” e “delle tre culture”, crede a queste voci e dichiara che punirà con la morte i colpevoli di infanticidio, qualora ne dovesse avere prova.
«In un libro pubblicato nel 1449 dal frate converso Alonso de la Espina, Fortalitium Fidei. Contra judíos, sarracenos y otros enemigos de la fe cristiana, si faceva l’inventario di una lunga lista di crimini attribuiti agli ebrei. Appaiono vari racconti di crocifissioni di bambini, tutte date per certe».
Lo riporta la stessa Wikipedia insieme all’informazione che tuttavia alcuni studiosi hanno creduto a queste teorie.
Continua Wikipedia: «Veniva infatti dato per certo che episodi simili si fossero verificati in Spagna e altrove. Uno dei più noti è stato quello della presunta crocifissione del bambino Domenico del Val a Saragozza nel XIII secolo o quella del bambino di Sepúlveda nel 1468. Quest’ultimo episodio si legò non solo all’esecuzione di 16 ebrei condannati a morte come colpevoli del delitto, ma anche all’assalto popolare all’aljama, la comunità ebraico-moresca di Sepúlveda, un episodio in cui si contarono molti più morti. Proprio qualche anno prima dell’episodio di La Guardia si era verificato quello di Simonino di Trento».

Il presunto martirio del Niño (Cristoforo) de La Guardia. Il piccolo martire cristiano è ancora oggi oggetto di culto
Così come il furto di un’ostia consacrata per praticarvi un rituale di magia nera, che connotò nel 1489 il presunto martirio in Spagna del Niño di la Guardia servendosi anche del prelievo del cuore del bambino crocifisso, è un fenomeno assolutamente reale che avviene tutt’oggi nelle chiese cattoliche.
Si contano infatti da tempo, nella nostra Europa ma anche altrove, molteplici furti e profanazioni di ostie consacrate all’interno delle chiese. Nel silenzio generale di tutti i mezzi di informazione.
Intanto lo scopo principale che si propone don Albertario è quello di mettere in guardia i cattolici dalle trame ordite ai loro danni.
Nella sua attività giornalistica, il sacerdote lombardo combatté una strenua battaglia in difesa delle prerogative della Santa Sede, come ci informa sempre Wikipedia, oltre a condurre campagne contro il giudaismo. Fu sempre difeso da papa Pio IX.
l risultato fu che Albertario finì per farsi molti nemici e fu trascinato più volte in tribunale. Anche la sua morte prematura, avvenuta nel 1902 a soli cinquantasei anni mentre era alla guida del suo giornale, e sulla quale Wikipedia non ci fornisce alcuna informazione in merito, lascia pensare.
Il sacerdote lombardo finì persino in prigione quando, nel maggio 1898, dopo l’insurrezione repressa con le cannonate dal generale Bava Beccaris, fu arrestato, processato e condannato a tre anni di carcere in quanto ritenuto uno dei fomentatori: aveva scritto che la miseria era il motivo fondamentale della protesta popolare. «Il popolo vi ha chiesto pane e voi avete risposto piombo».
Liberato dal carcere l’anno successivo, il 24 maggio 1899, grazie all’indulto approvato il 29 dicembre del 1898, tornò a dirigere il suo giornale, opponendosi anche alla proposta di legge del governo Zanardelli per l’introduzione del divorzio.
Don Albertario ricevette anche l’approvazione da papa Leone XIII, uomo di grande statura morale e paladino della lotta contro la massoneria. Ed è soprattutto di massoneria che Albertario, in ultima analisi, scrive.
Oggi Leone XIV approva invece, con il suo discusso silenzio, la condanna di Jimmy Lai a vent’anni di carcere all’età di 78 anni. La sua colpa: scrivere dalle colonne del suo giornale. Il vecchio leone, il cardinale Joseph Zen, ha assistito impotente alla sua condanna.
D’altronde, comunismo e massoneria, come abbiamo visto, costituiscono le due facce della stessa medaglia ed entrambi sono opera delle stesse élite aschenazite allo scopo di impadronirsi del mondo.
Tuttavia l’Unione Sovietica di Stalin, come è noto, mise fine con la sanguinosa battaglia di Kubinka, avvenuta alle porte di Mosca nel 1941 dopo aver invocato l’intercessione della Madonna, all’ascesa del Terzo Reich voluta dalle élite.
Così come la Cina comunista, dopo la caduta dell’ultima imperatrice sempre ad opera delle potenti élite occidentali, finì per rivoltarsi contro quelle stesse élite che l’avevano creata per rivendicare la propria assoluta autonomia.
Scusate il breve divagamento, ma la sorte dei nostri fratelli cattolici cinesi – persino vescovi – sembra davvero non interessare a nessuno. Mentre Leone XIV invece sembra aver definitivamente scelto la strada da intraprendere, ignorando le ripetute richieste di aiuto provenienti dalla Chiesa Cattolica sotterranea.
Torniamo allora agli scritti di don Albertario, che si rivelano di grande e straordinaria attualità, a volte davvero esplosivi, specialmente quando parla di massoneria e dell’enorme pericolo che essa costituisce per i cattolici.
Per capire fino in fondo – alla luce del passato – le dinamiche storiche che hanno condotto il nostro mondo civile alla situazione attuale.
Troverete di seguito l’articolo di Annalisa Di Fant, che ho deciso, benché piuttosto lungo, di riportare nella sua versione integrale per non eliminare le preziose contestualizzazioni in cui Albertario scrive.
La Di Fant si propone lo scopo di confutare le idee del sacerdote lombardo, oltre che condannare il suo conclamato antisemitismo:
![Davide_Albertario[1]](https://blog.libero.it/wp/ilgranellodisenapa/wp-content/uploads/sites/68663/2026/02/Davide_Albertario1.jpg)
Davide Albertario (Filighera, 1846 – Carenno,1902)
Don Davide Albertario propagandista antiebraico. L’accusa di omicidio rituale
Premessa
Davide Albertario, sacerdote-giornalista lombardo, è uno dei protagonisti più noti del movimento cattolico intransigente del tardo Ottocento. Al suo nome, sia seguaci sia storici di professione hanno spesso accompagnato epiteti altisonanti, come “campione”, “alfiere”, “soldato”, tesi a sottolineare la statura eccezionale in senso positivo di questo strenuo difensore dei diritti del papato e della religione cattolica. Descrivendone l’operato, quindi, se vengono ricordati i suoi eccessi polemici, lo si fa quasi sempre con l’aria di ritenerli peccati veniali, ed essi vengono compresi e giustificati alla luce dell’asprezza polemica che caratterizzava in generale gli scontri ideologici tra Chiesa e mondo liberale a quel tempo.
L’irriducibile militanza albertariana, la concezione battagliera dell’agone politico, i contenuti violentemente intransigenti veicolati dal suo giornale, «L’Osservatore Cattolico», non potevano non suscitare la simpatia e l’ammirazione di coloro che oggi alimentano la rete, reale e virtuale, del cattolicesimo più reazionario.
