Robert Francis Prevost, eletto pontefice l’otto maggio 2025 con il nome di Papa Leone XIV, incarna le speranze riposte dai cattolici di vedere un rinnovamento autentico e ormai tanto desiderato all’interno della Chiesa Cattolica.
Qualcuno, primo fra gli speranzosi, è pronto addirittura a scrivere sul proprio canale Telegram parole di questo tono: «Una moltitudine di giovani per papa Leone XVI. Questo papa farà riavvicinare moltissimi cattolici che si sono allontanati non solo nel pontificato di Bergoglio ma anche in quelli precedenti. Papa Leone sanerà molte delle ferite che sono state inferte alla Chiesa».
Affermazione sicuramente ottimistica ma totalmente disancorata dalla realtà storica, dato che durante il pontificato di Giovanni Paolo II e mai come allora moltissimi giovani si avvicinarono alla Chiesa Cattolica. Mentre in tanti ricordano ancora come era affollata la recita del Rosario insieme a Papa Benedetto XVI.
Quando diciamo Chiesa Cattolica dobbiamo guardare anzitutto alla sua dimensione universale e al ministero che Essa ha ricevuto da Cristo stesso: far giungere il Kerygma, ovvero il lieto annuncio di morte e resurrezione di Gesù Cristo, fino “agli estremi confini della terra”.
Occorre allargare quindi il nostro sguardo fino ai popoli più lontani, per poter cominciare a formulare un giudizio obiettivo su un pontificato, quello di Papa Leone XIV, appena agli inizi.
Tuttavia, se non vogliamo lasciarci trascinare dai facili entusiasmi che animano qualche giornalista della controinformazione o se non vogliamo altresì formulare un giudizio solo negativo che può risultare comunque prematuro, occorre attenerci scrupolosamente ai fatti, seguendo le infallibili parole evangeliche: «Dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7,20).
Queste parole costituiscono per chi scrive su questo blog «una lampada» pronta ad «illuminare i nostri passi» (Sal 118,105).
Ecco allora che ci aggiungiamo a volgere il nostro sguardo verso Est, laddove si leva il sole.
La Cina, quell’enorme e tanto laborioso Paese così come lo conosciamo, è anche la patria di un consistente numero di cattolici, che, nonostante le feroci persecuzioni governative che li attanaglia ormai da secoli, continuano ostinatamente a non cedere, preferendo la morte piuttosto che abiurare la fede in Gesù Cristo.
L’Arcivescovo Mons. Carlo Maria Viganò ci viene in aiuto sull’argomento con la sua Dichiarazione sull’Accordo segreto sino-vaticano del 2 maggio 2025, fonte di preziose informazioni.
Forse, a molti sarà sfuggito ciò che accaduto dopo la morte di Bergoglio e prima della nomina del nuovo pontefice, Papa Leone XIV.
Le parole dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò sull’Accordo segreto Vaticano Cina
In condizioni di sede vacante, infatti, «il 28 aprile il clero diocesano di Shanghai ha eletto – secondo quanto ha riportato AsiaNews – Padre Wu Jianlin come proprio Vescovo. Lo stesso è accaduto il 29 aprile, con l’elezione di Padre Li Janlin a Vescovo della diocesi di Xinxiang. Entrambe le nomine, provenienti dalla “Chiesa patriottica” scismatica, sono state fatte in palese violazione dei termini dell’accordo segreto che il Vaticano ha firmato con il governo di Pechino nel 2018 e rinnovato nel 2020, 2022 e 2024 per quattro anni».
«Le clausole di questo accordo – ufficialmente segreto, sebbene alcuni dettagli siano trapelati – prevedrebbero da un lato che la Santa Sede riconosca l’Associazione patriottica cattolica cinese come parte della Chiesa Cattolica e che il Partito comunista cinese abbia l’autorità di nominarne i vescovi; e dall’altro che al papa dovrebbe essere riconosciuto – almeno in teoria – il diritto di veto su tali nomine e di ratificare la rimozione dei vescovi legittimi che il Partito comunista intende sostituire con altri vescovi di propria nomina».
