Cari Lettori, la situazione in cui versa la Chiesa Cattolica è grave, molto grave. Lo ribadiamo da tempo; purtroppo siamo costretti a prenderne atto sempre più ogni giorno che passa.
Sembra che le profezie di Fatima vadano verso il loro compimento. La parte mai rivelata del Terzo Segreto sull’apostasia della Chiesa: “si solleverà Vescovo contro Vescovo e Cardinale contro Cardinale”, oggi è amara realtà.
Quel che constatiamo, è come il Concilio Vaticano II, infiltrato da forze massoniche, rappresenti lo strumento privilegiato di distruzione della Chiesa Cattolica.
È purtroppo una prassi consolidata da troppo tempo, da parte del Vaticano, quella di servirsi del Concilio nei suoi punti più oscuri per trarne delle conclusioni già decise e volute.
Leone, con la sua lettera enciclica Magnifica Humanitas, nega la Signoria di Cristo sugli Stati e sulle Nazioni, servendosi della costituzione pastorale Gaudium et Spes 36 e portando alle estreme conseguenze quel che già era scritto in nuce nel documento conciliare.
Va detto che la Gaudium et Spes al paragrafo 36 fornisce anche delle successive precisazioni e delle avvertenze che rendono possibile un’interpretazione ortodossa del testo. Tuttavia Leone tralascia ogni citazione a riguardo nella sua Magnifica Humanitas.
Leone nei fatti rivendica la laicità dello Stato, delle cui conseguenze dovette far le spese proprio il nostro Paese già a partire dalla creazione del Regno di Italia nel 1861. Mentre un lungimirante Bettino Craxi ne previde nel futuro gli esiti peggiori, che oggi si sono realizzati.
D’altronde tutta l’Europa sta pagando il prezzo altissimo della laicità dello Stato, del progressivo indebolimento della Chiesa Cattolica e della conseguente scristianizzazione.
Non è un caso che, nel corso delle recenti e violente proteste scoppiate in Francia, sia stata vandalizzata più volte la statua equestre dedicata a Santa Giovanna d’Arco, la quale rappresenta un noto simbolo della Cristianità.
Questo processo distruttivo prosegue ormai speditamente a grandi passi, e la Chiesa sinodale ne costituisce l’esempio più grave ed eloquente.
Mentre a Maria Santissima vengono negati quei titoli che la Tradizione perenne della Chiesa le aveva da sempre tributato, i cattolici (comuni fedeli di tutto il mondo e non appartenenti alla Fraternità San Pio X) che amano la Messa tradizionale in latino sono stati esclusi dalla Basilica di San Pietro, sbarrando loro l’accesso a forza per mezzo di transenne.
Ma come già sappiamo, il Vaticano ha dato invece il suo benvenuto a “gruppi LGBTQ+, con le loro bandiere arcobaleno e i loro slogan blasfemi, e a un’abortista omoeretica travestita da arcivescovessa”.
Tutto questo accade nell’arco di poco più di un anno, sotto la guida di Leone XIV.
L’Arcivescovo Carlo Maria Viganò ha appena scritto una lettera di fuoco, denunciando non solo la gravità di quanto sta accadendo ma anche l’inerzia dei cosiddetti cattolici conservatori, che con il loro silenzio accondiscendente stanno aprendo le porte alla demolizione della Chiesa.
Leggiamo allora con grande interesse la dichiarazione di Mons. Viganò pubblicata lo scorso 24 ottobre, terminando tuttavia – e come sempre – con una nota di speranza: sappiamo infatti da Cristo stesso, Signore delle Nazioni e della Storia, che le porte degli inferi non prevarranno.
Buona lettura.

Mi rivolgo a voi da “scomunicato”, poiché tale mi considerate. Ritengo che la condizione che mi è stata attribuita possa illuminare quella in cui voi stessi di fatto oggi vi trovate.
Voi non siete stati scomunicati, e fate di tutto per non esserlo, come chi vuole sfuggire a un castigo. Eppure siete trattati come degli scomunicati. Va detto, non senza ironia, che dopo avervi negato la Basilica Vaticana per il Pontificale, ora vi si vieta persino l’ingresso per la professione di Fede e per la devozione alla Sede del Beatissimo Pietro. E mentre il vostro accesso nella Basilica Vaticana vi è stato impedito con transenne e a Santa Maria Maggiore vi è stata concessa solo una Messa bassa al posto del solenne pontificale, pochi mesi fa si accoglievano gruppi LGBTQ+, con le loro bandiere arcobaleno e i loro slogan blasfemi, e un’abortista omoeretica travestita da arcivescovessa.
Come comunità ex Ecclesia Dei, come sacerdoti e vescovi ratzingeriani cultori del Summorum Pontificum, la Messa di sempre vi è concessa come un’eccezione da giustificare. Vi si esclude sempre più dalle parrocchie; vi si impone l’autorizzazione del Vescovo per celebrare ciò che i nostri padri celebravano senza permesso. I vostri Istituti sono sottoposti a visite e a verifiche, i vostri seminaristi sono guardati con sospetto, e il vostro rito è tollerato finché non disturba.
