Cari Lettori, ho deciso di pubblicare su questo blog un mio articolo già uscito nei primi di dicembre 2020 sulla testata online Rec News.
La scelta di ripubblicare l’articolo oggi risiede nel fatto che, recentemente, è stato rimosso dalla stessa testata online che lo aveva pubblicato. Questo significa ovviamente che nessuno potrà più leggerlo.
Ma non è un fatto nuovo: in questi ultimi anni, ad esempio, moltissimi dei miei articoli sono stati censurati da Google nonostante essi avessero occupato per lungo tempo i primissimi risultati di ricerca.
Altri motori di ricerca, come DuckDuckGo per fare un esempio, attualmente mostrano – pur censurando – altri risultati che Google invece nasconde.
Giorgia Meloni, tanto per rinfrescare la memoria labile di tanti cattolici tradizionalisti, era colei che si vantava di essere stata la prima con Fratelli d’Italia a sostenere il certificato verde digitale e di aver offerto “lo scudo penale per i sanitari, i medici e per tutti i vaccinatori”.
“Avremo presto, preti ridotti al ruolo di assistenti sociali e il messaggio di fede ridotto a visione politica. Tutto sembrerà perduto, ma al momento opportuno, proprio nella fase più drammatica della crisi, la Chiesa rinascerà. Sarà più piccola, più povera, quasi catacombale, ma anche più santa. Perché non sarà più la Chiesa di chi cerca di piacere al mondo, ma la Chiesa dei fedeli a Dio e alla sua legge eterna. La rinascita sarà opera di un piccolo resto, apparentemente insignificante eppure indomito, passato attraverso un processo di purificazione. Perché è così che opera Dio. Contro il male, resiste un piccolo gregge”.
Ed è proprio in questo spirito, forse insignificante ma certamente indomito, che ritorno a pubblicare questo articolo: il Lettore, infatti, ha tutto il diritto di farsi un’idea personale ed autentica dei fatti, senza che nessuno diriga subdolamente le sue convinzioni mediante una narrazione totalmente asservita al pensiero unico dominante.
Buona lettura.

L’articolo 4.a della legge del 7 gennaio 1993 sulla pianificazione familiare, la protezione del feto umano e le condizioni per consentire l’interruzione della gravidanza, stabilisce infatti che si possa abortire in alcuni casi specifici, fra cui il caso ove i test prenatali o altre indicazioni mediche indichino un’alta probabilità di un danno grave e irreversibile del feto o di una malattia incurabile potenzialmente letale.
Le reazioni che ne sono conseguite – la Polonia adesso non ha più una legge che consenta di abortire nel caso specifico – sono state molto violente e stanno interessando una parte cospicua della popolazione. Dal mese di ottobre si verificano attacchi anche alle chiese, profanate ed imbrattate con rifiuti o con il simbolo della protesta: un fulmine rosso.
Lo scorso 28 ottobre, come riportato da un articolo di Roberto Marchesini – pubblicato il 30 ottobre sulla Nuova Bussola Quotidiana – il Consiglio Permanente dell’Episcopato Polacco ha emanato un appello “Per la tutela della vita e della pace sociale” che afferma: “Osserviamo con grande dolore l’escalation della tensione sociale e dell’aggressività. Anche il linguaggio volgare usato da alcuni manifestanti, la distruzione dei beni sociali, la devastazione di chiese, la profanazione di luoghi sacri o l’impedimento a svolgere in essi la liturgia sono inquietanti. Chiediamo a tutti di impegnarsi in un dialogo sociale significativo, di esprimere le proprie opinioni senza l’uso della violenza e di rispettare la dignità di ogni essere umano. In questo drammatico momento chiediamo ai politici e a tutti i partecipanti al dibattito sociale di analizzare a fondo le cause della situazione che si è venuta a creare e a cercare vie d’uscita nello spirito della verità e del bene comune, senza strumentalizzare le questioni della fede e la Chiesa. Ringraziamo i sacerdoti e tutti i fedeli laici che difendono con coraggio le loro chiese. Nessuno può difendere la Chiesa e gli oggetti sacri meglio della comunità dei credenti. Ringraziamo anche le forze dell’ordine. La Chiesa vuole rimanere aperta a tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza sociale e politica”.