L’Arcivescovo Viganò continua:
«Se la Santa Sede, fino al pontificato di Benedetto XVI compreso, non ha accettato di firmare accordi con la Cina, è perché le divergenze riguardano aspetti dottrinali e canonici che nessun papa può eludere o modificare nella loro sostanza. La “Chiesa patriottica” cinese è un’entità statale scismatica, i cui “vescovi” non sono nominati con l’approvazione papale. Finché il governo comunista cinese insisterà nel continuare a interferire nella giurisdizione della Santa Sede nominando i propri “vescovi” e deponendo quelli nominati dal papa, nessun accordo sarà possibile.
Ciò portò a una persecuzione aperta dei cattolici – laici, clero e vescovi – alla quale l’unica risposta possibile furono parole pubbliche di condanna da parte dei papi, la pressione della diplomazia internazionale e l’applicazione di sanzioni da parte delle nazioni occidentali contro la Cina per violazioni dei diritti umani.
L’arrivo di Jorge Mario Bergoglio ha completamente interrotto 70 anni di ferma opposizione della Chiesa, ingannando i cattolici e consegnando i fedeli e il clero della Chiesa clandestina ai loro persecutori. Arresti, campi di rieducazione, torture fisiche e psicologiche e ogni possibile forma di discriminazione contro laici, religiosi, sacerdoti e vescovi cattolici sono aumentati proprio dopo la firma dell’accordo segreto.

Jorge Mario Bergoglio ritratto di spalle con sullo sfondo la bandiera della Repubblica Popolare Cinese
Per non offendere Xi Jinping, nel 2022 Vatican News si è spinto fino a parlare di “presunte persecuzioni” di fedeli cinesi, riferendosi ai fatti denunciati dal Cardinale Joseph Zen, allora sotto processo. Vatican News ha scritto: “In passato, il Cardinale Zen ha anche criticato il Partito Comunista Cinese per le presunte persecuzioni delle comunità religiose.
Interrogato dai giornalisti, Bergoglio non ha speso nemmeno una parola in difesa del cardinale cinese – che aveva già vergognosamente rifiutato di incontrare in Vaticano – limitandosi ad affermare:
Non mi sento di definire la Cina antidemocratica, perché è un Paese così complesso… sì, è vero che ci sono cose che a noi non sembrano democratiche, è vero. Il cardinale Zen sarà processato nei prossimi giorni, credo. E lui dice quello che pensa, ed è chiaro che ci sono dei limiti.
Bergoglio ha detto testualmente: “Non me la sento di definire antidemocratica la Cina” – “Qualificare la Cina come antidemocratica, io non me la sento”.
Va anche ricordato che nel 2006 Benedetto XVI aveva nominato prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli il Cardinale Ivan Dias, diplomatico vaticano ed ex collaboratore del Cardinale Agostino Casaroli, sostenitore dell’Ostpolitik . La sua azione filo-cinese fu bilanciata da Papa Benedetto con la nomina di monsignor Savio Hon Tai-Fai a segretario della stessa congregazione.
Tai-Fai era molto vicino al Cardinale Zen e, come Benedetto XVI, aveva un atteggiamento fermo nei confronti della Cina. Rimase in carica fino al 2017, alla vigilia della firma dell’accordo segreto che l’arcivescovo cinese non avrebbe mai appoggiato. Zen sperava che Savio Hon Tai-Fai gli succedesse a Hong Kong, ma invece Tai-Fai fu inviato in Grecia come nunzio e il gesuita filo-cinese Stephen Chow Sau-Yan fu posto a Hong Kong (nominato vescovo nel 2021 e cardinale nel 2023). Anche in questo caso, le purghe bergogliane andarono sempre nella stessa direzione».
Mons. Viganò, a proposito del processo di globalizzazione che vede coinvolta anche la Cina quale protagonista, scrive ancora:
«La Cina punta a ritagliarsi un ruolo centrale nel Nuovo Ordine Mondiale, ed è l’oligarchia tecno-capitalista che intende dettarne la struttura e le regole, come già accaduto con la frode psicopandemica del 2019.
