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Incoronazione della Vergine, olio su tela (176x134 cm) realizzato tra il 1641 ed il 1644 circa dal pittore Diego Velázquez (Museo del Prado)

Il Vaticano ha negato a Maria i suoi titoli ma promuove il femminismo distorcendo la Parola di Dio. L’attacco all’uomo e alla donna

In una nota dottrinale, Mater Populi Fidelis, pubblicata il 4 novembre 2025, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha affermato che nessun essere umano può dispensare la grazia, neppure la Madre di Dio.

Con questo atto senza precedenti, la Santa Sede ha dichiarato “inappropriato” chiamare la Beata Vergine Maria Corredentrice o Mediatrice di tutte le grazie, cancellando così in un colpo solo secoli di Tradizione della Chiesa Cattolica e i titoli attribuiti a Maria da molti Santi e Pontefici.

L’avvenimento risale all’anno scorso e se non ha trovato spazio su questo blog, non è stato per dimenticanza o superficialità. Le affermazioni – come si intuisce – sono molto gravi; tuttavia nel novembre dell’anno scorso altri fatti personali, non necessariamente più importanti ma più urgenti, hanno prepotentemente distolto la mia attenzione dalla pubblicazione di una articolo su questa nota dottrinale.

Tutto era rimasto dunque sospeso, in attesa di rimediare all’arrivo del momento giusto, considerando l’importanza dell’argomento e le ultime novità che sono giunte dal Vaticano.

Le voci autorevoli di dissenso levatesi nell’immediato della pubblicazione della Mater Populi Fidelis –  ma anche successivamente – sono state molteplici. Una fra queste è stata la voce del Vescovo Ausiliare di Astana, Mons. Athanasius Schneider.

 

Il Vescovo Schneider: Santi e Dottori della Chiesa Cattolica hanno affermato Maria Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie

Ecco cosa scrive in un saggio apparso – con il suo consenso – su LifeSiteNews pochi giorni dopo la pubblicazione della nota dottrinale da parte del Vaticano.

«Nel corso del tempo, il Magistero Ordinario, insieme a numerosi Santi e Dottori della Chiesa, ha insegnato le dottrine mariane della Corredenzione e della Mediazione, utilizzando tra le altre espressioni i titoli specifici di “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le grazie”.

Di conseguenza, non si può sostenere che il Magistero Ordinario, insieme ai Santi e ai Dottori della Chiesa nel corso dei secoli, abbia potuto sviare i fedeli attraverso un uso costantemente inappropriato di questi titoli mariani. Inoltre, nel corso dei secoli, questa dottrina mariana e l’uso di questi titoli hanno espresso anche il sensus fidei, il senso di fede dei fedeli. Pertanto, aderendo all’insegnamento tradizionale del Magistero Ordinario riguardo alla Corredenzione e alla Mediazione, e riconoscendo la legittimità dei titoli di “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le grazie”, i fedeli non si allontanano dalla retta via della fede né da una sana e consapevole pietà verso Cristo e sua Madre.

Nella Chiesa primitiva, Sant’Ireneo, Dottore della Chiesa del II secolo, pose le basi essenziali per le dottrine mariane della Corredenzione e della Mediazione, che sarebbero state poi sviluppate da altri Dottori della Chiesa e dal Magistero Ordinario dei Pontefici Romani. Egli scrisse: “Maria, prestando obbedienza, divenne causa di salvezza, sia per se stessa che per l’intero genere umano”. [1]

Tra le numerose affermazioni del Magistero Ordinario dei Papi riguardanti le dottrine mariane della Corredenzione e della Mediazione, e i corrispondenti titoli “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le grazie”, si può citare in primo luogo l’enciclica Adjutricem Populi di Papa Leone XIII, nella quale egli si riferisce alla Madonna come cooperatrice nell’opera della Redenzione e come dispensatrice della grazia che da essa scaturisce. Scrive: “Colei che è stata così intimamente associata al mistero della salvezza umana  è altrettanto  strettamente associata alla distribuzione delle grazie che per sempre scaturiranno dalla Redenzione ”. [2]

[…]

Papa San Pio X ha offerto una succinta esposizione teologica della Corredenzione nella sua enciclica Ad Diem Illum, insegnando che in ragione della sua maternità divina, Maria merita nella carità ciò che solo Cristo, in quanto Dio, merita per noi nella giustizia più rigorosa – vale a dire la nostra redenzione – e che ella è dispensatrice di tutte le grazie. Egli scrive:

Quando giunse l’ora suprema del Figlio, accanto alla Croce di Gesù stava Maria, sua Madre, non solo intenta a contemplare il crudele spettacolo, ma gioendo che il suo Unigenito Figlio fosse offerto per la salvezza dell’umanità, e partecipando così pienamente alla sua Passione che, se fosse stato possibile, avrebbe volentieri sopportato tutti i tormenti che suo Figlio sopportò. E da questa comunione di volontà e sofferenza tra Cristo e Maria ella meritò di diventare degnamente la Riparatrice del mondo perduto e la Dispensatrice di tutti i doni che il nostro Salvatore ha acquistato per noi con la sua Morte e il suo Sangue. […] Poiché Maria porta tutto su di sé in santità e unione con Gesù Cristo, ed è stata associata da Gesù Cristo all’opera della redenzione, ella merita per noi de congruo, nel linguaggio dei teologi, ciò che Gesù Cristo merita per noi de condigno, ed ella è la suprema Ministra della distribuzione delle grazie. […] È stato concesso all’augusta Vergine di essere la potentissima Mediatrice e avvocata del mondo intero con il suo Divin Figlio. La fonte, dunque, è Gesù Cristo. Ma Maria, come giustamente osserva San Bernardo, è il canale (Sermo in Nativitate Beatae Mariae Virginis: De aquaeductu, 4); o, se preferite, la parte connettiva la cui funzione è quella di unire il corpo alla testa e di trasmettere al corpo le influenze e le volizioni della testa – intendiamo il collo. Sì, dice San Bernardino da Siena, «lei è il collo del Nostro Capo, mediante il quale Egli comunica al Suo corpo mistico tutti i doni spirituali» (Quadragesimale de Evangelio aeterno, Sermones X., a. 3, c. 3). [4]
Allo stesso modo, Papa Benedetto XV insegna: “Unendosi alla Passione e alla morte del Figlio suo, ella soffrì come se morisse… per placare la giustizia divina, per quanto era in suo potere, sacrificò il Figlio suo, tanto che si può dire a ragione che ella, insieme a Cristo, redense il genere umano”. [5] Questo è l’equivalente del titolo di Corredentrice.