Alla luce anche della fortuna attuale di cui gode il personaggio, ciò che mi propongo di sottolineare con questo breve saggio è un aspetto già noto della polemica che promosse, ma che non appare sempre adeguatamente valutato nelle ricerche ad esso dedicate. Davide Albertario, infatti, attraverso le pubblicazioni dell’«Osservatore», contribuisce in modo determinante alla polemica antiebraica cattolica di fine Ottocento ed è forse nel mondo cattolico, assieme ad alcuni redattori della «Civiltà Cattolica», il massimo propagandista italiano dell’antisemitismo, non esitando a ricorrere ad uno dei suoi argomenti più violenti: l’accusa di omicidio rituale.
Nel farlo persegue, come altre testate cattoliche intransigenti [Di Fant 2010], una linea di scontro irriducibile con la modernità secolarizzatrice, di cui gli ebrei emancipati sono simbolo, e col sistema liberale concretatosi in Italia nell’unificazione a scapito della Chiesa [Miccoli 1985; Menozzi 1993]. Un uso politico e strumentale della polemica antiebraica che pare quanto mai redditizio nella difesa della causa cattolica, soprattutto di fronte ai successi riscossi all’estero dai movimenti politici fautori dell’antisemitismo [Miccoli 1997].
L’accusa del sangue sull’«Osservatore Cattolico» di Milano
La tradizionale accusa rivolta agli ebrei di praticare omicidi a scopo rituale, prediligendo come vittime bambini cristiani, torna in auge negli ultimi decenni dell’Ottocento, rappresentando il paradigma ideale per dimostrare quanto sia pericolosa la presenza “dell’ebreo” in seno alle popolazioni cristiane, ed è sfruttata dalla maggior parte della stampa cattolica in diverse occasioni, soprattutto negli anni Novanta. Il giornale di Albertario, per sua stessa ammissione, mostra una particolare sollecitudine a non farsi sfuggire nemmeno un’opportunità per servirsene, e nel maggio del 1890 scrive:
L’Osservatore Cattolico, che, può dirlo coscienziosamente, fra i giornali europei è uno dei più assidui ed energici a mettere in guardia contro le malefatte degli ebrei, assassini moralmente della società, e positivamente e ritualmente dei cristiani, come un dì i loro padri lo furono di Gesù Cristo, si è fatto premura di render noto, il dì 14 maggio, il nuovo assassinio rituale commesso dagli ebrei lo scorso mese di aprile, a Damasco. [1]
Si allude qui a un violento articolo [2] in cui, citando l’«Univers», si è data notizia di una «seconda edizione dell’assassinio di P. Tomaso», a cinquant’anni dal primo celebre caso di accusa del sangue di Damasco [Frankel 1997]: introducendo la riproduzione dell’articolo del giornale cattolico francese, viene aspramente stigmatizzata l’«immensa impudenza – pari solamente a quella dei loro buoni fratelli i framassoni», degli ebrei quando giurano di essere innocenti, «ma i deicidi son anche cristianicidi, per quanto si affannino a spergiurare».
Pochi giorni dopo si coglie l’occasione per stilare un elenco [3] dei principali «misfatti» commessi dagli ebrei «allo scopo di obbedire alla legge rabbinica di procurarsi sangue cristiano per celebrare santamente la loro Pasqua». L’elenco, idea «opportuna e doverosa» (in realtà già presente nella precedente letteratura antisemita, dalle presunte rivelazioni di un fantomatico ex rabbino moldavo [Rivelazioni 1883] alle copiose pubblicazioni della «Civiltà Cattolica» [Taradel e Raggi 2000]), ripercorre dal 418 al presente «la storia degli ammazzamenti perpetrati dalla Sinagoga […] lunga catena di misfatti che si svolge nel corso dei secoli sotto la mano dei capi d’Israele». Nella lista viene messo in risalto il caso di Tiszaeszlár, risalente al 1882, «delitto irrefutabilmente constatato» e negato solo grazie all’«oro ebraico», ma viene citato anche un caso che si sarebbe verificato a Breslavia nel 1888 (episodio di cui era stato scritto in una corrispondenza da Berlino [4], come ennesima prova dell’indiscutibile esistenza del «Blutkult talmudico»). Dopo aver specificato che, per mancanza di tempo e spazio, si citano solo i casi più importanti (la lista è «spaventosa, ma tutt’altro che completa»), si sottolinea come la Chiesa abbia conferito il titolo di santi e di martiri a diversi fanciulli vittime di tali assassinii: «segno è dunque che la Chiesa ha voluto colla sua sanzione affermare ineluttabilmente il fatto dell’assassinio rituale, e del movente giudaico in odio di Cristo». Un’altra osservazione, che si fa a margine dell’elenco, è che «in questi ultimi anni gli assassinii talmudici si sono moltiplicati con una recrudescenza proporzionata all’estendersi della potenza e prepotenza israelita»:
La recentissima uccisione rituale del giovanetto Enrico Abdel-Nur a Damasco è l’ultimo atto – per quanto si sa – della cupa sanguinosa tragedia di cui il mondo è teatro dai tempi apostolici fino a noi. Tutta l’era cristiana è stata segnata da questo terribile stigma. Dalla grande immolazione deicida consumata sul Golgota, venendo giù giù fino a noi, la razza maledetta da Dio non ha cessato di spargere il sangue dei discepoli di Cristo. Ha sete e bisogno e obbligo rituale di sangue cristiano. Ed attraverso il mondo si raccoglie un grido uniforme dalla bocca di tutti i popoli: «Gli ebrei ammazzano i cristiani, specialmente i bambini, per fare uso del loro sangue in orribili cerimonie». E gli assassinii commessi ma rimasti ignorati? E quelli perpetrati dalla Massoneria, per dato e fatto della Giudaicheria, colla quale è una cosa sola?
I riferimenti al «grido uniforme» di tutti i popoli, e alla Massoneria, esecutrice degli ordini della «Giudaicheria», conferiscono all’antica accusa, una portata e una dimensione accentuatamente politiche: gli ebrei dal deicidio ai tempi presenti non hanno mai cessato di «spargere il sangue» dei cristiani, ma ora il fatto è noto, ed è sotto gli occhi di tutti, nonostante ebrei e massoni cerchino di celarlo in tutti i modi.
Nel 1891, l’attivismo antiebraico del giornale riceve un riconoscimento esterno: un osservatore francese, pur lamentando la mancanza in Italia di un «journal antisémitique», lo loda esplicitamente – assieme alla «Civiltà Cattolica» – per l’impegno che entrambe le testate dimostrano nella denuncia delle malefatte degli ebrei: «Il n’existe malheureusement en Italie aucun journal antisémitique. Dans la Civiltà Cattolica on s’est pendant plusieurs années occupé des Juifs et tout le monde regrette que ces articles n’aient pas été publiés séparément. Il y a à Milan un journal qui parle souvent des Juifs. C’est le seul qui ait le courage de le faire et c’est l’Osservatore Cattolico» [Bournand 1891, 160].