La Cina è indispensabile per la sua collaborazione nel processo di sinicizzazione del mercato globale, che implica l’uso della geoingegneria, interventi nel settore agroalimentare (carne sintetica, alimenti OGM), la privatizzazione delle risorse (tra cui l’acqua), l’imposizione di crediti sociali, di moneta digitale e il monitoraggio capillare di ogni attività umana.
L’élite globalista, insomma, considera la Cina come un laboratorio in cui il regime totalitario comunista rende possibile, con la forza, ciò che le democrazie occidentali non possono realizzare senza violare sistematicamente Costituzioni e leggi. È dunque il mondo occidentale che – nei piani dei globalisti – dovrà rinunciare a democrazia e libertà per trasformarsi in una tecnocrazia dittatoriale gestita dagli “azionisti” del potere, cioè da chi lo gestisce finanziariamente. Le limitazioni che il governo cinese impone in ambito religioso sono quindi destinate a diventare la norma anche nei Paesi occidentali, grazie a forme di censura e controllo sociale.
Senza la Cina non c’è globalizzazione, né finanziarizzazione, né digitalizzazione. Senza la Cina non è possibile realizzare quel Grande Reset basato sullo smantellamento del potere dell’Occidente (cristiano) attraverso la deindustrializzazione programmata e l’islamizzazione. L’obiettivo è la trasformazione dell’uomo in un numero. Come disse l’allora Cardinale Joseph Ratzinger nel 2000, rivolgendosi ai seminaristi di Palermo:
Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, la stessa legge che è stata adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i proprietari della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solo se l’uomo viene tradotto in numeri…
La Bestia è un numero e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona e quando guarda ognuno di noi vede una persona, una persona amata.
È difficile credere che qualcuno che aveva così chiaro il pericolo rappresentato dalla distopia tecnocratica globalista avrebbe mai sostenuto, in qualità di papa, l’istituzione di quel regime attraverso la propaganda di sieri genetici, aborto ed eutanasia, controllo sociale e agenda LGBT.

Papa Benedetto XVI
Il pontificato di Benedetto XVI fu duramente osteggiato e ostacolato su più fronti, al punto che John Podesta teorizzò la sostituzione di Benedetto con un papa allineato all’agenda globalista che avrebbe introdotto la parità di genere, la depenalizzazione della sodomia, la cosiddetta “salute riproduttiva”, la legittimazione del divorzio, la condanna della pena di morte, l’ambientalismo malthusiano e le politiche sanitarie dell’OMS.
Questo è esattamente il programma imposto da Jorge Bergoglio, fin dalla sua nomina a papa, mentre Benedetto XVI era assolutamente contrario a qualsiasi normalizzazione dei rapporti con la Cina che non includesse il riconoscimento delle piene prerogative della Sede Apostolica sui cattolici e sulla gerarchia cattolica in Cina. Il piano di distruzione sociale ed economica dell’Europa a pieno vantaggio della dittatura cinese non avrebbe mai trovato complice in Papa Benedetto XVI, nonostante le pressioni dei gesuiti e dei “cattolici” ultra-progressisti.»
Ecco i nomi dei creatori dell’accordo segreto, secondo Mons. Viganò:
«John Podesta, oltre ad aver organizzato una “Primavera cattolica” in Vaticano, si è più volte mostrato come un entusiasta sostenitore delle relazioni commerciali con la Cina. I suoi interventi – che hanno seguito la linea dettata dalle amministrazioni Clinton, Obama e Biden – confermano la capacità di Pechino di avere propri agenti all’interno del governo degli Stati Uniti d’America che hanno sostenuto l’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
A nome di tutte queste amministrazioni e della Santa Sede, il cardinale Theodore McCarrick ha svolto un’intensa attività diplomatica con la Cina, nazione che ha visitato almeno otto volte, soggiornando presso il seminario della “chiesa patriottica”. È stato lui a dichiarare, in un’intervista al Global Times: “Vedo accadere molte cose che aprirebbero davvero molte porte perché il presidente Xi e il suo governo sono preoccupati per le cose di cui è preoccupato Papa Francesco”, e che Bergoglio e Xi potrebbero insieme essere “un dono speciale per il mondo”.