Papa Pio XI afferma che, in virtù della sua intima associazione con l’opera della Redenzione, Maria meriti a pieno titolo il titolo di  Corredentrice. Scrive: “Per necessità, il Redentore non poteva non associare la sua Madre alla sua opera. Per questo la invochiamo con il titolo di Corredentrice. Ella ci ha dato il Salvatore, lo ha accompagnato nell’opera della Redenzione fino alla Croce stessa, condividendo con lui i dolori dell’agonia e della morte in cui Gesù ha consumato la Redenzione dell’umanità”. [6]

Nella sua enciclica Mediator Dei, Papa Pio XII sottolinea l’universalità del ruolo di Maria come dispensatrice di grazia, affermando: “Ella ci dona suo Figlio e con Lui tutto l’aiuto di cui abbiamo bisogno, perché Dio ha voluto che avessimo tutto per mezzo di Maria” (San Bernardo). [7]

Papa San Giovanni Paolo II ha ripetutamente affermato la dottrina cattolica del ruolo di Maria nella Redenzione e nella mediazione di tutte le grazie, impiegando i titoli di “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le grazie”. Per citarne solo alcuni, ha detto: “Maria, pur concepita e nata senza la macchia del peccato, ha partecipato in modo mirabile alle sofferenze del suo divino Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità.” [8]“In realtà, il ruolo di Maria come Corredentrice non cessò con la glorificazione di suo Figlio.” [9]”Ricordiamo che la mediazione di Maria è essenzialmente definita dalla sua maternità divina. Il riconoscimento del suo ruolo di mediatrice è inoltre implicito nell’espressione ‘nostra Madre’, che presenta la dottrina della mediazione mariana ponendo l’accento sulla sua maternità. Infine, il titolo ‘Madre nell’ordine della grazia’ spiega che la Beata Vergine coopera con Cristo nella rinascita spirituale dell’umanità”. [10]

Riguardo alla verità trasmessa dal titolo mariano di Mediatrice di tutte le grazie, Papa Benedetto XVI ha insegnato: “La Tota Pulchra, la Vergine Purissima, che concepì nel suo grembo il Redentore dell’umanità e fu preservata da ogni macchia di peccato originale, vuole essere il sigillo definitivo del nostro incontro con Dio nostro Salvatore. Non c’è frutto di grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione della Madonna”. [11]

[…]

Il termine  Corredentrice, che di per sé denota una semplice cooperazione nella Redenzione di Gesù Cristo, ha, per diversi secoli, nel linguaggio teologico e nell’insegnamento del Magistero Ordinario, portato il significato specifico di una cooperazione secondaria e dipendente. Di conseguenza, il suo uso non pone serie difficoltà, purché sia ​​accompagnato da espressioni chiarificatrici che sottolineano il ruolo di Maria come secondaria e dipendente in questa cooperazione. [13]

Tenendo presente l’insegnamento sul significato e sull’uso corretto dei titoli Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, come costantemente presentato dal Magistero ordinario e sostenuto da numerosi Santi e Dottori della Chiesa per un considerevole arco di tempo, non vi è alcun rischio serio nell’impiegare questi titoli in modo appropriato. Infatti, essi sottolineano il ruolo della Madre del Redentore, che, in ragione dei meriti del Figlio, è “unita a Lui da un legame stretto e indissolubile”, [14] ed è quindi anche la Madre di tutti i redenti. [15] […]»

Così Mons. Schneider nel suo saggio apparso anche su Substack di Diane Montagna. Schneider ci fornisce esempi dettagliati su come la Tradizione unanime della Chiesa Cattolica insieme ai pronunciamenti dei Pontefici nel corso dei secoli, abbiano attribuito a Maria quegli stessi titoli che adesso, immotivatamente, Le vengono negati.

 

“Corredentrice”: I teologi sollecitano il Vaticano ad affrontare le preoccupazioni relative al documento mariano

Come ha riportato Sabino Paciolla nel suo blog, «in un articolo scritto da Edward Pentin, pubblicato su National Catholic Register, viene riportato che la Commissione Teologica dell’Associazione Mariana Internazionale (IMA), composta da Cardinali, Vescovi e oltre quaranta teologi e mariologi di fama internazionale (tra cui Scott Hahn, Mark Miravalle e Michael Sirilla), ha inviato il 19 marzo 2026, Solennità di San Giuseppe, una lettera aperta al Cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF). La lettera, resa pubblica nella festa dell’Annunciazione, esprime “profonda delusione” per il silenzio persistente del Vaticano di fronte alle critiche dettagliate rivolte alla nota dottrinale Mater Populi Fidelis, pubblicata il 4 novembre 2025.

Il documento vaticano sottolinea che l’unica cooperazione di Maria alla salvezza è interamente dipendente e subordinata all’unica mediazione e al sacrificio redentore di Cristo. Respinge qualsiasi formulazione che possa offuscare questa asimmetria e giudica i titoli di “Corredentrice” e certi usi di “Mediatrice di tutte le grazie” teologicamente e pastoralmente ambigui, scoraggiandone l’impiego in documenti ufficiali, nell’insegnamento e nella liturgia, pur senza negare le verità che intendono esprimere.

I mariologi dell’IMA temono che tale approccio adotti una visione minimalista del ruolo di Maria, rischiando di indebolire la devozione popolare e di chiudere la porta a possibili nuovi dogmi mariani dopo decenni di studi. Nel loro commento di 23 pagine pubblicato l’8 dicembre 2025 (festa dell’Immacolata Concezione), la Commissione ha individuato numerose omissioni, minimizzazioni e, in alcuni casi, vere e proprie contraddizioni rispetto agli insegnamenti mariani preconciliari e postconciliari, inclusi quelli del Concilio Vaticano II. Hanno quindi chiesto chiarimenti e correzioni per garantire un’ermeneutica di continuità nel Magistero mariano.

[…]

La Commissione sottolinea di aver agito nello spirito di un dialogo sinodale rispettoso, in adempimento al dovere dei teologi indicato dall’istruzione Donum Veritatis (1990) di segnalare alle autorità magisteriali le dottrine problematiche. Conclude chiedendo una risposta ufficiale al proprio commento e alle petizioni dei fedeli di tutto il mondo sulle carenze del documento. Al momento della pubblicazione della lettera, il cardinale Fernández non aveva ancora risposto alle richieste».

Inoltre, secondo quanto ha riportato nel novembre dello scorso anno LifeSiteNews, Padre Charles Murr ha condannato la decisione come una concessione ecumenica ai protestanti che mina l’identità stessa della Chiesa Cattolica. I critici sostengono si tratti dell’ultimo episodio di una lunga tendenza a sminuire la devozione a Maria in nome dell’unità.

 

La rivista de L’Osservatore Romano e il tradimento della Scrittura: il demonio e la donna derivata dalla costola di Adamo

“Donne Chiesa Mondo”, la rivista de L’Osservatore Romano curata da Rita Pinci e approvata da Leone XIV, è incentrata interamente sulle donne.

La rivista ha pubblicato una serie di articoli che smantellano la dottrina cattolica tradizionale sul diavolo, il peccato originale e il rapporto tra teologia e Magistero. Un’autrice ridefinisce il male come conseguenza psicologica di un’“educazione patriarcale e misogina”, sostenendo che “cultura, educazione, responsabilità, etica ed empatia” siano gli unici rimedi, non Gesù Cristo. Un altro articolo afferma che l’immagine di Eva tratta dalla costola di Adamo sia all’origine della “subordinazione femminile”.

LifeSiteNews scrive: “Il Vaticano sta promuovendo una revisione teologica radicale in chiave femminista, sostituendo la realtà del diavolo con costrutti psicologici e Cristo con soluzioni umane. Il giornale ufficiale del Papa pubblica eresie, e ci si aspetta che i fedeli le accettino”.

