Migliaia, anzi milioni di persone cercano ogni giorno di cambiare la nostra vita in peggio. Sono davvero poche le persone che cercano invece di cambiare la nostra vita in meglio. John Lennon è stato una di quelle.
John Winston Lennon nacque a Liverpool il 9 ottobre 1940. Suo padre abbandonò la famiglia mentre era ancora piccolissimo e la madre lo affidò alle cure di una zia, abbandonandolo a propria volta.
Zia Mimi riteneva la sorella minore “ingenua e imprudente” e, pur essendo animata da buone intenzioni, aveva dei modi tirannici con il nipote.
Il piccolo John ne soffrirà moltissimo, e queste tristi esperienze lo avrebbero segnato per il resto della sua vita. Memorabile rimarrà infatti il suo brano “Mother”, del 1970, che inizia con il tocco di una campana risuonante a morto e si conclude con un grido straziante: “mamma non andare via… papà torna a casa!”.
Nel 1958 la madre di John, Julia, morì travolta da un’automobile con alla guida un agente di polizia in stato di ebbrezza. Anni dopo il giovane Lennon avrebbe ricordato la notte dell’incidente come la più brutta della sua vita: “Ho perso mia madre due volte. Una volta da bambino a cinque anni e poi ancora a diciassette. Fu per me causa di molta, molta amarezza. Avevo appena iniziato a ristabilire una relazione con lei quando venne uccisa”.
Compositore dalle qualità straordinarie, Lennon era anche poeta e appassionato disegnatore, divertendosi spesso nel ritrarre la caricatura di se stesso.
Moltissimo è stato scritto su John Lennon e in tanti lo hanno attaccato duramente, non solo in vita ma anche dopo la morte.
Certo, Lennon non era un uno dentro le righe. La sua intelligenza e la sua spiccata personalità trasparivano anche dalle numerose interviste. Durante il periodo che l’artista trascorse insieme ai Beatles, Lennon avrebbe rappresentato una voce importante e molto spesso imprevedibile.
Ribelle, com’era, ad ogni imposizione proveniente da ogni autorità costituita che non condividesse.
Che Lennon avesse le idee chiare in merito ai tanti abusi che il sistema era in grado di porre in atto nei confronti della gente comune, già dai tempi dei favolosi quattro, lo si evince bene dal film documentario “U.S.A. contro John Lennon”, uscito il 15 settembre 2006 con la regia di David Leaf.
La teoria inverosimile su Adorno, “l’autore delle canzoni dei Beatles” e la presunta sostituzione di Paul McCartney
Non molto tempo fa è stato scritto che il filosofo tedesco di origine ebraica Theodor Adorno sarebbe stato il vero autore delle canzoni dei Beatles. Non solo della musica ma anche dei testi delle canzoni.
Frase tanto sconcertante quanto priva di fondamento.
Per avere le prove, basterà ascoltare.
Moltissime canzoni storiche del gruppo di Liverpool, come per esempio “In My Life”, portano la firma evidente del duo Lennon/McCartney, che chiunque abbia un po’ di orecchio musicale, non necessariamente esperto, non può non riconoscere.
Chi infatti ha ascoltato con attenzione le canzoni dei Beatles nel tempo, ha imparato a riconoscere anche certe sonorità inconfondibili che ne caratterizzarono la musica. Sonorità tanto inconfondibili quanto totalmente innovative e originali che continuarono ad accompagnare i due artisti, John Lennon e Paul McCartney, anche dopo la loro separazione dai Beatles.
Già nel 1963 quando i Beatles raccoglievano il primo clamoroso successo, così si esprimevano sul quartetto di Liverpool – in modo quasi unanime – i principali giornali inglesi:
«I compositori inglesi più straordinari del 1963 sono, a tutti gli effetti, John Lennon e Paul McCartney… Le settime maggiori e le none si integrano così bene nelle loro canzoni da far pensare che armonia e melodia nascano insieme.» (William Mann, dal quotidiano The Times, 1963)
Correva l’anno 1963, due anni prima dell’uscita dell’album dei Beatles: “Rubber Soul”. Album che un’assurda teoria vorrebbe il filosofo Adorno come il vero autore delle canzoni presenti sull’LP. Addirittura un ex membro dei servizi segreti britannici dell’MI6, tale John Coleman, ha affermato che Adorno avrebbe scritto sia i testi che la musica delle canzoni.
Ma come si può leggere nei giornali dell’epoca, le indubbie ed eccezionali qualità compositive di John Lennon e Paul McCartney erano già apprezzate, da almeno due anni, non solo dal grande pubblico ma anche dalla critica.