In quello stesso anno si ha a Corfù un episodio di accusa del sangue che provoca pogrom, emigrazioni di massa dall’isola, e le solite code giornalistiche. «L’Osservatore Cattolico», dopo essersi inizialmente servito come fonti alternative alle «pappolate e mistificazioni» delle agenzie telegrafiche ufficiali, di testate affini nell’interpretare i fatti, quali l’«Italia del Popolo» di Milano, e l’«Eco d’Italia» di Genova, scrive un lungo articolo sulla Pietà … per gli ebrei! [5]: la pietà per le vittime delle violenze antisemite, invocata dalla maggior parte della stampa liberale sulla scorta delle notizie diramate dalla «ebreofilissima Stefani», non ha ragione d’essere. La vicenda è analoga a quella di Damasco, di Breslavia e di Tiszaeszlár: «Che meraviglia se la popolazione di Corfù, vedendo anche colà protetti dal governo gli ebrei, vuol farsi giustizia da sé, e coinvolge nel biasimo e nella rappresaglia tutta l’ebraicheria corfuana, per farle verosimilmente pagare in medesimo tempo il fio di torti antecedenti? Noi non giustifichiamo tale condotta, ma sappiamo spiegarcela». La colpa principale è delle autorità che proteggono i colpevoli e, coprendo il delitto, «offendono la massima parte della cittadinanza, e calpestano le leggi di natura, le civili, le penali». Accomunati nella colpa sono quindi gli ebrei, autori o complici del misfatto, e le autorità civili che li difendono dalle accuse, e prima ancora li lasciano prosperare indisturbati. La reazione furiosa del popolo (che, si fa notare, è però in massima parte «scismatico», ossia appartenente alla Chiesa ortodossa), essendo basata su accuse assolutamente verosimili e nascendo da una situazione pregressa insostenibile, risulta perciò del tutto comprensibile:
Quindi è tanto più probabile che la popolazione sia avversa agli ebrei non solo pel recente fatto, ma per tutto un sistema di soprusi ed angherie. Ora venite a sdilinquire di pietà, pei bevitori del sangue d’innocenti bambini! Ora fate appello ai governi per proteggere… gli assassini! I giornali civili, imparziali, onesti, dovrebbero anzitutto invocare luce, giustizia, severità, dovrebbero esigere che la si faccia finita una buona volta con questo rito selvaggio, bestiale, orribile. […] Pietà per mignatte insaziabili, per cospiratori eterni! Rientrino nella legalità, mostrino sensi d’umanità, se legalità e umanità vogliono in proprio favore.
Non solo si comprende la violenza popolare, ma la si fa derivare dalle caratteristiche che, ancora una volta, investono l’ebraismo nella sua globalità: l’omicidio rituale è l’acme di tutto un sistema, più generale, di soprusi. E infatti, a dimostrare come gli ebrei sollevino ovunque un’opposizione, nello stesso articolo il discorso si allarga a considerare le misure di rigore volute dal governo russo [6], che provocano il biasimo fuori luogo della stampa liberale.
La lotta agli ebrei, nei commenti dell’«Osservatore», appare come un terreno su cui cattolici ed ortodossi si trovano a combattere dalla stessa parte, e nonostante i cattolici reclamino sempre la propria “eccellenza”, è interessante notare come osservino e valutino comunque positivamente le altrui mosse. Questa lettura apologetica della violenza popolare antiebraica è un topos ricorrente in tutta la stampa cattolica, che il giornale di Albertario ben esemplifica. La tesi è che ovunque ci sia una presenza ebraica, è naturale che sorga un’opposizione contro di essa, perché tutte le pratiche degli ebrei – che riflettono l’agire dei loro “padri” deicidi, dagli incontestabili riti di sangue al comportamento economico – istigano ad una dura reazione.
Ciò è ribadito esplicitamente di lì a qualche giorno in un altro articolo:
Come i loro padri imprecarono sul proprio capo e sul capo dei loro figli il sangue del Cristo ucciso, così i non degeneri discendenti, a sfogo del non poter ricrocifiggere alla loro volta il Nazareno, ne svenano i seguaci pel rito pasquale, a quel modo che, del resto, cercano colle usure, coi monopolii, colle più abbominiose speculazioni di Borsa, cogl’incettamenti, e con simili mezzi, di svenare il piccolo commercio, la piccola proprietà. Ed è per questo che dappertutto l’ebreo è mal visto, odiato, detestato, come si detestano le jene e i vampiri; scismatici, protestanti, mussulmani, tutti li aborrono, e se li subiscono è a contro-cuore, se talvolta mostran loro sorridente il viso è per dolorosa necessità e per sottrarsi a mali maggiori. I cattolici non li odiano, perché la religione cattolica è amore; odiano però anch’essi le loro opere tanto esiziali, e dove possono ne combattono la malefica azione. [7]
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Arresto di don Davide Albertario durante i moti del 1898
L’amore della Chiesa è dimostrato dal caritatevole atteggiamento papale, la cui contrapposizione alla malvagia condotta degli ebrei è uno dei capisaldi della propaganda cattolica, argomento utile sia a scagionare i cattolici dall’accusa di fomentare l’odio antiebraico, proprio di «scismatici, protestanti, mussulmani», sia a enfatizzare per contrasto la perfidia ebraica, che a tanto amore corrisponde «col denigrare il Clero, e col praticare le prescrizioni del Talmud che vogliono l’odio e la persecuzione contro i cristiani» [8].
La propaganda sull’omicidio rituale occasionata dai fatti di Damasco e di Corfù, viene ripresa e amplificata di lì a pochissimo, con un’eco ancora maggiore, grazie all’accusa del sangue che si diffonde a Xanten, una località tedesca della Renania, nell’estate del 1891: un macellaio ebreo, Adolf Buschof, viene accusato dell’uccisione di un bambino cristiano, Jean Hegemann, ma verrà infine, l’anno dopo, scagionato.
«Certezza del ritualismo nelle uccisioni giudaiche»
Fin dalla scoperta dell’assassinio molto spazio viene dato al caso dall’«Osservatore Cattolico», soprattutto grazie alla solerzia del suo «infaticabile ed avveduto» corrispondente tedesco [9], esplicitamente lodato dalla redazione quando a fine agosto viene annunciata la sua partenza in missione non solo verso Xanten, ma anche verso Corfù: «Il nostro corrispondente studierà sul luogo il problema criminale, e ci manderà in proposito relazioni interessantissime»; in entrambi i luoghi «è precisamente necessario uno studio accurato d’un serio e imparziale pubblicista cristiano, per sorvegliare meglio le cabale e la perfidia della Sinagoga». [10]
La posizione dell’anonimo pubblicista, lungi dall’apparire imparziale, è chiara fin dal primo cenno che fa alla vicenda di Xanten, prima ancora di partire: «Più gli ebrei si affannano a spergiurare impudentemente ch’essi non hanno mai commesso alcun delitto rituale di sangue, più si moltiplicano invece le prove e i fatti di tali assassinii» [11]; e il resoconto [12] che stila dopo esser stato circa tre settimane in loco, dà per certa la colpevolezza del primo sospettato, Buschof. In seguito, dicendosi «amico personale» del commissario incaricato delle indagini, Wolff, si augura che questi sappia «condurre a buona fine questa causa celebre, che ha un interesse capitale per l’intero mondo civile, perché distruggerà la leggenda giudea della cosiddetta diffamazione antisemitica» [13].