Sacerdoti e fedeli sono stati costretti a difendere le chiese fisicamente, mentre si sono registrati anche dei feriti gravi, fra cui un ragazzo colpito alla testa con un manganello telescopico. Quello che appare sconvolgente, oltre ai già gravissimi atti della profanazione delle chiese e delle aggressioni, è la solidarietà che si sta diffondendo in tutto il Paese: in televisione si verifica un continuo sfoggio di fulmini rossi dipinti sulle mani e sulle braccia delle soubrette; anche il circuito calcistico è stato coinvolto: le calciatrici della nazionale polacca sono scese in campo, nella partita contro la Moldavia, con braccialetti recanti il simbolo della protesta.
In un tweet, il giornalista Łukasz A. Jankowski ha scritto: “Probabilmente è una semplice coincidenza, ma a Varsavia è arrivato un gruppo di antifa tedeschi. In effetti, è una vecchia tradizione che i tedeschi, sotto le insegne della Hitlerjugend [il fulmine] insegnino ai polacchi la libertà civile”.
Ancora, il deputato Robert Winnicki, in un altro tweet, scrive: “Diverse fonti hanno fornito informazioni sulle milizie anarchiche tedesche che si stanno dirigendo in Polonia su invito della sinistra“. E sono stati moltissimi i giovani che hanno ricevuto degli sms sul cellulare personale, dove si danno indicazioni sul luogo delle prossime manifestazioni spontanee, sul come vestirsi (si consiglia il nero) e su come comportarsi in caso di fermo o arresto: “Molti di noi scenderanno in piazza nei prossimi giorni per partecipare a raduni spontanei e alla disobbedienza civile. Pertanto, vorremmo ricordarvi le più importanti informazioni anti-repressive: 1. Non dichiaratevi colpevoli dei presunti atti. 2. Rifiutatevi di fornire spiegazioni. 3. Non siete tenuti a firmare nulla. 4. Avete il diritto di contattare l’assistenza legale”.

Proteste a favore dell’aborto circondano una statua della Madonna con Bambino nell’autunno 2020 a Wroclaw, in Polonia (Foto: Krzysztof Kaniewski/ZUMA Wire/picture-alliance)
Malgrado quanto accade in Polonia, è bene precisare però come le masse di manifestanti che devastano le chiese e riempiono le principali città, non rappresentano la maggioranza della popolazione, che rimane silenziosa: secondo Agence France-Presse (AFP), in corrispondenza da Varsavia – come riportato da LifeSiteNews in un recentissimo articolo di Jonathon Van Maren – “il devoto Paese cattolico è ben lungi dal diventare favorevole alla scelta”.
“In realtà, negli ultimi decenni, i polacchi sono diventati più favorevoli alle leggi restrittive sull’aborto”, scrive Van Maren: “Nonostante l’attuale narrativa secondo cui la Polonia starebbe rapidamente divenendo favorevole all’aborto, è stato vero il contrario per un quarto di secolo, con un sentimento a favore della vita in costante crescita“. Mentre il sociologo Katarzyna Zielinski, rivolgendosi all’AFP, ha ricordato che “non c’è stata alcuna rivoluzione sessuale in Polonia. Al contrario, abbiamo avuto un rinnovamento religioso, perché la mobilitazione contro il regime comunista era associata alla religione”. Diversamente, i tassi di aborto si mantenevano alti sotto il regime comunista.
In questo clima infuocato, che solleva parecchi sospetti sul fatto che vi possa essere una regia occulta, esperta ed estranea – collocata fuori dal Paese – ad orchestrare queste manifestazioni in Polonia, si stagliano anche le gravissime accuse che sono state rivolte il 9 novembre al cardinale Stanislaw Dziwisz, segretario di Karol Wojtyla per quarant’anni prima a Cracovia e poi a Roma, dall’emittente polacca Tvn24, di proprietà del colosso televisivo americano Discovery. Il cardinale è stato accusato di aver preso compensi per la partecipazione alle messe papali e per nascondere le accuse di pedofilia a san Giovanni Paolo II. Il presidente della Conferenza episcopale polacca, monsignor Stanislaw Gadecki, ha chiesto l’istituzione di una commissione indipendente che possa far luce sul ruolo ricoperto dall’allora don Stanislaw.