È altamente indicativo come i Beatles avessero rifiutato categoricamente, fin dagli esordi, di suonare pezzi non composti da loro stessi. “Vogliamo suonare le nostre cose“: lo documenta il libro scritto da Mark Lewisohn, Beatles – Otto anni ad Abbey Road, Milano, Arcana Editrice, 1990.
Inoltre l’enorme mole di musica e relativi testi che i Beatles produssero negli anni della loro attività, fino al 1970, compreso il loro cimentarsi in musica sperimentale (con strumenti a corde quali il sitar, ad esempio), appare praticamente impossibile considerarla come opera di un uomo solo. E per di più avanti negli anni.
E’ noto che negli anni più intensi della loro attività creativa, i ritmi di lavoro del gruppo erano divenuti talmente stringenti e pesanti da costringere Lennon e McCartney a trascorrere parecchie notti insonni, impegnati nelle registrazioni dei loro pezzi che venivano costantemente rielaborati. Si consulti a tal proposito il Libro delle canzoni dei Beatles, a cura di Alan Aldridge (Oscar Mondadori, 1979).
Basti ricordare come all’epoca i Beatles pubblicarono i loro 45 giri con due “lato A”, invece dell’uso comune a tutti gli artisti di pubblicare un “lato B” come semplice riempitivo. Con questo i Beatles vollero indicare come i due pezzi musicali registrati sul 45 giri fossero di pari qualità. Un esempio, il disco che conteneva i brani “Strawberry Fields Forever” e “Penny Lane” del 1967 (Cfr. Christopher Knowles, Storia segreta del rock: Le misteriose origini della musica moderna, LIT EDIZIONI, 7 settembre 2011).
Naturalmente sui Beatles, ancor più che sul solo Lennon, sono stati già scritti fiumi di parole e sono state formulate le ipotesi più strampalate. Anche le più fantasiose e inverosimili.
Come la vecchia storia che vedrebbe Paul McCartney defunto in un incidente stradale nel 1966 dopo aver rimorchiato una bella donna. Sui personaggi celebri la storiella del sosia che prende il posto dell’originale è ormai vecchia e sfruttata.
Persino su Lucia dos Santos, la divenuta celebre pastorella delle apparizioni di Fatima, si è ipotizzato della sua presunta morte prematura e della sostituzione successiva con una sosia.
Assurdità smentite dal buon senso, come qualcuno fece notare già all’epoca, quando si portarono come prova certa le differenze negli anni fra la “vera” Lucia e la “falsa”: ma basta solo cambiare la prospettiva con cui si scatta una fotografia per far apparire molto diversa la stessa persona da un’immagine all’altra.
Ma torniamo a Paul McCartney. Qualcuno, convinto fermamente della sua sostituzione, dovrebbe spiegare allora come mai la voce dell’artista sia rimasta immutata prima e dopo la presunta sostituzione di persona. Forse è possibile costruire mediante vari interventi di chirurgia plastica un volto molto simile a quello di un’altra persona. Ma la voce è ben altra cosa.
Evidentemente coloro che scrivono ciò, non hanno mai ascoltato davvero una canzone del celebre quartetto di Liverpool. La voce di McCartney, di notevole estensione e dal timbro unico, come d’altronde rimane unica ogni persona, è certamente insostituibile.
Che poi Adorno sia stato il vero autore delle canzoni dei Beatles, allora chi afferma questo dovrebbe spiegare come mai dopo la sua morte avvenuta nel 1969, sia Lennon che McCartney abbiano continuato tranquillamente a comporre.
Se davvero l’anima compositrice dei Beatles fosse stata tanto mediocre, bisognerebbe spiegare il perché, dopo il loro scioglimento, i tre compositori: Lennon, McCartney a cui si deve aggiungere George Harrison, si siano profusi in numerosi album ricchi di contenuti musicali.
I tre avrebbero dovuto trovarsi in grande difficoltà dopo la morte di Adorno. Invece no.
Lennon diede seguito finalmente ai suoi veri interessi oltre che ideali e alla sua battaglia a favore della pace, con canzoni che portavano il suo stile e “marchio” musicale in modo inconfondibile. George Harrison, probabilmente “travolto” dalla creatività del duo Lennon/McCartney, come lui stesso avrebbe dichiarato all’epoca, dopo la separazione dai Beatles uscì addirittura con “l’esplosione” di un album triplo.

L’immagine di copertina dell’album triplo di George Harrison “All Things Must Pass” (1970)
“All Things Must Pass” (Tutte le cose devono passare), pubblicato il 27 novembre 1970, vede un Harrison proveniente dalla recente conversione avvenuta durante il viaggio in India, che i quattro fecero nel 1968. “My Sweet Lord” (Mio dolce Signore) ne è un celebre esempio. La conversione di George Harrison non fu al Dio di Gesù Cristo, anzi bisogna notare che la sua visione su Cristo fu senz’altro più aspra e polemica rispetto a quella che serbava veramente Lennon per il Figlio di Dio.