Che cos’è questo, se non una scomunica senza processo, o peggio ancora la volontà, da parte delle Autorità romane, di piegare la vostra coscienza? Un’esclusione che non osa dire il proprio nome. Per evitare la sentenza, la subite nei fatti. Per non apparire “fuori dalla Chiesa”, vivete ai suoi margini, con contorsioni e incoerenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti. Osate dire che non vi è alcuno stato di necessità, biasimate aspramente la Fraternità San Pio X, considerate me come un paria… Ne consegue che il vostro silenzio non vi preserva dal castigo: vi toglie soltanto il diritto di chiamarlo ingiusto.
Va riconosciuto, per amore di verità, che Leone e l’élite modernista-sinodalista che occupa il Vaticano agisce con coerenza. Leone crede fermamente nel Concilio Vaticano II ed è promotore entusiasta della sua versione sinodale: egli non può coerentemente sostenere il Rito di sempre, che ne è la smentita vivente. Summorum Pontificum è sempre stato una chimera: lo smembramento dell’unico venerabile Rito in due forme antitetiche, un permesso che dipende da chi lo concede e che si ritira quando non serve più. Non vi si può dunque rimproverare la fiducia, ma la pretesa di voler fondare ciò che vi spetta per diritto divino sulla compresenza di due riti inconciliabili e su un indulto con cui vi si dichiara a stento tollerati.

I cattolici della XV Peregrinatio ad Petri Sedem bloccati in Piazza San Pietro a Roma
Né vi giova appellarvi alla libertà religiosa o di culto, o all’inclusività sinodale, per assicurarvi uno strapuntino nel Pantheon: chi chiede, alla pari di tutti, il diritto di praticare il proprio culto ha già ammesso che la Messa Apostolica è un’esperienza religiosa tra le altre, e la Verità una opinione tra le opinioni. Queste false libertà non proteggono la Tradizione: sono lo strumento con cui la Verità – l’unica Religione – viene estromessa non solo dalla vita pubblica, ma finanche dal Sacro Recinto.
Non basta respingere il Concilio in ciò che contraddice il Magistero, come siete soliti ripetere. Il Vaticano II è stato un evento rivoluzionario ed è una rivoluzione permanente: va ripudiato come tale, non emendato con una lista di correzioni, perché nessuno rimedia con un’esegesi benevola a ciò che nacque come deliberata rottura.
Al Cardinale Burke e a Mons. Schneider mi permetto di dire, che la loro autorità è ormai tutta di facciata: sono la caricatura di loro stessi, con le loro mitrie preziose e le cappe magne, la difesa del Concilio e le concelebrazioni.
Roma non tace soltanto; non si limita a “tollerarvi” confinandovi in riserve indiane sempre più anguste: vi vuole rieducare e ve lo dice, pretendendo da voi – che godete di un significativo seguito nell’ambiente conservatore – che diventiate «opposizione di Sua Maestà», fungendo da gatekeeper – come si usa dire oggi – e contenendo così l’emorragia di Cattolici sempre più disorientati dalla vostra acquiescenza dinanzi ai più scandalosi spropositi vaticani. Ed è ormai evidente che un’opposizione controllata, lungi dall’ottenere alcun successo per la causa del Cattolicesimo Romano, si rende invece complice della distruzione della Chiesa.
Ecco allora la dichiarazione pacificatrice del Card. Burke: «Certamente la situazione attuale non costituisce uno stato di necessità». Ma se non vige lo stato di necessità oggi, dopo quale ennesimo scandalo e dopo quale inaudita eresia troverete il coraggio di insorgere? Quanti rospi siete ancora disposti a far ingoiare a quanti guardano a voi come ad un riferimento morale e dottrinale? Dopo Amoris Lætitia, la Pachamama, la Dichiarazione di Abu Dhabi, Traditionis Custodes, Fiducia Supplicans, Mater populi fidelis… e dopo che vi è stato impedito di professare la vostra Fede sulla tomba del Principe degli Apostoli?
Come ho scritto in Scisma capitale: «Finché una parte dei cattolici (i cosiddetti conservatori) si ostinerà a non voler riconoscere il bipolarismo del “papato conciliare e sinodale”, essa si troverà nella terribile situazione di prestare un assenso deliberato all’errore; nella tremenda posizione di coloro che, con quel compiacimento cortigiano in un’obbedienza servile, creano le premesse della “desertio”, dell’abbandono di Dio, del ritiro della Grazia. È proprio quel riconoscimento dell’errore che lo istituzionalizza, che lo rende irreversibile, che disarma ogni resistenza e che, in ultima analisi, criminalizza chi eroicamente resiste.»
Con il vostro garbato consenso e tacendo per non perdere ciò che vi è stato concesso di fatto vi prestate all’operazione dell’inganno (2 Tess 2,11).
Vi benedico e prego per tutti voi.
In Christo Rege,
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 24 Ottobre MMXXVI
S. Raphaëlis Archangeli