Le accuse arrivano puntuali proprio mentre il Vaticano ha pubblicato – il 10 novembre – il rapporto sull’ex cardinale arcivescovo di Washington, Theodore Edgar McCarrick, colpevole di aver commesso atti di pedofilia, che papa Bergoglio ha privato della porpora cardinalizia e successivamente ha ridotto allo stato laicale, quando le accuse nei suoi confronti sono state ampiamente provate.
Il cardinale Dziwisz si è però difeso da tutte le gravi accuse che gli vengono mosse, affermando: “Posso dire in tutta coscienza che mai, ripeto mai, ho ricevuto denaro in cambio di partecipazione alle messe papali; mai, sottolineo mai, ho ricevuto soldi per nascondere atti o fatti destinati alla superiore attenzione del Santo Padre; mai, e infine mai, ho favorito persone indegne a fronte di elargizioni inseribili in qualche perversa logica di baratto”.
Continua ancora il cardinale: “la magnanimità e la benevolenza apprese alla scuola di San Giovanni Paolo II non possono consentire manipolazioni di sorta da parte di chicchessia, fosse pure con il pretesto del pur nobile dovere di cronaca”. Sulla commissione d’inchiesta voluta dal presidente dei vescovi polacchi, Dziwisz ha dichiarato: “Non posso che unirmi a questa richiesta e invocare, grazie a essa, l’accertamento della mia condotta trasparente e sempre disinteressata. Invito gli operatori dei media a svolgere la loro missione in modo avveduto e saggio, affinché l’opinione pubblica non venga ulteriormente inquinata da insinuazioni velenose per l’onorabilità delle persone e il rispetto della verità dei fatti”.
Intanto è ormai passato alla ribalta delle cronache un editoriale del New York Times, di eco mondiale, che scrive: “Oggi dopo più di un decennio di dubbi, la reputazione di Giovanni Paolo II è caduta sotto la nuvola più oscura. Dopo che lo stesso Vaticano si è precipitato a canonizzarlo, ha pubblicato questa settimana uno straordinario rapporto che ha posto ai piedi del santo la colpa dell’avanzamento di carriera del cardinale”. Il porporato a cui si riferisce il New York Times è l’arcivescovo Theodore McCarrick, al centro del recente rapporto del Vaticano, di cui si è già accennato sopra.
Ma sulla “straordinarietà” del rapporto vaticano, di cui parla la famosa testata americana, ha sollevato molti dubbi l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, raggiunto telefonicamente dal conduttore e giornalista televisivo Raymond Arroyo nella sua trasmissione The World Over, intervista poi pubblicata in forma scritta il 12 novembre dalla testata cattolica americana The Remnant.
Questa la ferma risposta dell’arcivescovo Viganò alla domanda di Arroyo: “Eccellenza, il rapporto afferma che ‘non si è fatto avanti’ per presentare prove per questa inchiesta vaticana: le è stato chiesto di fornire informazioni? Qualcuno l’ha contattata?”
“Sono sorpreso di scoprire che un Rapporto in cui sono citato 306 volte mi accusa di non essermi ‘fatto avanti’ per testimoniare in questa inchiesta vaticana su Theodore McCarrick. Ma secondo la norma del diritto canonico, la convocazione dei testimoni spetta a colui che è incaricato del processo, sulla base delle prove raccolte in fase di indagine.
Prosegue quindi mons. Viganò: “Inoltre, mi sembra anche significativo che James Grein, l’unica vittima delle molestie sessuali di McCarrick che ha avuto il coraggio di denunciarlo pubblicamente, non compaia nel Rapporto e che non vi sia traccia della sua testimonianza, nella quale avrebbe riferito anche del viaggio che fece con McCarrick a San Gallo alla fine degli anni Cinquanta.