Accuse molto gravi che la rivista cattolica tradizionalista ha lanciato contro il Vaticano.

Basterà leggere l’articolo pubblicato nel mese di luglio da “Donne Chiesa Mondo”, che tratta ancora de “il serpente, la donna e il frutto ” (cfr. Gen 3,1-24), per verificare di persona la veridicità delle affermazioni di LifeSiteNews.

Ne riporto qui uno stralcio molto significativo: «Eppure, nell’antico mito biblico che viene chiamato della Caduta non c’è nessun diavolo, nessuna potenza divina di cui gli umani sarebbero succubi […]».

 

Wilhelm Marstrand (Copenaghen 1810 – 1873): Adamo ed Eva. Penna ad inchiostro bruno su carta, mm. 175 x 132


Ci risiamo. Ancora una volta il tentativo sotteso rimane quello di convincere, far penetrare nella mente dell’uomo di oggi che l’esistenza del demonio sia solo il frutto malato della sua mente.

Già Papa Paolo VI aveva fatto le spese di questo tentativo ormai ossessivo da parte delle élite, convintamente sataniste, di riuscire a cancellare il diavolo dai pensieri di ogni uomo. Così come esse vogliono cancellare la realtà del peccato.

“I cattolici devono capire che non esistono buoni e cattivi che andranno all’inferno”: queste le affermazioni deliranti di Luca Zaia nel corso di un’intervista a Repubblica di inizio settembre.

I fedeli più attenti avranno notato come, sempre più spesso, molti parroci durante le loro omelie stiano tagliando fuori la realtà dell’inferno. Malgrado tutta la Sacra Scrittura in modo concorde non lasci alcun dubbio sulla certezza del giudizio divino e sull’inflizione della pena.

Il Vangelo di Matteo al capitolo 25 è il passo più eloquente in proposito: nel giudizio finale il Figlio dell’uomo maledice coloro che non hanno avuto amore per il prossimo (cfr. Mt 25,41). Molto diversamente da quanto viene scritto in Genesi 3,14 dove Dio maledice il serpente ma non maledirà l’uomo malgrado il suo peccato (cfr. Gen 3,16 ss.)

Ma risulta assai più comodo costruire una chiesa dove il peccato non c’è e l’inferno non esiste.

E dove ovviamente il demonio non esiste. Una bella chiesa dove tutti possono fare quel che vogliono, perché “Dio alla fine perdonerà tutti”.

Nessuna certezza della pena per i peccati commessi contro il prossimo, e quindi nessuna carità, poiché la giustizia è la forma minima della carità.

Peccato, è proprio il caso di usare questo termine, che questa non sia affatto la Chiesa di Gesù Cristo.

E’ l’immagine invece della falsa “chiesa stravagante” costruita dagli uomini, annunciata dalla beata Emmerick e rispondente ai criteri della massoneria.

Ricordo qui le parole di Vittorio Gorresio, in un dibattito ospitato dall’Espresso del 2 settembre 1973 e intitolato “Processo a Paolo VI”, dove egli riassumeva a suo giudizio la sua tesi del “fallimento” del Romano Pontefice:

«I dieci anni di pontificato di Paolo VI sono un ininterrotto tentativo di stabilire un dialogo con il mondo contemporaneo. Questo dialogo Paolo VI non ha saputo stabilirlo. Neppure può dirsi riuscito il suo tentativo di allargare il discorso a tutto il cosiddetto terzo mondo, attraverso i grandi viaggi che il papa ha compiuto. Questi fallimenti si spiegano soprattutto così: nonostante il suo desiderio di avvicinarsi all’uomo di oggi ed alla parte di mondo che non è nemmeno cristiana, Paolo VI si dimostra ancorato a una concezione religiosa che il mondo contemporaneo ormai non accetta più: cioè, in una parola, alla credenza del diavolo, di cui egli ha parlato in un discorso che ha suscitato aspre polemiche in tutto il mondo».

Vittorio Gorresio è autore del libro Il papa e il diavolo, Milano, 1973.

Dunque, per Gorresio, già oltre cinquant’anni fa, il male non scaturisce dalla presenza reale del diavolo, la cui credenza è solo il frutto di fantasie ataviche.

Il male, per il Vaticano, scaturisce invece dalla colpa che l’uomo, il maschio, deve necessariamente rimproverarsi: l’aver ricevuto “un’educazione patriarcale e misogina”.

Un fatto qui è certo: la misoginia è uno dei motivi dominanti con cui le élite sataniste e pedofile hanno indotto e cavalcato fin dal secolo scorso un certo malcontento femminile. Il femminismo, storicamente emerso con prepotenza sul finire degli anni Sessanta, ci ha abituato a donne scalmanate che gridano i loro diritti.

Ma se si va a ben scavare, il “diritto” riconosciuto alle donne alla fine è uno solo: il “diritto a uccidere la vita” nel proprio grembo. Anche a costo di ingurgitare pericolosi farmaci che potrebbero indurre gravi danni alla salute. Ma certamente studiati ad hoc dalle case farmaceutiche apposta per le donne, meglio se giovanissime.

Degli altri diritti negati, il femminismo non parla affatto. Non si interessa.

Nessuna solidarietà a tutte quelle donne che sono davvero vittime di abusi o di stupri. O di discriminazione reale.

Ma non c’è da stupirsi, considerato che sotto l’euforia femminista, il vociare sguaiato, siano nascosti i finanziamenti di George Soros da non so quanti anni.

Il Vaticano dovrebbe saperlo bene, tuttavia sostiene questa falsa narrativa con un giornale dedicato, pronto ad accusare gli uomini occidentali di “patriarcato”, visto come il male assoluto, e pronto a sostenere una falsa narrativa dove, sotto sotto, giace il gravissimo peccato dell’aborto.

Il peccato, se ancora ci è permesso di usare questo termine, prima che qualche teologo lo definisca arcaico e fuori moda, non è più il rifiuto di Cristo e di quello che implica la Sua accoglienza nella vita cristiana.

No, il “peccato” di oggi è il patriarcato e la misoginia.

Ma non basta ancora. Perché il giornale ufficiale vaticano, approvato dal Pontefice, con la sua rivista mensile al “femminile” è giunto ormai fino al punto di permettere che venga distorta la Sacra Scrittura.

D’altronde, questa Chiesa sa il fatto suo. Come un giorno mi disse indispettito un prelato, additando il Messale che stringevo in mano: “Non è la Scrittura che conta, conta quello che dicono i Vescovi!”

Siamo nel delirio del COVID, ma non è questo il punto fondamentale. Il punto è che la gerarchia della Chiesa pretenderebbe incondizionata obbedienza ma soprattutto pretenderebbe di sostituirsi alla Parola di Dio, alla quale invece deve – lei per prima – totale obbedienza. E sottomissione.

“Ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”, scriveva San Girolamo, Padre e Dottore della Chiesa.

Così il mensile delle donne ci prende gusto a distorcere i primi capitoli della Genesi.

Evidentemente non sanno quello che fanno. Distorcere i primi capitoli della Genesi sostenendo che sarebbero all’origine della subordinazione della donna all’uomo, non è solo ignoranza. E’ molto più grave: siamo al tradimento della Parola di Dio.