La Catholic News Agency riporta che “nel 2009, l’Arcivescovo fece recapitare un messaggio a un amico in Cina tramite Nancy Pelosi, allora Presidente della Camera dei Rappresentanti. Pelosi trasmise i saluti di McCarrick al vescovo Aloysius Jin di Shanghai, già uno dei principali gesuiti cinesi”. All’epoca Jin era un “vescovo” della “Chiesa patriottica” scismatica».
Conclude Viganò:
«Darrick Taylor ha scritto su Crisis Magazine il 14 maggio 2024:
Tuttavia, ciò non significa che non ci siano scenari plausibili in cui parti esterne interessate potrebbero aver influenzato il Vaticano. Il più ovvio è l’accordo tra il Vaticano e la Cina, che il Vaticano, per ragioni inspiegabili, ha incaricato Theodore McCarrick di negoziare. Non è azzardato supporre che il PCC abbia ricattato una figura così compromessa, e non è folle pensare che qualcosa di simile possa essere la ragione del disastroso accordo. Le cospirazioni più fantasiose riguardanti Francesco riguardano la sua elezione, e potrei essere convinto che i governi interessati sarebbero disposti a esercitare influenza su un’elezione papale. I candidati più probabili sarebbero il suddetto PCC, ma anche il governo degli Stati Uniti. Le email di WikiLeaks hanno rivelato che i politici democratici liberali nella campagna presidenziale di Hillary Clinton del 2016 (tra cui John Podesta, un cattolico battezzato) discutevano della necessità di una “Primavera araba” nella Chiesa Cattolica. Non è follia immaginare che un presidente democratico liberale oltrepassi il limite tra speculazioni e manipolazione effettiva dei funzionari della Chiesa tramite tangenti o altri incentivi.
Bergoglio ha chiaramente obbedito ai suoi padroni – riconducibili all’élite sovversiva globalista – eludendo la risoluzione di tutti i problemi concreti con l’unico scopo di annientare ogni resistenza interna della Chiesa clandestina e sostituire i vescovi fedeli alla Sede Apostolica con emissari del governo.
Dietro tutto questo, come sappiamo, c’è il più ampio processo di normalizzazione delle relazioni internazionali con la dittatura cinese, partner indispensabile dei globalisti nell’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.
Benedetto XVI rappresentava un ostacolo alle mire espansionistiche della Cina: era necessario accelerare la fine del suo pontificato e lasciare un emissario del mondialismo sul Soglio di Pietro.
Ciò conferma il legame tra deep state e deep church da me denunciato fin dal 2020, che vede due forze della stessa matrice sovversiva unite nel golpe globalista del Nuovo Ordine Mondiale, il cui obiettivo è l’usurpazione dell’autorità in ambito civile e religioso per demolire le istituzioni che presiedono illegittimamente».
Così scriveva Mons. Carlo Maria Viganò ai primi dello scorso maggio, rimandando chi volesse approfondire il tema alla lettura integrale del testo.
La persecuzione della Chiesa Cattolica in Cina continua: il calvario del Vescovo Peter Shao Zhumin
Continuano intanto le forti persecuzioni contro la Chiesa Cattolica.
Come ha riportato a metà luglio LifeSiteNews: «Mentre le autorità cinesi continuano a perseguitare i cattolici clandestini, il regime si è ora rivoltato contro un sacerdote della Chiesa sponsorizzata dallo Stato che, secondo quanto riferito, non ha mantenuto la lealtà richiesta.
Nelle ultime settimane i cattolici clandestini della diocesi di Wenzhou hanno dovuto affrontare nuovamente la persecuzione del Partito Comunista Cinese (PCC), mentre il regime continua a insistere per esercitare il controllo sulla Chiesa nella regione.