Proprio i tentativi di sottrarsi a tale «diffamazione» e di difendere la Chiesa cattolica nel suo complesso dall’accusa di incentivare l’odio antiebraico, finiscono per intrecciarsi alla più aperta e bieca propaganda antisemita, la quale raggiunge un’intensità e una frequenza davvero inusitate dalla fine del 1891 a tutto il 1892, senza che, apparentemente, ciò susciti alcun dubbio o imbarazzo sull’evidente contraddittorietà rispetto alla linea autodifensiva. Sul giornale milanese quasi ogni giorno appaiono uno o più articoli di contenuto antiebraico, e pressoché tutte le corrispondenze da Berlino contengono invettive spesso molto violente, probabilmente ispirate anche dalla situazione locale, vista la centralità della propaganda antiebraica sui giornali tedeschi del periodo [Hartston 2005].
Tra il marzo e l’aprile del 1892, in 18 puntate, viene pubblicato un ampio “studio” sulla Certezza del ritualismo nelle uccisioni giudaiche, che già nel titolo esplicita il suo programma. L’anonimo autore è – in una nota in calce al primo articolo della serie – definito «nostro valoroso amico e collaboratore» dalla redazione, che loda e si congratula per «l’opera sua provvidenziale, santa, salutare», scrivendo articoli «d’una importanza capitale e d’una poderosità probativa irrefutabile». Nella sua prolissa argomentazione, tale scrittore fa mostra di aver ampiamente attinto alla ormai ampia letteratura antisemita disponibile; si serve principalmente delle rivelazioni del sedicente ex-rabbino moldavo Neofito, ma anche della «Civiltà Cattolica», degli scritti di Rohling, Medici, Laurent, Desportes, Gougenot des Mousseaux, Drumont, e persino delle lettere aperte a Toscanelli [14]. Tutte opere che, come si dice nella prima puntata, gli ebrei cercano di occultare facendole materialmente sparire dalla circolazione.
Ormai alla quarta puntata, giunge la dichiarazione «che già avremmo dovuta premettere a tutto il nostro lavoro»:
È solo amor di verità che ci spinge al presente studio, opportunissimo in un tempo nel quale la razza giudea, pecuniariamente e politicamente padrona del mondo, persiste, or qua or là, nelle sue pratiche sanguinarie, sicura di restare sempre impunita in quei membri che forse la sorte e una parola secreta dell’alto sinedrio giudaico centrale ha obbligati alla carneficina rituale.
Le «uccisioni giudaiche», ampiamente descritte anche nei particolari più truci, sono in generale la «terribile conseguenza di quella cecità di mente e durezza di cuore che, rimproverata da Cristo ai giudei, vieppiù crebbe in loro dopo il deicidio» (V puntata), e in particolare rispondono ad un precetto contenuto nel Talmud, una «legge positivamente certa» (III puntata). Il segreto con cui gli ebrei cercano di ammantare tale pratica è stato rotto dalle confessioni raccolte a Trento, Damasco e Tiszaeszlár, che vengono ampiamente riprese; così come viene riproposta la lista degli omicidi rituali dall’anno 425 al tempo presente, stavolta sotto il titolo Un elenco di assassinii rituali consumati o tentati (XVII puntata), e con una numerazione progressiva che arriva alla cifra di 154. Tale elenco sembra già essere divenuto un topos [schema narrativo ricorrente, n. d. r.] esso stesso: dopo quello stilato nel maggio del 1890 [15], all’inizio del 1892 ne era stata pubblicata una versione più dettagliata [16], che ne avrebbe fatto «il più completo di quanti uscirono finora», e di cui il corrispondente di Berlino aveva riferito il grande apprezzamento espresso dalla «Kreuzzeitung» [17].
La presentazione del catalogo, che «forma contro i giudei la requisitoria più schiacciante […] un muro di bronzo inoppugnabile alla critica», precede l’ultima puntata dello “studio”. Questa costituisce, in realtà, una conclusione solo parziale: «I lettori, che sì benignamente accolsero il nostro lavoro, non vogliano crederlo completo; è ben lungi dall’essere tale, e noi amiamo chiamarlo piuttosto abbozzo, che lavoro» (XVIII puntata), e si invita perciò il pubblico a partecipare alla raccolta di ulteriori dati. Il punto provvisorio non viene posto in un giorno qualsiasi bensì a Pasqua, come non manca di notare l’autore stesso: «presso la tomba della prima vittima del furore giudaico deponiamo la penna, protestando, come già facemmo nel corso del lavoro, che niun sentimento di umana passione ci ha mossi nel compilare questi articoli, ma solo il desiderio di smascherar ancora una volta la menzogna e di mettere in chiara luce la verità».
Non è quindi casuale la divulgazione di questo “studio” in un periodo particolare come quello delle festività pasquali, così come, altrettanto strategica, pare la sua collocazione rispetto a un importante evento per la redazione del giornale milanese.
Il giorno prima dell’inizio delle pubblicazioni sulla Certezza del ritualismo, infatti, ampio risalto viene data all’udienza privata concessa dal papa al direttore Albertario. [18] Ricevuto il 6 marzo, quest’ultimo sostiene che il pontefice lo ha trattenuto «per ben 45 minuti in varji e gravi argomenti, sollecitandomi con somma benevolenza a dirgliene quello che ne pensassi». Albertario non specifica il contenuto di questi «argomenti»: «Sebbene l’Augusto interlocutore non mi abbia vietato di riferire il discorso, pure mi tengo obbligato alla riservatezza. Le parole del Papa mi sono di insegnamento e mi saranno di guida nelle più alte vertenze che attualmente si agitano. Posso però dire che Sua Santità si dimostrò soddisfattissima dell’Osservatore Cattolico e venne egli stesso determinando dei punti e fatti che lo avevano più favorevolmente impressionato». Introdotti anche Luigi Oggioni e Angelo Mauri, che hanno accompagnato il direttore a Roma in rappresentanza dell’amministrazione del giornale, Leone XIII, avrebbe detto, testuali parole: «Leggo l’Osservatore e ripeto a loro la mia piena soddisfazione; il vostro giornale si toglie fuori dalla comune; continuate con coraggio». Non manca la finale benedizione impartita oltre che ai tre presenti, al lavoro da essi prestato, ed ai colleghi.
L’importanza dell’approvazione espressa dal papa, della sua «piena soddisfazione» (che gettano nuova luce anche sull’intervista che cinque mesi dopo Leone XIII rilascerà sul tema dell’antisemitismo a «Le Figaro»), è testimoniata anche dall’enfasi con cui ne parlano sul giornale sia lo stesso Albertario, sia il corrispondente berlinese, che congratulandosi con la redazione segnala come in Germania la cosa sia stata assai notata: «tutti ne argomentano la specialissima importanza ed autorevolezza dell’Osservatore Cattolico».