 

La costola di Adamo e la creazione della donna

Il capitolo 2 della Genesi rimane senz’altro uno dei più belli e toccanti di tutto l’Antico Testamento. Il culmine di quello che in fondo si potrebbe considerare anche un inno alla donna si raggiunge al versetto 23:

«Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa.

La si chiamerà iššāh perché da iš è stata tolta».

La corretta interpretazione del versetto 23 è il riconoscimento dell’uguale dignità tra uomo e donna. L’accento viene posto sull’assonanza in ebraico tra iššāh e iš.

Inoltre, al versetto 23 viene usata una forma impersonale per sottolineare il fatto che adesso l’uomo non impone il nome alla donna, come invece era avvenuto per gli altri animali (cfr. Gen 2,19).

E’ l’inno di giubilo dell’uomo, che infine trova qualcuno che gli stia di fronte. La traduzione CEI ’74 recita “simile”, quella del 2008 recita “che gli corrisponda”; ma a mio avviso entrambe le traduzioni non rendono fino in fondo il significato del testo originale.

Chi, come me, ha avuto la fortuna di ascoltare la spiegazione di questo passo proprio da una donna, e per di più di grande valore, come la Prof.ssa Silvana Manfredi, prematuramente scomparsa, ha potuto cogliere fino in fondo tutte le sfumature dell’originale biblico, che purtroppo non possono venire rese dalla traduzione italiana.

Qui sottolineiamo come la costola, che da una lettura evidentemente ignorante e frettolosa sembra essere solo un mero derivato dell’uomo, rivesta invece un significato profondo.

Se deciderete di effettuare una ricerca sul web, con argomento “la costola tratta da Adamo addormentato”, constaterete che tutte le voci indistintamente e senza eccezioni si limitano a far derivare il termine italiano costola dall’ebraico: tz’ela’ che significa letteralmente “lato o fianco”.

La donna dunque è stata creata non dalla testa dell’uomo, né dai piedi ma dal fianco, perché fosse un aiuto che gli stia di fronte, faccia a faccia, in pari dignità.

Ma come già detto, è presente un significato ancora più profondo, che nessuno però riporta o anche solo accenna.

La pari dignità fra uomo e donna era già stata posta bene in evidenza dall’autore sacro già nei versetti precedenti: «E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile“» (Gen 2,18), ovvero che gli stia di fronte.

E allora il nostro autore sacro qui ha anche un altro intento e sta per dirci qualcosa di veramente nuovo.

Per capire a fondo, dobbiamo far riferimento al Vicino Oriente Antico come l’ambiente vitale dove ebbero origine questi scritti: se si osserva bene la forma di una costola umana, si scopre che essa si avvicina all’immagine della luna vista dalla terra. Nel Vicino Oriente Antico, la luna era una divinità legata alla fecondità.

Inoltre, alla fine del secolo scorso è stato scoperto come in lingua sumera lo stesso segno idiografico indichi due significati al tempo stesso: costola e vita. Il segno, traslitterato in italiano, è ti.

La lingua sumera era parlata nella Mesopotamia meridionale almeno dal IV millennio a. C. ed è la prima lingua scritta che si conosca.

Infine il termine composto nin-ti in sumero è formato da nin=signora e ti=vita.

Da quanto emerge, allora, l’intento del nostro autore sacro è mettere chiaramente in luce come donna e vita siano unite da un legame indissolubile per volontà dello stesso Creatore. Legame che non trova pari.

Così il secondo racconto della creazione di Genesi, complementare con il primo (cfr. Gen 1), si conclude con l’inno di giubilo dell’uomo, che rappresenta l’apice della creazione.

 

Un modello tridimensionale della seconda costola umana: si noti la somiglianza con uno spicchio di luna visto dalla terra


L’identità del serpente tentatore

E’ proprio Genesi 3 che dirà al versetto 1, per bocca del serpente: “E’ vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”.

Possiamo chiederci chi sia qui il serpente, che emerge come elemento perturbatore: è di certo una creatura di Dio. Nell’Antico Testamento, precisamente nel libro della Sapienza, capitolo 2, versetto 24, viene affermato: «Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo».

Questa interpretazione passerà nel Nuovo Testamento.

Il serpente antico, il diavolo, distorce volutamente la Parola di Dio, allo scopo di ingannare l’uomo e la donna. E che si tratti proprio del diavolo lo indica chiaramente la sua presentazione, che è anche il suo emblema, allora come ancora adesso: la menzogna.

Senza contare che la rivista dell’Osservatore Romano, quando afferma: “non c’è nessun diavolo”, nega anche il Libro dell’Apocalisse. Infatti i primi capitoli del libro della Genesi e il libro dell’Apocalisse sono uniti da molti punti comuni. Vi è una grande inclusione fra l’inizio della Bibbia e la sua fine.

Al capitolo 12, non a caso subito dopo la visione della Donna vestita di sole, viene scritto al versetto 3: «Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi». Ancora al versetto 9: «Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli». Si parla qui senza ombra di dubbio del serpente antico in riferimento a Genesi 3,1.

Tuttavia, nell’antichità esistevano già molte interpretazioni riguardo il serpente.

Nella tradizione ebraica il serpente indicava l’astuzia. In Egitto, l’animale indicava vita e sapienza. Nella terra di Canaan, il serpente veniva considerato animale divino, immortale; purché non morisse di morte violenta: ecco perché nella Sacra Scrittura si fa menzione di “schiacciare la testa al serpente”.

Il serpente veniva considerato dunque una divinità che arrecava benessere e vita. Ma anche capace di suscitare la curiosità umana.

Infatti è propria della natura umana la tendenza ad oltrepassare se stessa: tale tendenza può essere legittima quando cerca di raggiungere nuove mete, ma si trasforma in tentazione quando pone in discussione i limiti della sua stessa natura, scorgendo la vita laddove in realtà è presente la morte.

Secondo il biblista Gerhard von Rad, non è affatto un caso se ad essere tentata dal serpente sia stata proprio la donna: essa è legata in modo particolare alla vita e, dunque, è anche la prima a subire la tentazione del serpente.

Ma se il capitolo 2 della Genesi è un inno alla vita, il capitolo seguente è legato invece alla morte.

Se l’uomo accoglie la Parola di Dio, accetta anche la sua origine di creatura. Diversamente, potrà anche decidere di oltrepassare i propri limiti: ma quest’atto non si tradurrà necessariamente in favore dell’uomo. Non sono l’uomo o la donna infatti ad essere all’origine della vita, benché la loro tentazione sia quella di “prendere il posto di Dio”.

E’ questa la traduzione letterale del versetto 5 (cap. 3), che la Conferenza Episcopale Italiana traduce con “diventerete come Dio” nella versione del 1974, e “sareste come Dio” nella versione del 2008.

L’Onnipotente decreterà, dopo il peccato di disobbedienza alla Sua Parola commesso da Eva, ingannata dal diavolo, e conseguentemente quello di Adamo, che segue la moglie:

«Io porrò inimicizia fra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno.» (Gen 3,15)

Se è senz’altro vero che a schiacciare la testa al demonio sarà la stirpe della donna e non la donna stessa, questa vittoria non potrà avvenire senza di lei.