Per il PCC sembra che la posizione ferma del Vescovo Shao Zhumin e la sua lealtà a Roma piuttosto che la sottomissione alla Chiesa di Pechino siano stati un problema che non sono riusciti a gestire per molti anni.
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II Vescovo Peter Shao Zhumin
In quanto Vescovo sotterraneo di Wenzhou, Shao non è riconosciuto da Pechino, e le autorità locali hanno quindi nominato Padre Ma Xianshi, della Chiesa approvata dallo Stato, a capo della diocesi di Wenzhou. Shao e i suoi fedeli rimangono fedeli a Roma e alla Santa Sede, anziché professare fedeltà agli ideali del Partito Comunista, promossi dalla Chiesa approvata dallo Stato in Cina».
«Il Vescovo Shao è stato ripetutamente arrestato dalle autorità per la sua fedeltà a Roma. Questi arresti sono stati definiti da AsiaNews come “quasi scientifici”, in quanto “avvengono sempre alla vigilia di periodi importanti per la vita delle comunità cattoliche: Natale, Pasqua, Assunzione e ora novembre, il mese della preghiera per i defunti (nella tradizione cinese, il Qingming, il ricordo degli antenati, si celebra invece in primavera)”.
Spesso viene portato via senza che i suoi collaboratori sappiano dove si trovi, e per periodi di tempo imprecisati. L’episodio più recente è avvenuto ad aprile.
Eppure, lui rimane imperterrito, fedele alla Chiesa Cattolica anziché conformarsi all’ideologia comunista imposta da Pechino.
Ma adesso sembra che nemmeno gli individui appartenenti alla Chiesa di Stato siano immuni dalla persecuzione.
Padre Ma Xianshi, rappresentante del PCC nella diocesi, è stato arrestato lo scorso novembre ed è ancora in attesa di processo. Il motivo ufficiale: la vendita di un libro di inni in un’altra diocesi. Il libro di inni in questione è approvato dalla Chiesa di Stato e viene utilizzato in diverse diocesi.
Ma si tratta ovviamente di un’accusa inventata, poiché sembra che Ma sia stato effettivamente preso di mira per non aver aderito sufficientemente agli ideali del PCC. AsiaNews riferisce che il sacerdote non ha appoggiato la decisione del PCC di collocare un oppositore della Chiesa di Stato al fianco del Vescovo Shao a Wenzhou, e che a quanto pare ha incontrato funzionari vaticani senza l’approvazione di Pechino. Ora rischia diversi anni di carcere se ritenuto colpevole.
La resilienza di Shao a Wenzhou ha spinto il PCC a provare nuove tattiche. AsiaNews riporta che che numerosi membri del clero e laici sono stati arrestati nelle ultime settimane, per esercitare pressioni su Shao affinché si unisse alla chiesa di Stato.
Al sacerdote e ai religiosi sarebbe stato detto che “se il vostro Vescovo Shao si converte, saranno tutti rilasciati”.
Questo è solo un esempio di quella che la rivista sulla libertà religiosa Bitter Winter ha descritto come una nuova repressione che “ha raggiunto proporzioni allarmanti”.
Una serie di incursioni della polizia nei luoghi di culto della Chiesa sotterranea ha portato alla chiusura di quasi tutti i luoghi di culto nella scorsa primavera: si stima che il 90 per cento sia stato chiuso, poiché i poliziotti hanno fatto irruzione e arrestato i fedeli che vi si trovavano.
La persecuzione di Pechino contro Shao è particolarmente intensa quest’anno, in quanto cerca di convincerlo a unirsi alla chiesa di Stato. Diversi organi di stampa riferiscono che la persecuzione è notevolmente aumentata dopo la morte di Papa Francesco, con i cinesi che hanno già documentato di aver approfittato rapidamente del caos dell’interregno per insediare due nuovi vescovi.