È significativo che l’udienza pontificia abbia luogo in un momento in cui si sta consolidando la fama del giornale di Albertario come autorità “in materia ebraica”, sia in Germania che in Austria, nei cui parlamenti i deputati antisemiti, stando alle corrispondenze che giungono da Berlino e Vienna, si servono dei sedicenti studi del giornale di Milano per sostenere l’esistenza dell’omicidio rituale. Ed effettivamente pare che il giornale sia citato dalla stampa protestante tedesca antisemita proprio quale organo “vaticano”, come attesta nella prefazione all’edizione del 1892 del suo lavoro sull’accusa del sangue, il teologo e orientalista protestante di Berlino Hermann Strack, che polemizza direttamente coll’«Osservatore» proprio in seguito all’intenso battage antiebraico del 1891-92.
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Una rara stampa, estratta da una rivista d’epoca di fine Ottocento, che mostra don Davide Albertario insieme all’avvocato Carlo Romussi, direttore del quotidiano Il Secolo fino al 1909. Anche Romussi venne arrestato nel 1898 durante lo stato d’assedio per i fatti milanesi di inizio maggio con l’accusa di reato d’opinione
È del resto palese il tentativo di chi si occupa della questione sul giornale di Albertario di ammantarsi di un carattere di scientificità, statuto più volte rivendicato anche nella serie dedicata al rito di sangue, e corroborato pure da nuove, determinanti «prove storiche»: nel mese di aprile del 1892 non mancano infatti le segnalazioni di altri recentissimi, presunti, tentati omicidi rituali prima a Porto Said, e poi a Costantinopoli. [19]
Nel luglio del medesimo anno, ispirata da notizie francesi questa volta, si pubblica una riflessione sul fenomeno dell’antisemitismo, che viene descritto e giustificato secondo lo schema corrente e consolidato della “legittima difesa”. I suoi aspetti più deteriori, i tumulti e le violenze, sono disapprovati dalla Chiesa; prova ne è che a combattere gli ebrei in questo modo sono specialmente gli ortodossi e i protestanti:
I cattolici si limitano a constatare quale sia il carattere dell’ebreo, quali siano le sue opere, quali effetti derivano da quel carattere e da quelle opere. Noi che in Italia ci siamo trattenuti degli ebrei più di ogni altro giornale cattolico, ben ci guardammo dall’eccitare le passioni popolari, ma abbiamo compiuto il dovere nostro di istruire i cristiani sulla natura dell’ebraismo. […] noi non propugneremo mai l’anti-semitismo cieco, passionato, piazzaiuolo; ma i cattolici devono difendersi contro gli ebrei dai quali sono assaliti in modo iniquo, con arti scellerate, con prepotenze inaudite, i cattolici devono salvare la fede, la coscienza, la pace, la borsa contro l’invadenza semitica. [20]
Dall’apologia dell’atteggiamento della Chiesa verso gli ebrei, si passa alla rivendicazione della propria linea editoriale sulla questione, che non ha per fine quello di eccitare “passioni”, ma solo quello di insegnare ai cattolici come difendersi. Le ambizioni pedagogiche del giornale di Albertario saranno da lui stesso ribadite, come vedremo, anche nell’intervista che rilascerà all’inizio della controversia con Hermann Strack, al giornale milanese «L’Italia del Popolo».
Che campagne come quella animata dall’«Osservatore Cattolico», e in varia misura anche da altri organi cattolici, finiscano, come minimo, per mettere sulla difensiva i lettori rispetto agli ebrei, è molto probabile: le descrizioni truculente dei riti di sangue, e quelle inquietanti dell’invasione, allo stesso tempo palese ed occulta, degli ebrei nella società, non possono che formare un’immagine profondamente negativa dell’ebraismo. Al momento dello svolgimento del processo per l’omicidio di Xanten, che si tiene a Cleve nel luglio 1892, si può quindi verosimilmente ipotizzare che il pubblico della stampa cattolica sia ampiamente preparato a giudicarne l’andamento e soprattutto l’esito. L’intenso battage [campagna propagandistica, n. d. r.] dispiegatosi nei mesi precedenti, e il paragone, più volte evocato, col processo del 1883 a Nyiregyháza, forniscono un sicuro metro di giudizio con cui valutare prima l’indubitabile colpevolezza dell’ebreo Buschof, e poi la sua assoluzione comprata, come tutte le precedenti, dall’«oro giudeo».
Il giornale, durante i dibattimenti, sottolinea lo scandalo di vederli falsati dal «terrorismo esercitato dalla difesa sulla intera città […] Dappertutto si vedono spioni col naso curvo che riferiscono ai rabbini ogni parola imprudente dei testimoni a carico che poi sono assaliti dalla difesa. Che spettacolo scandaloso!». [21] Scontato perciò il rigetto del verdetto di innocenza.
La spavalderia albertariana: una sfida e un’intervista
«L’Osservatore Cattolico», che si dimostra sdegnato ma non sorpreso dall’esito del dibattimento, si spinge fino a lanciare una scommessa [22]: offre 10.000 lire al «Corriere della Sera», che aveva negato potesse essersi trattato di omicidio rituale, qualora si rivelasse in grado di dimostrare la falsità del capo d’accusa. La sfida è praticamente ignorata dal «Corriere», che dedica pochissimo spazio alla polemica del giornale cattolico e si limita a pubblicare un telegramma da Berlino in cui si informa che la scommessa viene raccolta da Hermann Strack, «pronto a dimostrare l’empirismo e l’inesattezza dei 75 paragrafi proposti dall’Osservatore Cattolico» [23] (ossia della serie sulla Certezza del ritualismo). La vicenda però finisce sul nascere poiché Strack, che aveva lasciato all’«Osservatore» la scelta di tre giudici dalla comprovata fama scientifica, si vede proporre una rosa di papabili composta tutta da personaggi che esulano dalla sua definizione, e il cui denominatore comune è l’essere piuttosto di comprovate opinioni antisemite (tra loro addirittura il canonico Rohling e un ministro ortodosso, sindaco di Corfù ai tempi dell’accusa del sangue dell’anno precedente), e si rifiuta quindi di partecipare alla dimostrazione, a queste condizioni. Tuttavia, proprio in risposta alla provocazione del giornale milanese, il professore tedesco aggiorna e riedita nell’ottobre del 1892 il suo studio pubblicato l’anno prima, che diventerà, tradotto anche in inglese e in francese, un testo imprescindibile nella confutazione della menzogna.
Nell’articolo in cui Albertario, a causa dell’abbandono dell’avversario, dichiara definitivamente troncata la «questione Strack» (diversamente dalla «questione ebrea, che è del dominio universale»), ne approfitta per allargare la polemica a tutti i nemici della Chiesa – liberali, transigenti, massoni ed ebrei – che cercano invano di prevaricare i cattolici oppugnando la verità». [24]
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I funerali di don Davide Albertario nel settembre del 1902
Appena lanciata la sfida, nello stesso mese di luglio 1892, Albertario in persona rilascia un’interessante intervista sull’omicidio rituale all’«Italia del Popolo». [25] Un episodio, questo, poco conosciuto, accaduto in un periodo di forte protagonismo albertariano, che può gettare ulteriore luce sulle motivazioni e le convinzioni del sacerdote, rispetto alle quali le lettere autografe finora accessibili non offrono elementi utili di valutazione.