Dalle dichiarazioni pubbliche di James Grein, è chiaro che l’inizio della scalata di McCarrick – allora era un giovane sacerdote appena ordinato – coincise con quella visita in Svizzera, in un monastero che fu poi sede degli incontri dei congiurati della cosiddetta ‘mafia di San Gallo’. Secondo le dichiarazioni del defunto cardinale Godfried Danneels, quel gruppo di prelati decise di sostenere l’elezione di Bergoglio sia dopo la morte di Giovanni Paolo II sia durante il conclave seguito alle controverse dimissioni di Benedetto XVI.
Ricordo che durante una conferenza alla Villanova University l’11 ottobre 2013, l’allora cardinale McCarrick ammise di aver sostenuto l’elezione del cardinale Bergoglio all’inizio delle Congregazioni generali prima del conclave che si era tenuto pochi mesi prima [a marzo 2013].
Mi chiedo che tipo di affidabilità possa avere un organo giudiziario che abbia un conflitto di interessi così evidente a causa del suo passato rapporto con l’imputato. Come possono Bergoglio e la Segreteria di Stato che dipende da lui fingere di apparire imparziali quando McCarrick è andato in Vaticano con una frequenza anomala, quando nel giugno 2013 è stato incaricato [da Bergoglio] di fare un viaggio diplomatico in Cina? E come non pensare che i loro ripetuti tentativi di insabbiamento e negazione della propria responsabilità siano all’origine dello sforzo sistematico di screditarmi come testimone, per non portare alla luce le complicità e le connivenze che esistono tra loro e McCarrick stesso?”.
Continua il conduttore televisivo: “Il Papa, secondo il rapporto, sostiene che lei non lo ha informato delle attività o delle restrizioni di McCarrick nel giugno del 2013. La sua risposta?”
Va notato che avevo appreso dallo stesso McCarrick che Bergoglio lo aveva ricevuto quattro giorni prima della mia udienza e che Bergoglio lo aveva autorizzato ad andare in Cina. Che senso aveva chiedermi un parere, quando già Bergoglio teneva McCarrick in grande stima?
A quel punto, avendo riferito di persona al Papa, e non avendo ricevuto risposta dalla Segreteria di Stato, cosa potevo fare di più? A chi avrei potuto fare appello?”, si domanda l’arcivescovo nello sconcerto.
“Le intenzioni di chi ha redatto il Rapporto sono chiare: passare la responsabilità delle promozioni di McCarrick ai suoi Predecessori, uno dei quali è deceduto e canonizzato (Giovanni Paolo II), l’altro vecchio e debole (Benedetto XVI). Il primo non può difendersi dalla tomba, mentre il secondo è troppo mite per rinnegare palesemente il suo successore definendolo bugiardo e screditandolo, così come la funzione che ricopre. La cosa inquietante è che all’interno del Rapporto stesso – che ovviamente è stato redatto da più mani – vi sono numerose contraddizioni, sufficienti a far avere scarsa credibilità agli argomenti esposti.
Mi chiedo allora: chi ha convinto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI a non tener conto delle gravi accuse contro McCarrick? Chi aveva interesse a far promuovere McCarrick, in modo che potesse ottenere un vantaggio in termini di potere e denaro?
Qualcuno probabilmente ha fatto credere a Giovanni Paolo II che le accuse contro McCarrick fossero fabbricate, sul modello delle operazioni di discredito che la Polonia comunista aveva già compiuto contro i buoni vescovi e sacerdoti che si opponevano al regime.
Il nome del cardinale Sodano è comparso anche in relazione a una scandalosa speculazione immobiliare. Nel 2003 il nipote del Cardinale, l’ingegner Andrea Sodano, con lettere di raccomandazione dello zio Segretario di Stato e nella sua qualità di consulente del gruppo immobiliare Follieri (in alcuni documenti ufficiali è indicato anche come vicepresidente di il gruppo), ha acquisito proprietà a prezzi stracciati da diocesi americane condannate a risarcire i danni derivanti da casi civili di abuso sessuale, ottenendo un enorme vantaggio economico a danno della Chiesa. Raffaello Follieri, titolare del gruppo, è stato condannato per frode e riciclaggio di denaro, proprio a causa di sconsiderate operazioni di vendita di questi immobili. Inutile dire che Follieri aveva uno stretto rapporto con il Clinton Global Initiative e con la famiglia Clinton, così come il Partito Democratico: ‘L’ex presidente e la senatrice Hillary sono nostri amici’, si è vantato Follieri.