La fede della Chiesa sotterranea nella diocesi di Wenzhou è diventata sempre più una spina nel fianco del PCC, dato che il vescovo si è rifiutato di cedere, e ora sembra che la persecuzione abbia raggiunto alti livelli. AsiaNews documenta che la Chiesa sotterranea non è affatto un’organizzazione insignificante: ci sono circa 180.000-200.000 cattolici nella diocesi, con 46 sacerdoti della chiesa di Stato e più di 20 della Chiesa sotterranea. Inoltre, oltre 60 suore appartengono alla Chiesa sotterranea.
Parlando a Bitter Winter, un sacerdote della Chiesa sotterranea ha attestato la lealtà dei cattolici a Roma piuttosto che al comunismo: “Sopportiamo sofferenze a causa della nostra incrollabile lealtà a Roma e alla Chiesa e del nostro rifiuto di sottometterci ai vescovi che danno priorità alla fedeltà al PCC rispetto alla fedeltà al Papa”.
Un sacerdote citato da AsiaNews ha fatto appello a Papa Leone XIV affinché non tacesse né sull’accordo sino-vaticano né sulla difficile situazione dei cattolici cinesi:
Il Vaticano tace, ma promuove opportunisti della Chiesa ufficiale, che ottengono visibilità e riconoscimento sia negli ambienti religiosi che in quelli politici. I fedeli vedono questi “successi” e ci chiedono: ha ancora senso resistere? Tuttavia, vogliamo seguire la nostra coscienza. Speriamo che il nuovo Papa Leone XIV riconosca il valore della nostra fedeltà.
L’Accordo sino-vaticano, altamente controverso e segreto, apparentemente conferisce al papa il potere di veto, sebbene in pratica sia il PCC ad avere il controllo. Presumibilmente, consente anche la rimozione dei vescovi legittimi, sostituiti da vescovi approvati dal PCC.
Firmato per la prima volta nel 2018, con grande costernazione di numerosi esperti cinesi e attivisti per la libertà, è stato rinnovato l’anno scorso per un periodo di quattro anni».
Il Vescovo Shao non è il solo ad essere stato arrestato, senza che si sappia nulla del suo destino. Come ha riportato UCA News, sono molti i vescovi nominati dal Vaticano che dopo la conclusione dell’Accordo del 2018 sono stati poi perseguitati e arrestati.
Come il Vescovo Joseph Zhang Weizhu della diocesi di Xinxiang, classe 1967, nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II nel 1991. Zhang fu arrestato il 21 maggio 2021 in una vasta operazione pianificata che vide l’arresto di sette sacerdoti e dieci seminaristi.
Altri seminaristi riuscirono tuttavia a fuggire e fu iniziata allora una caccia all’uomo casa per casa: durante queste perquisizioni, se la polizia dovesse trovare i proprietari in possesso di oggetti adibiti al culto della fede cattolica (come croci, immagini sacre, fotografie del papa), gli oggetti vengono distrutti e i proprietari multati.
Dal momento dell’arresto del Vescovo Zhang, come già detto, non si hanno più notizie: le sue condizioni destano grande preoccupazione, anche perché poco tempo prima di venire arrestato era stato operato per un tumore maligno.
Perché un Accordo segreto?
Ci chiediamo allora, anche se la nostra risposta potrebbe forse sembrare scontata alla luce di quanto abbiamo appena letto: perché la Chiesa Cattolica tiene segreti i termini di questo accordo?
Forse perché, se tali termini fossero rivelati, si renderebbe manifesto che la Chiesa Cattolica ha perso ormai ogni diritto sulla nomina dei vescovi in Cina, la cui scelta è nelle mani esclusive del PCC?
Abbiamo già riportato su questo blog quanto fosse pericoloso per la Cristianità universale questo accordo segreto: allora fummo i primi e anche gli unici a parlare di questo evitatissimo argomento, censurato parimenti sia dall’informazione italiana che dalla cosiddetta “controinformazione”, la quale si guardò bene anch’essa dal parlarne ed informare l’opinione pubblica.