Da notare qui come lo “schiacciare la testa” al serpente faccia riferimento alla sua morte violenta e indica che, alla fine, la tentazione verrà vinta definitivamente.

La discendenza della donna sarà il nuovo e perfetto Adamo, che è Gesù Cristo.

 

La nuova Eva

E da quel momento in poi il demonio odierà la donna tentando di ucciderla senza però riuscirvi, perché Ella gode della protezione dell’Onnipotente (cfr. Ap 12,13). Si potrebbe ancora indagare sull’enorme profondità della Scrittura, ma ci limitiamo a ricordare come il passo si ricolleghi ad Apocalisse 12 e alla Donna vestita di sole.

 

Bartolomé Esteban Murillo: Immacolata Concezione di Aranjuez (1675 ca.), Museo del Prado, Madrid


Si spiega bene così l’odio per Maria delle élite sataniste e il tentativo di delegittimarla privandola dei suoi titoli, servendosi della falsa chiesa. Nel distorcere la Sacra Scrittura viene negato quel legame indissolubile ed essenziale tra Donna e Vita. Questo atto, di per sé gravissimo, ci porta diritti all’attacco sferrato contro Maria e alla negazione del titolo di Corredentrice.

Maria, nuova Eva, ha liberamente accettato il compiersi della volontà di Dio annunciata per mezzo dell’Arcangelo Gabriele, permettendo così l’Incarnazione.

Non era un atto scontato: il suo rifiuto avrebbe cambiato per sempre le sorti dell’umanità intera.

Ed è nella Sua apertura incondizionata alla Vita che Maria coopera con il Creatore, rendendo possibile la salvezza.

Ma i protestanti negano questa evidenza ormai da molti secoli: sarà Papa V nel 1569 a definire la questione chiudendo la disputa tra cattolici e protestanti con una bolla: il Figlio schiaccia la testa al serpente con l’aiuto della Vergine Madre.

Il Caravaggio ci ha lasciato uno splendido affresco in proposito e recentemente abbiamo avuto occasione di ricordarlo.

La disputa tra cattolici e protestanti non si è mai veramente conclusa, dato che ancora oggi coloro che si definiscono come “cattolici” stanno accettando le posizioni dei protestanti. Il fatto divenuto gravissimo è che a far questo non sono dei fedeli isolati ma tutta la Chiesa di Roma. La quale, secondo le parole preannunciate dalla Madonna a La Salette, si sta trasformando sempre più in Chiesa delle tenebre.

 

L’attacco sferrato a Maria cela anche un attacco contro tutte le donne

Ma se Maria è per eccellenza la Donna del sì alla Vita, tutte le donne rimangono legate inscindibilmente con essa. La capacità di essere madri è un potere che la falsa chiesa e soprattutto le élite e la massoneria odiano.

La odiano perché sanno bene che tale potere enorme è alla base della famiglia, della società, dell’esistenza del mondo stesso così come lo conosciamo. Anche le donne che, per mille motivi, non sono o non potranno essere madri, conservano comunque il compito affidato loro dal Creatore di tutelare la vita. Potremmo anche dire, di custodirla.

Così l’attacco sferrato contro Maria si rivela anche un attacco rivolto contro tutte le donne. Lo scopo nascosto delle élite aschenazite e della massoneria è infatti intessuto di morte e depopolamento.

La Scrittura non mente, racchiudendo verità mai indagate fino in fondo.

Non è un caso che negli ultimi tempi la Madonna abbia scelto di rivelare i misteri più profondi mai conosciuti da un essere umano – come scrisse Lucia dos Santos – proprio a una bambina, Jacinta Marto. E’ da rilevare come negli ultimi due secoli la Beata Vergine Maria abbia voluto lasciare i suoi messaggi, che riguardano gli ultimi tempi, principalmente a delle donne. Almeno per quanto riguarda le apparizioni ufficialmente riconosciute dalla Chiesa Cattolica.

Da Santa Caterina Labouré a Mélanie Calvat, da Bernadette Soubirous a Jacinta Marto e Lucia dos Santos. Ad esclusione di Jacinta Marto che morì poco dopo, tutte queste donne ebbero da Maria il compito di rivelare al mondo le apparizioni ricevute, le quali furono accompagnate da manifestazioni grandiose che rischiararono il corso di ben due secoli: l’Ottocento e il Novecento, come mai prima di allora.

Dalla Medaglia miracolosa alla fonte di Lourdes fino al Miracolo del Sole, la presenza di Dio negli avvenimenti della storia, per intercessione della Madonna, aveva illuminato un’umanità ingrata che si accingeva ad imboccare la strada più oscura di tutti i tempi.

Ma non c’è bisogno di ricordare come un numero elevatissimo di donne sfigurino invece quotidianamente il loro compito di tutelare la Vita, divenendo operatrici di morte.

Operatrici di morte malvage, pienamente consapevoli, che hanno rinnegato il compito meraviglioso affidato loro dal Creatore. Purtroppo la storia ne ha annoverato fin troppe e gli ultimi tempi insegnano che a raggiungere i posti del potere siano proprio queste donne, frutto di una selezione accurata che non può lasciare spazio a un solo briciolo di coscienza od onestà.

Non parliamo dell’ideologia woke, che le élite hanno lautamente finanziato allo scopo di corrodere più efficacemente dall’interno la società, fino a raggiungere livelli che rasentano davvero l’assurdo: basti pensare, ad esempio, come l’artista Fiorella Mannoia abbia voluto cambiare adesso, dopo aver cantato una canzone non sua per trent’anni, il sì della storia con un no.

La canzone di cui parliamo è: “Quelle che le donne non dicono”, che tratta delle speranze delle donne disattese.

Un no che il suo autore, Enrico Ruggeri, trova del tutto insensato perché dimostra come la cantante non abbia mai compreso il vero significato del testo. Il sì della storia, promesso dalla protagonista, è soltanto a condizione che l’uomo rimanga quello che era all’inizio della relazione fra i due. E’ evidente quindi che un no nel testo non avrebbe alcun senso.

Ma in nome del woke, donne e uomini potrebbero fare o dire qualunque cosa.

 

Il patriarcato e le colpe antiche dell’uomo. Il sostegno del Vaticano all’ideologia LGBT

Il Vaticano si preoccupa fortemente oggi di condannare la misoginia, mentre ignora deliberatamente la Sacra Scrittura.

E ignora anche quanto avviene realmente in Europa e in tutto l’Occidente cristiano.

D’altronde Leone XVI, nel suo recente viaggio in Francia, durante il suo discorso al Palazzo dell’Eliseo davanti al Presidente Emmanuel Macron e alle autorità francesi, non ha mancato di esaltare Illuminismo e valori umani (si badi bene: umani e non cristiani) che furono il motto della Rivoluzione francese voluta dalla massoneria.

Quel Liberté, Égalité, Fraternité, sancite nella dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (in francese Déclaration des droits de l’homme et du citoyen) del 1789, e nella cui immagine campeggia in alto un occhio inscritto in un triangolo avvolto da raggi di luce.