La prima domanda dell’intervistatore, Oreste Cipriani, riguarda la competenza richiesta per la prova, ossia la conoscenza del controverso Talmud. Albertario opera un cauto distinguo: se nel «campo ermeneutico», dell’interpretazione del Talmud, e delle prescrizioni che conterrebbe relative all’uso del sangue, Albertario ammette che non vi è accordo tra i teologi, anche cattolici (sebbene i «più competenti» sostengano che le contiene), nel «campo pratico» e «reale», si dichiara invece categoricamente sicuro che gli ebrei abbiano storicamente introdotto l’uso del sangue cristiano nei loro riti:
Io non ne dubito affatto. Per me questa delle uccisioni rituali è storia tanto certa come se si fosse compiuta sotto i miei occhi. Nessun dubbio tra i dotti su questo punto. Qui non c’è la divergenza teorica tra i cattolici, che esiste invece nell’interpretazione del Talmud. Ed è questa storia certa, questa tradizione viva, che nessuno può dimenticare nel leggere e interpretare ciò che può essere dubbio o equivoco nel Talmud.
È la linea che il giornale manterrà sempre nei confronti dell’accusa del sangue: è un dato di fatto storico, sotto gli occhi di tutti (di qui l’importanza degli elenchi più volte proposti dei tentati o avvenuti omicidi rituali), agli esperti il compito di dimostrare che si fonda sul Talmud, che tuttavia si ricorda essere un codice integrato da chiose tramandate oralmente, che quindi hanno lasciato poche tracce documentate.
Ricorda quindi gli «oltre 120 fatti storici» enumerati nello studio pubblicato dal suo giornale nei mesi precedenti, fatti «che nessuna quantità d’oro ebreo e nessun tribunale di Cleve potranno cancellare. […] la voce pubblica non riposò mai sulle decisioni assolutorie». Interrogato su quali siano le motivazioni che inducono gli ebrei all’omicidio rituale, Albertario si schermisce sostenendo che è molto complesso coglierle; tuttavia avanza alcune delle classiche ipotesi: il Talmud è stato interpretato come prescrivente l’uso rituale del sangue; gli ebrei nel dubbio che Gesù fosse davvero il Messia, cercano di assicurarsi almeno un po’ di sangue redento; gli ebrei si vendicano della diaspora, che li ha colpiti dopo il deicidio, sui seguaci di Cristo; gli ebrei praticano l’omicidio rituale in analogia al deicidio, per commemorarlo ripetendolo su chi può rappresentare Cristo.
L’intervistatore incamera impassibile, e solo alla fine domanda se Albertario non tema che possa sorgere una «lotta antisemitica» con «conseguenze dolorose» anche in Italia. Questa la risposta:
No. La lotta antisemitica è ben lontana dal mio pensiero. La questione è più scientifica che d’avversioni religiose. Se però pervenissi a far conoscere quali punti tengono gli ebrei di fronte ai cristiani, ne sarei lieto, non per assalire ed offendere, ma per presentare ai miei correligionari armi di difesa. Io non sento l’odio per nessuno, nemmeno verso gli ebrei.
Difesa quindi, difesa pratica, e non offesa… sostiene il sacerdote.
Pochi mesi dopo, in occasione dei risultati delle elezioni, il giornale milanese vanterà esplicitamente quello che considera un effetto pratico della sua propaganda, ossia la flessione dei voti liberali, nell’articolo intitolato I massoni e gli ebrei nelle elezioni:
Con piacere abbiamo constatato che la qualità di ebreo e di massone ha in molti collegi nauseato gli elettori. Bisogna insistere nel popolarizzare le notizie che fanno conoscere al popolo che cosa sieno gli ebrei ed i massoni. Essi sono liberali, si sa, ma tra i liberali hanno la parte del prepotente, di ficcanaso, di mettimale, di camorristi, e sono vincolati ad un giuramento che non permette loro di seguire nemmeno quel minimo rimasuglio di onestà naturale che sia sorvissuto alla iattura piena che di ogni moralità loro impone il cupo sinedrio che li governa. [26]
È un articolo che mostra chiaramente quale sia l’intento che sta alla base della propaganda del giornale: screditare il sistema politico liberale, smascherando «cosa sieno gli ebrei ed i massoni».
Alla controversia sorta tra Albertario e Strack e ai suoi strascichi sulla stampa italiana e tedesca, la «Scuola Cattolica» dedica sette lunghi articoli tra il settembre 1892 e l’agosto 1893, [27] molto probabilmente opera di Angelo Mauri, viste le iniziali presenti in calce a tutti i contributi, e considerando il fatto che egli collabora con entrambe le testate; egli è del resto – come abbiamo visto – uno dei colleghi che accompagnano Albertario in udienza presso Leone XIII ricevendone lodi e incoraggiamento. Si tratta di un resoconto fazioso, il cui intento, del tutto consonante con la visione di Albertario, è bene espresso dalle parole che chiudono l’ultima parte, [28] specialmente laddove si auspica che il giudaismo, che è una minaccia ai corpi, alle borse e all’anima dei popoli cristiani, venga combattuto «più praticamente»:
Credemmo utile fare la storia di questa vertenza, la quale interessò tanto la Germania e l’Italia. Né dall’una né dall’altra parte si è ancora pronunciata l’ultima parola; ma già fin da adesso si vede che l’orrenda favola, i semiti non la potranno distruggere. Illustri polemisti cattolici se ne occupano, e non tarderemo, crediamo, ancor molto tempo a vedere il risultato dei loro lavori. Intanto lasciamo pure da un canto la questione, e pensiamo, che il giudaismo invadente, aspetta d’essere più praticamente combattuto. Con la stampa, con l’usura, con la massoneria, con la scuola, con tutti i mezzi è il giudaismo, che oggi ci mette il piede sul collo. Affrontiamolo senza tregua e, riflettendo all’esiguità del suo numero, rammentiamoci che per popoli cristianamente liberi è delitto lasciarsi calpestare e soffocare da una stirpe che, senza frammischiarsi alla nostra nazionalità, restando ebrea e non altro che ebrea in Italia come in Francia, in Germania come in Russia, nell’antico e nuovo mondo, vuole in nome della patria, assorbire, assorbire e assorbire, se non sempre quello del nostro corpo, certo il sangue delle nostre borse e la virtù dell’anima nostra.
Si noti come ci si riferisce agli ebrei, indifferentemente, come «giudaismo», «semiti», «stirpe» («ebrea e non altro che ebrea»): una duttile confusione lessicale che si riscontra in tutti gli articoli della serie, e, più in generale, su tutta la stampa cattolica quando si occupa di “questione ebraica”.