Abbiamo anche scritto delle atroci sofferenze che vengono riservate ai cattolici cinesi nel momento in cui vengono arrestati. Basti leggere la rivista Bitter Winter (letteralmente Inverno Amaro) per scoprire come oggi, negli anni 2000, degli esseri umani debbano soffrire, essere brutalmente torturati, per le loro convinzioni religiose. Torture anche profondamente umilianti e raccapriccianti (come privare i detenuti della biancheria intima o introdurre sostanze irritanti all’interno dell’ano) che soltanto l’uomo sa infliggere.
Non c’è animale al mondo infatti capace di tanta crudeltà verso i suoi simili, quanto l’essere umano. L’animale uccide per la propria sopravvivenza, l’uomo invece è capace di infliggere sofferenze indicibili solo per il proprio sadico piacere.
La falsa e ipocrita burocrazia europea si riempie continuamente la bocca di parole come “diritti umani” o “diritti delle minoranze”, i quali in sintesi riguardano solo e soltanto la prevaricazione degli appartenenti al movimento LGBTQ+ sul normale orientamento sessuale umano. E nel democratico Occidente la fede cattolica viene spesso umiliata durante gli oltraggiosi gay pride, senza che nessuno protesti.
Mentre l’organizzazione cristiana no-profit ChinaAid, che si batte per i diritti dei cristiani perseguitati in Cina, sta esortando Papa Leone XIV a ritirarsi dall’Accordo segreto stipulato da Bergoglio con il governo comunista cinese e a difendere i credenti oppressi nel Paese. Ce ne parla ancora LifeSiteNews:
«”Dalla sua firma, la persecuzione religiosa in Cina, in particolare contro i cattolici, è aumentata, non diminuita”, ha scritto il gruppo in una dichiarazione. “Il Partito Comunista Cinese continua a rafforzare il suo controllo sulla vita religiosa, mentre il Vaticano rimane pubblicamente in silenzio”.
“Almeno dieci vescovi e sacerdoti sono incarcerati o scomparsi”, ha continuato ChinaAid. “Le chiese continuano a essere distrutte. Il vescovo Peter Shao Zhumin è scomparso dopo essere stato punito per aver celebrato la messa senza l’approvazione dello Stato. Nel frattempo, il silenzio del Vaticano ha lasciato i cattolici clandestini cinesi con la sensazione di essere stati traditi”.
Un recente incidente, avvenuto il 23 marzo 2025, illustra questa brutale realtà. Nella provincia dello Shanxi, la polizia speciale cinese ha fatto irruzione in un luogo di preghiera cattolico durante la Quaresima. I fedeli sono stati aggrediti e un padre di tre figli è finito in coma [l’uomo, che era giunto sul posto insieme a un gruppo di cattolici per soccorrere i fedeli intrappolati, ha dovuto subire due interventi chirurgici al cervello, n. d. r.]. Il sacerdote ed altri sono stati arrestati. Da allora la sorveglianza nella regione è stata intensificata.
L’organizzazione ha anche osservato che le autorità cinesi hanno nominato “vescovi” illegittimi senza l’approvazione del Vaticano, tra cui due poco prima dell’elezione di Papa Leone XIV.
ChinaAid ha inoltre sottolineato che altri gruppi religiosi, tra cui i protestanti e i musulmani uiguri, subiscono una violenta repressione sotto il regime comunista cinese.
“Ora è il momento del coraggio. I perseguitati non hanno bisogno di pacificazione; hanno bisogno di verità, speranza e di una difesa coraggiosa”, ha affermato l’organizzazione no-profit».
Se è vero che Papa Leone XIV abbia espresso preoccupazione per i cattolici cinesi durante il Regina Caeli dello scorso maggio, in cui ha menzionato un sacerdote polacco martirizzato dai comunisti, è vero anche che le sole parole non bastano.
Il Vaticano avrebbe già dovuto far sentire la propria voce autorevole riguardo la nomina in Cina dei due vescovi avvenuta senza l’approvazione pontificia. Di fatto invece, il Vaticano si è limitato a confermare tale nomina, creando un precedente gravissimo e pericoloso. Mentre i cinesi cattolici, fedeli alla vera e unica Chiesa Cattolica, ricevono in cambio solo un silenzio che ha il sapore amaro del più vile dei tradimenti.