Déclaration des droits de l’homme et du citoyen del 1789. La libertà e l’uguaglianza degli uomini sono sancite come principio nell’articolo 1. La fraternità è assente: comparirà nei testi del novembre 1848


Ma forse Leone XIV è convinto, come il Generale Vannacci, che la massoneria sia soltanto “una confraternita di persone che si uniscono per motivi di interesse e di ideali”. Malgrado egli abbia scelto di assumere proprio il nome portato da un illustre predecessore, Papa Leone XIII, che volle fare di tutta la sua esistenza una battaglia contro l’incombente minaccia proveniente dall’avanzare della massoneria, la quale stava infiltrando Stati, istituzioni e finanche la Chiesa Cattolica.

Così, mentre Leone XIV compie viaggi nella Francia un tempo figlia prediletta del papato e si sofferma piamente a pregare in luoghi dove la Rivoluzione francese lasciò martiri oltre cento religiosi, in Vaticano avviene contemporaneamente la nomina del Prof. Umberto Longo a membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.

Ma Longo si trova in fortissimo odore di massoneria, con prove documentali che lo collegano a essa, tra cui documenti dell’antico e accettato rito scozzese e apparizioni a eventi organizzati dal Grande Oriente d’Italia.

Un fatto gravissimo e senza precedenti per la Chiesa Cattolica: tuttavia lo sguardo della Chiesa di Roma è rivolto invece al peccato di oggi, che consisterebbe in una mentalità intessuta di sopraffazione sulle donne da parte degli uomini, la quale affonderebbe le sue radici in un lontano passato.

Parliamo allora di quel patriarcato, retaggio di un tempo andato, di cui gli uomini, i maschi, oggi devono necessariamente sentirsi in colpa. Perché esso è il peccato degli ultimi secoli.

E’ solo lì che la Chiesa di Roma riesce a scorgere il terribile scatenarsi delle potenze del male.

Allora bisognerà emancipare le donne, metterle al pari con gli uomini, aprire le strade sbarrate finora dalla Chiesa Cattolica, dare loro il sacerdozio negato.

Così finalmente si sentiranno contente, realizzate e apprezzate per le loro capacità.

“Abile narrativa la loro”, avrebbe esclamato un dittatore, il tirannico e di sicuro maschilista Benito Mussolini.

Ma è proprio così? E’ vero che il patriarcato sarebbe all’origine di tutti i mali della società, per cui la Chiesa debba sbarazzarsene? Per cui debba condannarlo o sentirsi in colpa del suo passato?

O è tutto il frutto ancora una volta di una falsa narrativa, costruita ad arte?

La verità è una sola: quel patriarcato che la Chiesa di Roma congiuntamente ai media si ostina tanto a demonizzare, non esiste. Almeno non come viene inteso comunemente.

Benché taluni lo vagheggino ora, come un ritorno ai bei tempi andati.

Chi desidera questo, evidentemente non possiede memoria storica. Perché nell’Occidente divenuto cristiano, e in Italia in particolare, non è mai esistito un vero patriarcato.

Mentre gli uomini erano i padroni indiscussi per quanto riguardava il lavoro svolto fuori casa, con le dovute eccezioni, rimanevano le donne a comandare in casa e all’interno delle famiglie.

Persino il cattivissimo Mussolini doveva rendere conto a donna Rachele, “il vero dittatore di casa”, secondo una voce più che attendibile: quella della figlia Edda.

Fu donna Rachele a volere e ottenere la fucilazione del genero, Galeazzo Ciano. Ma i libri di scuola questo non lo scriveranno mai. Rachele, “una donna energica, battagliera, tutt’altro che estranea alla politica, informata di tutto”, sapeva comandare dentro e fuori di casa, quando voleva, svolgendo parte attiva anche all’interno del Partito.

Così, nelle famiglie di un tempo l’uomo onesto consegnava il frutto del suo lavoro interamente nelle mani della moglie, che lo amministrava provvedendo ai bisogni della famiglia.

Anche quella Sicilia, con quel padre padrone che la fantasia di scrittori e sceneggiatori televisivi ci ha scolpito nella mente come icona di spregevole sopraffazione, non è mai esistita, se non in casi isolati.

Il patriarcato ha avuto poca storia sull’Isola.

Nelle famiglie sane e perbene, il più delle volte era la donna che decideva concretamente sui figli.

E quel controllo capillare e quella inibizione dei costumi esercitati sulle giovani ragazze era assai più il risultato di un’imposizione materna, piuttosto che paterna. Il padre delegava alla moglie il compito dell’educazione dei figli.

Le eccezioni c’erano, sia chiaro. Ma le eccezioni confermano sempre la regola.

Spesso erano le famiglie disastrate, i ceti meno abbienti, l’estrema povertà, a favorire le situazioni di degrado. E allora l’uomo diventava violento, era spesso dedito all’alcol, un frequentatore di taverne.

Ma queste erano le famiglie disgraziate che la gente perbene chiacchierava, evitava o compativa.

Basti qui ricordare come nell’Isola spettasse ai figli maschi il compito di provvedere, con il loro lavoro, alla dote delle sorelle. Era un “pinseri”, un’incombenza necessariamente da assolvere. E a ricordarla ai figli erano soprattutto le madri.

Allora la Chiesa di Roma combatte contro i mulini a vento. Cerca di addossare all’uomo, al maschio, delle colpe che non ha mai avuto.

Semmai, le situazioni di degrado sono proprio oggi in assoluta crescita e aumenta la violenza sulle donne, perché l’uomo ha perso la sua identità e i suoi valori.

Ma anche questo è stato pianificato accuratamente dalle élite.

A crearlo infatti è stata la perdita dei valori cristiani e non certo la misoginia che viene paventata come il male più assoluto dalla rivista del Vaticano.

Un breve aneddoto – realmente accaduto – potrebbe rivelarsi qua esemplare: la mia bisnonna, il cui nome era Anna, in una Sicilia di fine Ottocento, si imbatté un giorno in una rissa scoppiata in strada.

Lei era una donna alta per la sua epoca e imponente. Una donna tutta di un pezzo e istintiva. Così non ci pensò due volte, si interpose fra i due uomini, brilli e armati di coltello, e li divise con fare arcigno.

Dopo averli rimproverati con durezza per il loro comportamento, se ne andarono entrambi senza dire una parola.

Il giorno dopo, finita la sbronza, andarono a trovarla in casa per ringraziarla. La ringraziarono per averli salvati.

Questo era lo specchio di una società perduta, dove le donne erano trattate con il massimo rispetto. Nessuno, che fosse di sesso maschile si sarebbe sognato di mettere le mani sopra una donna. Un codice di onore che considerava gli inadempienti – che pure c’erano – mezzi uomini o meglio ancora, uomini “di niente”.

Dei miserabili che non trovavano spazio fra la gente perbene.

Ma la Chiesa di Roma ignora evidentemente un passato che dovrebbe conoscere e demonizza una società cristiana che vedeva nella complementarietà di uomo e donna un perfetto equilibrio. Una società fatta di un rispetto per le donne, per gli anziani e per i bambini che oggi purtroppo non esiste più.