Concludiamo con un’ultima citazione. A due anni dall’inizio della martellante campagna sull’omicidio rituale, nell’aprile del 1893, l’«Osservatore» dimostra di essere assolutamente fermo nelle sue opinioni; in uno dei molti articoli dedicati alla confutazione del libro di Strack – che si riduce a una riproposizione, ampiamente autoreferenziale, delle “prove storiche” dell’esistenza del delitto – si puntualizza ancora una volta il carattere meritorio della missione intrapresa contro gli ebrei, che si configura come un mezzo di “civilizzazione”:
L’opposizione al giudaismo che noi facciamo non ha nulla di comune con quello che dicesi in Germania antisemitismo. È antisemitismo il nostro, ma assolutamente alieno dalla violenza; noi ci limitiamo a dimostrare come il giudaismo, specialmente quello che si fonda sulla tradizione ebraica corrotta e sul Talmud, è essenzialmente nemico dei cristiani fino all’eccidio, e che gli eccidi sono realmente avvenuti; noi denunziamo il carattere camorristico degli ebrei, per cui e sostanze e potenza si appropriano con tutti i mezzi che vengono alla loro portata; abbiamo dimostrato che gli ebrei sono al servigio degli oppressori dei cristiani, e che ciò si verifica in ogni nazione. Senza legge morale, senza coscienza, dominati dall’avversione dei cristiani e dall’egoismo il più incorreggibile e che in loro è la norma unica di pensiero e d’azione, gli ebrei costituiscono il cancro della società. Ponendo sull’avviso i cristiani di questo stato di cose, compiamo un dovere; e nel compierlo abbiamo ben determinato di che non ci associamo all’antisemitismo di Stocker, di Ahlwardt, e nemmeno di Drumont. Desideriamo che i cristiani non si lascino ingannare; vedano come, per esempio, Crispi nella Riforma usa degli ebrei per oltraggiare i cattolici e gli ebrei sono felici di poterlo servire; desideriamo che gli ebrei si diportino da persone civili.
Esplicito, anche qui, il fine ultimo della polemica: denunciando il «carattere camorristico degli ebrei» e il loro contributo all’oppressione dei cristiani, si intende mettere sull’avviso questi ultimi del pericolo che corrono. Pericolo che può essere scongiurato solo sul piano politico, volendo escludere dall’orizzonte cattolico la violenza tipica di altri movimenti di «opposizione al giudaismo» verso cui tuttavia l’«Osservatore Cattolico» mantiene un atteggiamento ambiguo, oscillante tra la cauta presa di distanza e l’imitazione, come si vede proprio nell’uso dell’accusa del sangue e di un linguaggio molto aggressivo.
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Note
1 Ancora il rito di sangue ebraico, «L’Osservatore Cattolico», 17-18 maggio 1890, 2 (figura 3).
2 Il rito di sangue ebreo. Assassinio d’un fanciullo cristiano a Damasco, «L’Osservatore Cattolico», 14-15 maggio 1890, 2 (figura 4). In questo articolo – ed è significativo – si dà per scontato che i lettori colgano il riferimento alla precedente accusa del sangue verificatasi a Damasco, risalente al 1840 e relativa all’uccisione di un frate cappuccino piemontese, padre Tommaso da Calangiano, e del suo servitore [Frankel 1997]. Notevole anche l’insistenza con cui gli ebrei vengono in questo pezzo definiti aggressivi economicamente: «vampiri succhiatori cosmopolitici del sangue materiale e del sangue della proprietà e industria sociale».
3 Gli assassini rituali ebraici, «L’Osservatore Cattolico», 22-23 maggio 1890, 2.
4 Il culto ebreo di sangue, «L’Osservatore Cattolico», 27-28 febbraio 1889, 2.
5 Pietà… per gli ebrei!, «L’Osservatore Cattolico», 14-15 maggio 1891, 1-2. Opinioni ripetute anche l’indomani, quando si specifica che l’unica soluzione per porre fine alla violenza popolare (diretta conseguenza dell’aggressività ebraica) «sarebbe di porre un argine alle usure, ai monopolii, alle frodi, in cui gli ebrei diguazzano da cima a fondo. […] Ma di questo non si parla, ma tutta la pietà è pei malvagi che non potendo ripetere il deicidio assassinano i battezzati nel nome di Cristo, per obbligo, per rito! Pietà iniqua, pietà liberticida, se deve proteggere e sanzionare il misfatto!» (I fatti di Corfù, «L’Osservatore Cattolico», 15-16 maggio 1891, 2).
6 Anche il corrispondente berlinese dell’«Osservatore», qualche mese dopo rispetto all’articolo Pietà… per gli ebrei!, definirà lo Zar – nonostante sia uno “scismatico” – «padre caritatevole e coscienzioso», nonché esempio da seguire: «Volesse Dio che altri sovrani prendessero esempio dallo Czar, occupandosi della questione ebraica, della più bruciante che esista oggi in Europa!». Alessandro III «merita ogni lode se sfratta gli ebrei che corrompono e sfruttano il suo popolo in modo audace. È atto di carità il salvare il paese da questi pidocchi» (Lettere berlinesi, «L’Osservatore Cattolico», 14-15 ottobre 1891, 2).
7 La situazione a Corfù, «L’Osservatore Cattolico», 19-20 maggio 1891, 2. In questo articolo si minimizza, tra l’altro, la gravità delle violenze antiebraiche: le fonti ufficiali sono definite «i piagnucoloni narratori di disordini» che «senza esempio esagerano stomachevolmente, per ingannare l’opinione pubblica»; la situazione sarebbe insomma meno grave di come la descrivono «gli ebrei di religione e gli ebrei di contegno, spesso peggiori dei primi».
8 Il clero cattolico e gli ebrei, «L’Osservatore Cattolico», 25-26 maggio 1891, 1. Del resto, in questo articolo, si ricorda che «la Chiesa nel Venerdì santo prega anche pro perfidis Judaeis».
9 Non compare mai la firma in calce alle corrispondenze da Berlino e l’identità sembra essere tenuta accuratamente nascosta. Nel corso della controversia Albertario-Strack [vedi infra], quest’ultimo ipotizza che corrispondente dell’«Osservatore» sia uno degli esperti che Albertario chiama in causa, il «bibliotecario Weissbach», ossia l’assirologo Franz Heinrich Weissbach (1865-1944). Egli tuttavia è di stanza a Lipsia, mentre la rubrica si intitola Lettere berlinesi.
10 I delitti rituali di sangue, «L’Osservatore Cattolico», 21-22 agosto 1891, 2. I fatti di Corfù verranno nuovamente ricordati sull’«Osservatore» nel 1892 proprio dal corrispondente berlinese, cfr. Lettere berlinesi – L’uccisione rituale di Corfù, «L’Osservatore Cattolico», 24-25 maggio 1892, 1-2; e, tra giugno e luglio, in una serie di articoli – verosimilmente dovuti allo stesso pubblicista – sotto il titolo Memoriale delle cose israelitiche avvenute in Corfù nell’aprile 1891, «L’Osservatore Cattolico», 23-24 giugno 1892, 1-2 (prima puntata in cui tale memoriale è definito una «primizia preziosa che l’Osservatore Cattolico si compiace di poter presentare a’ suoi lettori», di cui si annuncia l’imminente riproduzione integrale in un libro a parte, insieme agli articoli sulla Certezza del ritualismo nelle uccisioni giudaiche); 24-25 giugno, 2; 25-26 giugno 1892, 2; 28-29 giugno 1892, 2; 30 giugno-1 luglio 1892, 2; 1-2 luglio 1892, 1-2; 4-5 luglio 1892, 2; 7-8 luglio 1892, 2; 9-10 luglio 1892, 1; 15-16 luglio 1892, 1-2.