Papa Leone XIV di fronte a un bivio
Leone XIV deve decidere adesso quale linea intende seguire e se abbandonare o meno, con fatti concreti e non a parole, i cattolici cinesi, i quali, ripetiamo, hanno rischiato e continuano a rischiare quotidianamente la vita per la loro fedeltà a Cristo.
Un episodio da ricordare, fra tutti: la risposta di un gruppo di duecento fedeli, fra cui molte donne e bambini, al tentativo di demolizione del santuario dedicato alla Madonna di Mujiaping, il 9 aprile 2019. I fedeli, allertati, si radunarono sulla scalinata che conduce al santuario mariano, sbarrando la strada ad almeno seicento funzionari del governo insieme a poliziotti, inviati dalle autorità.

I duecento fedeli che, a prezzo della loro stessa vita, hanno sbarrato la strada a seicento tra funzionari e poliziotti per impedire la demolizione del santuario di Mujiaping
Le autorità furono costrette a desistere di fronte alla strage che avrebbero dovuto compiere per portare a termine i loro propositi demolitivi. Nella stessa diocesi, le autorità governative avevano distrutto il 4 aprile dello stesso anno la chiesa di Qianyang.
Nel giugno 2020 lo scienziato americano Steven Mosher, uno dei massimi esperti internazionali sulla questione cinese, dichiarò in merito a questo episodio:
«Sappiamo tuttavia che torneranno. L’unica cosa che possa davvero tenere a freno tutto questo è la pressione internazionale. In Cina, se si fa resistenza al Partito Comunista, si potrebbe venire arrestati e non tornare mai più: si potrebbe venire uccisi e i propri organi essere espiantati. C’è chi è disposto a pagare anche 250.000 dollari per un cuore o un fegato».
I prigionieri della Russia e il “surriscaldamento globale”
Facciamo ritorno adesso al pontificato di Leone XVI.
Il Pontefice americano, ospitando Volodymyr Zelensky il 9 luglio scorso a Castel Gandolfo, sembra già essersi allineato alla falsa narrativa secondo la quale la Russia si sarebbe macchiata del rapimento di minorenni. Affermazione palesemente falsa, che è possibile verificare con dati oggettivi.
Vatican News ci ha narrato del «cordiale colloquio» privato di circa mezz’ora intercorso fra i due e ha riportato il dolore che il «il Santo Padre ha espresso per le vittime e rinnovato la propria preghiera e vicinanza al popolo ucraino, incoraggiando ogni sforzo volto alla liberazione dei prigionieri e alla ricerca di soluzioni condivise».
Mentre Zelensky ha ribadito la gratitudine e la richiesta d’aiuto per restituire «i nostri figli» ai loro parenti in Ucraina. «E’ una questione molto importante di cui abbiamo parlato con il Papa, in un momento molto importante», ha detto ancora a margine dell’udienza con Leone XIV.
E ancora, l’espressione «mondo che brucia, sia per il surriscaldamento terrestre sia per i conflitti armati», usata da Leone XIV in una messa speciale celebrata i primi di luglio all’aperto a Castel Gandolfo, non fa per niente sperare.
Non fa sperare per i cattolici perseguitati in Cina.
Non fa sperare per i fedeli cattolici di tutto il mondo.
Se Leone XIV appoggia, come pare, la falsa narrativa sul clima, allora non potrà che finire per legittimare anche tutte le restrizioni che quella classe di burocrati, al servizio dell’anglo sionismo, vuole imporre all’Europa e al resto del mondo.
E’ evidente allora che la direzione verso cui rema attualmente la Santa Sede continua ad essere quella del Nuovo Ordine Mondiale, già abbondantemente fallito con la farsa psico-pandemica e che si tenta di rimettere goffamente in piedi con la farsa della falsa emergenza climatica.
E allora certe dichiarazioni della cosiddetta controinformazione non possono che farci sorridere.
Ma amaramente.