Piuttosto di denunciare il decadimento dei costumi, la Chiesa di Roma si preoccupa di addossare all’uomo contemporaneo delle colpe ataviche, mentre al contempo appoggia l’ideologia LGBT.

Proprio a fine agosto Leone XIV ha ricevuto formalmente la nuova ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede.

Ma Caroline Vermeulen, questo è il suo nome, vanta lunga esperienza nelle partecipazioni alle parate LGBT “Pride” e nella promozione dell’ideologia di genere.

E’ l’attacco finale sferrato contro la società: l’ideologia LGBT con la sua ostentazione dell’omosessualità, significa in ultima analisi un attacco mirato contro l’uomo e la donna.

E, naturalmente, contro la famiglia. Basti vedere cosa accade oggi in America, dove persone di orientamento omosessuale entrano nel bagno delle ragazzine nelle scuole o gareggiano insieme alle donne, rubando loro titoli, record e borse di studio negli sport femminili.

I diritti più elementari delle donne vengono calpestati ma il Vaticano tace, piuttosto preferisce circondarsi di prelati favorevoli all’orientamento omosessuale e sventola il sacerdozio concesso alle donne come un contentino per concedere “potere” alle donne.

 

La Madonna di Guadalupe, dall’alto della sua posizione celeste e vestita di sole, volge i suoi occhi amorevoli verso la terra, seguendola nell’inclinazione del suo asse rispetto al sole (23,5°), mediando con la sua instancabile intercessione tutte le Grazie elargite all’umanità dall’Altissimo


Il sacerdozio femminile

Ma i sacerdoti rimangono fuori dai vertici della falsa chiesa, che risponde al suo vero padrone, il diavolo.

E quali siano i nomi di chi realmente comanda ai vertici, nessuno lo sa.

La falsa chiesa potrà allora illudere molte donne, soprattutto giovani, che non comprendono il perché non abbiano accesso al sacramento dell’Ordine. Come una discriminazione insopportabile da subire.

Certo, molte donne leggono meglio degli uomini in chiesa e si rivelano ottime animatrici delle celebrazioni liturgiche che altrimenti rimarrebbero del tutto deserte. E molte donne in terra di missione svolgono di fatto il ruolo di Diacono.

Allora non si comprende oggettivamente il perché non possano ricevere il sacramento dell’Ordine. Non c’è una ragione effettiva perché le donne non possano esercitare il ministero di lettore o svolgere il ministero del diaconato.

Ma il sacerdozio rimane un capitolo a parte.

Una teologia del ministero ordinato certamente qui sarebbe fuori posto. Per chi volesse approfondire, il libro di Severino Dianich, Teologia del ministero ordinato, Roma 1984, potrebbe fornire alcuni spunti di riflessione.

Ma credo che le parole lasciate da Papa Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis, il 22 maggio 1994: «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa», rimangano tutt’oggi dirimenti.

Non è infatti una decisione da assumere per compiacere le parti e acquistare più popolarità, come cerca di ottenere la falsa chiesa.

La falsa chiesa infatti, come profetizzò la beata Katharina Emmerick, cerca di piacere al mondo.

Quella vera, la Chiesa Cattolica di Gesù Cristo, non ha questo intento perché il suo potere non risiede nelle decisioni umane, ma le è conferito solo da Dio.

In parole molto povere, si potrebbe rendere forse una semplice spiegazione ricordando come il sacerdote celebri in persona Christi.

Allora diventa abbastanza chiaro ed evidente comprendere come un sacerdozio ministeriale al femminile non avrebbe alcun senso.

Piuttosto, ogni donna dovrebbe essere consapevole come l’unico essere umano al di sopra di tutti gli altri, siano essi Pontefici oppure Vescovi, oltre che Santi e persino Angeli, sia sempre la Beata Vergine Maria.

Queste furono anche le parole che un vecchio Arciprete della mia Diocesi disse un giorno con convinzione, un uomo intelligente che possedeva notevole cultura teologica e proveniente da un tempo che purtroppo se n’è andato per sempre.

Ed è a Lei soltanto che ogni donna dovrebbe guardare come il modello unico da imitare.

 

Gli oltraggi e gli abusi che nessuno vede perpetrati contro le donne

Le donne vengono stuprate in strada dai migranti e nessuno se ne cura: né la politica, né tantomeno la Chiesa, che pure vorrebbe dare la parvenza di stare dalla parte delle donne.

Abbiamo assistito ai fatti di Ceuta e arrivano testimonianze agghiaccianti sugli stupri subiti dalle donne. Nel silenzio totale dei media, della politica e della Chiesa.

Si tratta molto spesso di bambine marocchine sotto i 14 anni, ricoverate in ospedale sotto shock perché sottoposte a crudeli stupri di gruppo dai migranti.

Ma anche le donne spagnole sono state vittime di stupri: la polizia ha persino emanato un avviso di emergenza per mettere in guardia le giovani donne: le ragazze vengono aggredite in strada e trascinate sui monti per essere violentate dai migranti in gruppo.

Ma negli ultimi 23 anni in tutta la civilissima Europa gli stupri sulle donne sono aumentati in modo vertiginoso, con percentuali che vanno dal + 692% nel Regno Unito, al + 465% in Francia, al + 380% in Germania. In Italia, come sempre, non ci è neppure dato saperlo.

Fa eccezione solo la Polonia, con un – 53%. Non è un caso che Papa Benedetto XVI indicò la Polonia come l’ultimo modello di Chiesa Cattolica a cui guardare oggi in Europa.

 

 

Non solo: l’inchiesta indipendente di Rupert Lowe stima che almeno 250.000 ragazze bianche britanniche siano state adescate, stuprate e abusate da bande di stupratori prevalentemente musulmani pachistani.

Nel 2024 era già stato reso pubblico il piano del Partito Democratico americano: riempire gli Stati Uniti di criminali immigrati. Sempre e solo criminali e mai persone oneste. Cambiare la composizione demografica del Paese allo scopo di cambiare i risultati elettorali.

Ma anche destabilizzare il Paese e giungere a quella Grande Sostituzione dei bianchi anelata dalle élite. Intento criminale ormai comprovato che i media vorrebbero far passare come “complottismo”.

La storia si torna a ripetere e lo schema rimane immutato: dal 1943 al 1945, durante la campagna d’Italia della Seconda guerra mondiale, chi ha memoria storica ricorderà come gli Alleati permisero a estesi gruppi di criminali nordafricani (erano i goumiers, soldati ausiliari marocchini, inquadrati nel Corpo di spedizione francese in Italia) di scorrazzare nel nostro Paese, compiendo scorribande e violentando le donne italiane. Mariti, padri e fratelli che cercarono di difendere le loro donne furono uccisi senza pietà. Nessuno se ne accorse, nessuno si mosse, nessuno intervenne.

Chi può dimenticare il capolavoro di Vittorio De Sica, “La ciociara?” Gli occhi sbarrati nel vuoto della piccola Rosetta, dopo gli stupri subiti?

Ma non furono solo donne e bambine a essere violentate, ma anche bambini, uomini e persino sacerdoti. A Esperia, paese in provincia di Frosinone, che al tempo contava circa 2.500 abitanti, ben 700 subirono atti di violenza in occasione del passaggio dei goumiers, i quali lasciarono dietro di loro orrore e spargimento di sangue.