Per quanto riguarda Benedetto XVI, quelli che hanno avuto accesso quotidiano e diretto al Papa sono stati il Segretario di Stato Bertone e il Sostituto Sandri, che hanno potuto controllare e filtrare le informazioni su McCarrick ed esercitare pressioni sul Santo Padre.
“Malgrado dal Rapporto emerga la figura di un McCarrick predatore seriale, la grande reazione scatta soltanto quando nel 2017 arriva la prima denuncia di abusi su un minorenne. […] In pratica ci si dice che i ‘comportamenti immorali con adulti’ non sono certamente cosa buona però alla fin fine si tollerano; l’allarme vero, quello che prevede sanzioni anche pesanti scatta solo con la minore età dell’abusato. Come se le decine e decine di futuri preti che hanno condiviso il letto con McCarrick, e perciò in gran parte condannati a una vita sacerdotale come minimo squilibrata, non contassero granché. Come se la devastazione morale e di fede provocata da un vescovo predatore – vocazioni perdute, sacerdoti che a loro volta ripeteranno gli abusi, nomine episcopali falsate da legami morbosi – fossero un problema minore.
[…] No, non c’è davvero un segnale che dalla vicenda McCarrick la Chiesa abbia imparato, c’è piuttosto la sensazione che si faccia pagare uno per poter continuare tranquillamente con gli altri. E nel frattempo fare avanzare l’idea che per un prete avere tendenze omosessuali non sia un problema”.
L’editoriale del New York Times contro Giovanni Paolo II era stato preceduto prima da un altro attacco, quello della testata cattolica progressista americana National Catholic Reporter, la quale, tuttavia, era stata costretta a riconoscere che “in molti, molti modi, Papa Giovanni Paolo II è stato un uomo ammirevole. Gli ultimi decenni del XX secolo sono stati arricchiti in modo incommensurabile dal suo abile uso della statuaria papale nel far sentire la voce dei popoli oppressi in tutta l’Europa orientale, nei suoi vari sforzi verso il dialogo interreligioso e dalla sua personale testimonianza della dignità dell’invecchiamento”.

La splendida cattedrale di Notre Dame di Parigi prima dell’immane incendio che l’ha devastata. Nuovi progetti per gli interni sembrerebbero orientati su una sorta di percorso attraverso cappelle a tema (tra le quali ci sarà un focus particolare su Asia e Africa e un altro sul tema ecologista): una Notre Dame “più inclusiva, accessibile e politicamente corretta”
Osservando i numeri europei più attentamente, si può notare che ogni quattro nuovi preti ordinati uno è polacco; ed è una tendenza consolidatasi negli anni recenti. Nel 2017, ad esempio, in Polonia sono stati ordinati 350 nuovi preti, mentre in tutta l’Europa 1272; ciò significa che i sacerdoti che parlano polacco rappresentano il 26% del totale”. Fra gli esempi della crisi devastante che sta stringendo la Chiesa nel “Continente ateo” si può senz’altro annoverare la cattolicissima Irlanda; ma anche la religiosa Francia, un tempo “figlia prediletta della Chiesa” – dopo la conversione di Clodoveo I nel 496 – oggi invece ridotta ad essere il tetro scenario di un vero e proprio scempio contro la civiltà cristiana, come già nel 2019 scriveva Avvenire, che aveva elencato i numerosi attacchi avvenuti soltanto nei primi mesi di quello stesso anno:
I dati dell’anno prima, il 2018, denunciavano tre attacchi anticristiani al giorno: per un totale di 1063 azioni anticristiane, con un trend in crescita rispetto all’anno precedente; per non parlare dell’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani il cui Osservatorio in Francia rilevava un aumento di attacchi, rispetto all’anno 2017, del 25%. Oggi, l’emergenza CoVID-19 sta assestando un ultimo colpo – che rischia di divenire mortale – alla cristianità francese, con il governo che dapprima ha vietato le messe con i fedeli nelle chiese e poi pretende di vietare anche le manifestazioni in cui si recitano preghiere, andando “contra legem”.