11 Nuovo delitto rituale di sangue degli ebrei, «L’Osservatore Cattolico», 6-7 agosto 1891, 1.
12 Il resoconto, Lettere berlinesi – L’uccisione rituale di Xanten, appare in due puntate: «L’Osservatore Cattolico», 24-25 settembre 1891, 2, e 25-26 settembre 1891, 2; anticipato da brevi ragguagli mandati da Xanten (ivi, 1-2 settembre 1891, 2; 3-4 settembre 1891, 2; 9-10 settembre 1891, 2; 12-13 settembre 1891, 1).
13 Lettere berlinesi, «L’Osservatore Cattolico», 20-21 ottobre 1891, 2.
14 Corposa serie di articoli pubblicati dall’«Osservatore» tra il luglio 1890 ed il febbraio 1891, nei quali si raccoglie progressivamente una sorta di summa della propaganda antimassonica/antisemita in funzione politica di cui si fa portatore il giornale e che appaiono anche pubblicati in opuscolo, con lo stesso titolo, Tip. Degli Artigianelli: Milano 1891. Autore è presumibilmente il sacerdote Domenico Arnaldi [Di Fant 2005, 176n] e non Albertario stesso, come le iniziali inducono a supporre [Paoluzzi 2003, 141].
15 Vedi nota 3.
16 Le uccisioni rituali degli ebrei, «L’Osservatore Cattolico», 23-24 gennaio 1892, 1-2 (figura 6). Rivendicando una maggiore completezza rispetto al catalogo pubblicato nel 1890, si forniscono qui anche le fonti, che sono: il processo di Trento, le annate 1881-82 della «Civiltà Cattolica», le lettere al Toscanelli, e soprattutto l’opera Eine jüdisch-deutsche Gesandtschaft und ihre Helfer, pubblicata a Lipsia nel 1891da Carl Paasch, propagandista delle idee del Talmudjude, ricordato da G. L. Mosse [1991, 203], tra coloro che avendo preso in considerazione il genocidio come soluzione del problema ebraico, per ragioni di inattuabilità pratica ripiegavano sull’internamento e la deportazione in Nuova Guinea.
17 L’apprezzamento della «Kreuzzeitung», giornale degli ambienti conservatori e antiliberali protestanti edito a Berlino [Hartston 2005, 286-289] è riportato dalle Lettere berlinesi, «L’Osservatore Cattolico», 28-29 gennaio 1892, 1. La redazione vanta l’apprezzamento del catalogo e del proprio operato anche da parte del «Siglo Futuro» (cfr. trafiletto in calce a Certezza del ritualismo, VI puntata: 17-18 marzo 1892 cit.). Il giornale spagnolo, a sua volta, viene citato in relazione al caso del Niño de La Guardia, propagandato da padre Fidel Fita (cfr. Certezza del ritualismo, XIII puntata: 9-10 aprile 1892 cit.; e XIV puntata: 12-13 aprile 1892 cit.); sull’accusa del sangue in Spagna tra Otto e Novecento, cfr. Botti [1998].
18 Prete Davide Albertario, L’«Osservatore Cattolico» in Vaticano. Udienza privata di quasi un’ora, «L’Osservatore Cattolico», 7-8 marzo 1892, 1-2 (figura 8).
19 Un altro tentativo di assassinio rituale ebreo?, «L’Osservatore Cattolico», 5-6 aprile 1892, 1; Il fatto di Porto Said, «L’Osservatore Cattolico», 22-23 aprile 1892, 2; Nuovo tentativo d’assassinio rituale ebraico, «L’Osservatore Cattolico», 23-24 aprile 1892, 2, riproduzione di una corrispondenza da Costantinopoli all’«Osservatore Romano».
20 L’antisemitismo, «L’Osservatore Cattolico», 2-3 luglio 1892, 1 (figura 9). Se qui si commenta l’antisemitismo di matrice ortodossa e protestante, non meno positivo e assolutorio sarà il giudizio espresso sulle violenze antisemite in Francia e in Algeria, che durante l’affaire Dreyfus coinvolgeranno in prevalenza cattolici [Di Fant 2002, 105 ss.].
21 Il processo di Cleve, «L’Osservatore Cattolico», 9-10 luglio 1892, 2.
22 10000 franchi al «Corriere della Sera», «L’Osservatore Cattolico», 13-14 luglio 1892, 1-2.
23 Recentissime telegrafiche – Un arbitrato proposto all’Osservatore Cattolico, «Corriere della Sera», 23-24 luglio 1892, 3.
24 Una questione troncata, «L’Osservatore Cattolico», 27-28 agosto 1892, 1 (figura 10). Cfr. anche Guerra alla fede, «L’Osservatore Cattolico», 31 agosto-1 settembre 1892, 1, articolo molto violento contro la «Tribuna», «giornale del giudaismo e della massoneria, le due tiranne del nostro secolo, le idre che tutto avvincono e tutto strozzano», che avrebbe bandito «la guerra formale alla religione dello Stato e del paese».
25 Un’intervista con don Davide Albertario circa la sua scommessa sulle atrocità rituali degli ebrei, «Italia del Popolo», 24-25 luglio 1892, 1-2 (figura 1). L’intervista appare anche sull’«Osservatore» con il titolo Il rito di sangue ebraico, «L’Osservatore Cattolico», 25-26 luglio 1892, 2. Sempre sul giornale di Papa [vedi “L’Italia del Popolo”], viene pubblicata una lettera «semi-feroce» di Albertario, scritta dopo il ritiro di Strack dalla scommessa: Cronaca di Milano. La scommessa fra don Davide Albertario e il berlinese Strack, «Italia del Popolo», 30-31 luglio 1892, 2 (figura 2).
26 I massoni e gli ebrei nelle elezioni, «L’Osservatore Cattolico», 14-15 novembre 1892, 1.
27 M. A. P., Il delitto di Xanten e la vertenza Albertario-Strack sulle uccisioni rituali giudaiche, «Scuola Cattolica», serie II, anno II, volume IV, settembre 1892, 248-262; ottobre 1892, 372-379; novembre 1892, 437-447; dicembre 1892, 536-546; serie II, anno III, volume V, gennaio 1893, 79-83; aprile-maggio 1893, 440-447; serie II, anno III, volume VI, luglio e agosto 1893, 164-167. La minuziosa ricostruzione operata dalla «Scuola Cattolica», completa di rassegna stampa tedesca e italiana, riceve l’approvazione dell’«Osservatore»: essa è stata scritta «con esemplare fedeltà di cronista» da «persona amica e versatissima» (cfr. La nostra polemica sul ritualismo nelle uccisioni giudaiche e il prof. Ermanno Strack, «L’Osservatore Cattolico», 1-2 aprile 1893, 1-2).
28 M. A. P., Il delitto di Xanten cit., VI. Il libro di Strack – Conchiusione, «Scuola Cattolica», serie II, anno III, volume VI, luglio e agosto 1893 cit., 167. All’inizio della serie, d’altronde, si era esplicitamente definita «nobile» la «causa dell’antisemitismo» specificando: «nobile, diciamo, quando l’antisemitismo si prenda nel suo vero senso» (M. A. P., Il delitto di Xanten cit., «Scuola Cattolica», serie II, anno II, volume, IV, settembre 1892, 261-262).