Lo schema collaudato dalle potenti famiglie di banchieri è sempre lo stesso. Non è cambiato nulla da allora ad oggi. In Italia si moltiplicano gli stupri ad opera degli immigrati e le donne devono aver paura di camminare per le strade del loro Paese natale anche in pieno giorno.

Nell’inerzia totale delle Forze dell’Ordine, della magistratura, che molto, molto spesso ha rimesso in libertà i colpevoli di stupro, persino sulle ragazzine, e di tutta la politica. Una vergogna. Un attacco sferrato contro l’Europa cristiana che potremo fermare, forse, solo con la nostra fede e con la nostra devozione verso quella Donna che la falsa chiesa ha voluto privare pubblicamente, tentando di umiliarLa, dei suoi titoli legittimi.

 

Vorrebbero la Madonna di Trapani “modello di migrazioni transfrontaliere”: ma per i siciliani rimane sicura Difesa dalle invasioni 

La Madonna di Trapani come quella di La Goulette in Tunisia, dove è anche venerata, vorrebbero fosse “l’interprete più emblematica di queste migrazioni transculturali e transfrontaliere”, secondo le parole di Antonino Cusumano nell’articolo “Una Madonna di frontiera, tra la Sicilia e la Tunisia” (in “Dialoghi mediterranei“, n. 44, luglio 2020).

Gli fanno eco gli scritti di Carmelo Russo, che chiama la statua della Vergine di Trapani collocata a La Goulette “Madonna interreligiosa”. Benché egli stesso sia costretto ad ammettere che tale statua fu portata in Tunisia dai trapanesi, che vi si stabilirono alla fine dell’Ottocento, per poter tributare a Maria un culto esclusivamente cattolico.

E’ così che si vorrebbe piegare l’Immagine della Madonna al disegno della Grande Sostituzione voluto dalle élite.

Ma la Vergine di Trapani, forse l’élite non conosce bene la storia della città e dell’Isola, fu invocata costantemente dai siciliani proprio a protezione delle continue e pericolose invasioni provenienti dal mare. La Vergine, che l’antica tradizione vuole provenire da Cipro, divenne nota in tutto il Mediterraneo e successivamente in tutto il mondo per la protezione che Ella non mancò mai di offrire contro tutte le minacce, in particolare quelle in mare o provenienti dal mare.

Tanto da essere invocata con l’antichissimo titolo di Stella Maris, stella luminosissima che non oscura il Cristo ma indica la rotta sicura per raggiungerLo in mezzo alle onde tempestose.

 

Sopra: la cappella della Risurrezione o dei Marinai, all’interno della Basilica Santuario di Maria Santissima Annunziata a Trapani. Fu costruita sulla metà del XV secolo dai marinai, come loro propria cappella e rinnovata nel 1514 dalla Confraternita dei Marinai. Si noti la cupola emisferica a forma di conchiglia, indicante la Vergine Maria che dona al mondo la “Perla preziosa”

Sopra: la statua della Madonna di Trapani custodita nel Santuario di Messina. La città siciliana serba tutt’oggi una profonda devozione per questa Madonna, la cui presenza fu accompagnata fin dai tempi antichi da numerosissimi miracoli

Sopra: il santuario della Madonna di Trapani a Messina, testimonianza dell’antichissimo culto alla Vergine. Il piccolo edificio sorge in fondo alla vallata del torrente che dalla stessa chiesa prende il nome di torrente Trapani


Se la Grande Sostituzione che desidera il Partito Democratico americano è destinata a fallire, fallirà ancora una volta per l’intervento di quella Donna tanto odiata.

Sarà la devozione a Maria a salvare infine l’Occidente cristiano dalla sua implosione.

Gli ultimi tempi sono infatti nel segno di Maria.

Qualcuno, tempo fa, ha ripetuto questa mia frase ma senza comprenderne a fondo il significato, dato che continua a incensare l’operato della falsa chiesa.

Tra Maria e satana è in corso una battaglia decisiva, annunciata da Lucia dos Santos nel corso di una conversazione con Padre Augustin Fuentes avvenuta nel convento di Coimbra in Portogallo, il 26 dicembre 1957.

Ma, come dichiarò anche Suor Lucia, “la Madonna gli ha già schiacciato la testa”.

Il mistero di Fatima è ben lontano infatti dall’essersi concluso, come dichiarò Papa Benedetto XVI nel 2010. Mentre Papa Giovanni Paolo II, che vide con decenni di anticipo l’invasione dell’Europa, affermò con convinzione che solo la nostra fede avrebbe potuto salvarci: le armi non sarebbero bastate.

E allora, mentre la falsa chiesa continua sfacciatamente a negare a Maria quel che Le appartiene, noi continueremo invece a riconoscerla in eterno Corredentrice e Mediatrice di tutte la grazie.

E’ verso Maria che uomini e donne dovrebbero guardare come modello unico di Chiesa da imitare. Se vorranno restare in quel magnifico ruolo assegnato loro dal Creatore, nel rispetto reciproco della diversità e nella totale parità fra i due sessi; immagine, questa di Dio stesso, che racchiude in Se stesso il maschile e il femminile in un unico volto.

Senza Maria d’altronde non può esservi Chiesa Cattolica. La presenza della Madonna nella Pentecoste, riportata dall’Evangelista Luca negli Atti degli Apostoli (cfr. At 1,14), indica come la discesa dello Spirito Santo avvenne soltanto quando gli Apostoli si riunirono al cospetto della Madre del Signore.

Possano le nostre umili preghiere rivolte alla Santissima Madre di Dio, che offriamo in riparazione delle innumerevoli offese subite, affrettare la fine di quella battaglia decisiva e il trionfo del Suo Cuore Immacolato.

 

 

 

Note (in riferimento al saggio di Athanasius Schneider)

1) Avv. Haer., III, 22, 4.

2) 5 settembre 1895.

3) 8 settembre 1894.

4) 2 febbraio 1904.

5) Lettera apostolica Inter Sodalicia, 22 marzo 1918.

6) Discorso ai pellegrini a Vicenza, Italia , 30 novembre 1933.

7) 20 novembre 1947.

8) Udienza generale dell’8 settembre 1982.

9) Omelia pronunciata durante la Messa nel santuario mariano di Guayaquil, Ecuador, il 31 gennaio 1985.

10) Udienza generale del 1° ottobre 1997.

11) Omelia pronunciata durante la Santa Messa e la canonizzazione di Padre Antônio de Sant’Ana Galvão, OFM, l’11 maggio 2007.

12) Lettera indirizzata al reverendo EB Pusey, DD, in occasione del suo Eirenicon. Alcune difficoltà riscontrate dagli anglicani nell’insegnamento cattolico, Volume 2, Longmans, Green, and Co., New York, 1900, p. 78.

13) Cfr. Dictionnaire de la Théologie catholique, IX, art. Maria, col. 2396.

14) Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 53.

15) Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 63.

16) Oratio ad Deiparam, cfr. S.P.N. Ephraem Syri Opera Omnia quae exstant… opera bet studio Josephi Assemani, Romae 1746, tomus tertius, p. 528 ss.

 

 

 

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