Ma pur sempre ricca di sentimenti profondi verso l’Assoluto e di misticismo.
I Beatles furono degli Anti Cristo?
Che poi i Beatles fossero addirittura degli Anti Cristo, quasi identificabili con il male assoluto, che nelle loro persone rappresentassero una caduta programmata e totalmente distruttiva dei valori, che fossero nemici giurati della Cristianità, ebbene, si dimentica come fu il gruppo rivale, quello dei famigerati Rolling Stones, e non i Beatles, a rappresentare tutto il decadimento morale, la passione per il sesso sfrenato, l’uso abituale di stupefacenti e anche un velato occultismo.
Lo stesso Paul McCartney dichiarò all’epoca: “L’LSD può aprire alcune porte ma la risposta devi trovartela da solo”.
La frase, che rimane nella memoria, è riportata sul Libro delle canzoni dei Beatles a cura di Alan Aldridge. Così ancora sullo stesso libro si può leggere come, dopo la celebre “Lucy in the Sky with Diamonds”, furono sempre i giornalisti a scrivere con molta sufficienza: “Abbiamo capito: LSD”.
All’epoca McCartney dichiarò infastidito che questo era davvero troppo. Come lui stesso spiegò, “Lucy in the Sky with Diamonds” nacque per caso, dopo che un giorno il figlio di John Lennon, Julian, tornò da scuola con un disegno fra le mani. Paul allora gli chiese cosa avesse disegnato su quel foglio e il bambino rispose: “Lucy in the sky with diamonds”.
Ma i giornalisti manipolarono spesso l’opinione pubblica, sfornando delle immagini artefatte e non veritiere sui quattro di Liverpool. John Lennon se ne sarebbe lamentato anni dopo, nel corso di più di un’intervista, sottolineando come su di lui fosse stato scritto un mucchio di falsità.
Gli anni della protesta
Se per George Harrison la sua “liberazione” dai Beatles significò dar sfogo alla sua creatività con brani imbevuti di misticismo, per John Lennon invece cominciò una difficile e ardua battaglia. Quella per porre fine alla sanguinosa guerra in Vietnam.
Condivise questi interessi come già la sua vita, con un’artista concettuale di origine giapponese residente negli States: Yoko Ono.
Yoko diede nuovo impulso e motivazione a Lennon per portare avanti le battaglie in cui credeva fermamente. Dai tempi in cui il giovane Lennon frequentava la scuola d’Arte, aveva sognato innamorarsi di un’artista con cui condividere le proprie passioni. Adesso il sogno sembrava realizzarsi.
Anche lei finì molto spesso nel mirino di fan e giornalisti, accusata di essere la causa della separazione dei Beatles. Di Yoko si scriveva una serie di maldicenze, come che fosse brutta, vecchia o altre considerazioni non certo benevole. Tutte critiche che amareggiarono parecchio John Lennon.
Furono gli anni dei Bed-In (1969) e, come raccontò lo stesso Lennon, all’inizio i giornalisti si aspettarono di assistere a sesso sfrenato e accorsero numerosissimi. Invece si trovarono di fronte “due angeli che si tenevano per mano”.

John e Yoko durante il Bed-In di Amsterdam dal 25 al 31 marzo 1969
Giornali e critica decisero di attaccare anche ferocemente la coppia, che nel frattempo si era sposata il 20 marzo 1969, e molti fan di Lennon avrebbero voluto che egli tornasse con la prima moglie, Cynthia.
Ma a Lennon, in fondo, importava poco di quello che scrivessero su di sé i giornalisti o pensassero molti dei suoi fan. Al contrario della totalità degli artisti di ieri e di oggi, Lennon era alla ricerca di qualcosa che potesse dare un senso vero alla propria opera, infischiandosene di quella che era la sua immagine pubblica, che, anzi, in quegli anni fece di tutto per distruggere agli occhi dei fan.
Lui, come anche George Harrison, portavano di malavoglia il peso della loro ex appartenenza ai Beatles come “un cadavere appeso alla spalla”, come ebbe a dichiarare quest’ultimo.
La stessa Yoko Ono racconterà, in “USA contro John Lennon”, che John aveva vissuto un’infanzia tormentata e durante tutto il periodo della scuola finiva regolarmente per cacciarsi nei guai e con le spalle al muro.
Un ragazzo difficile che non riuscì mai a superare del tutto il dramma dell’abbandono della madre e del padre. Yoko dirà come John gliene continuasse a parlare ancora la sera, quando erano a letto, e di quanto per lui questo continuasse ad essere importante.
Lennon, sotto la corazza apparente di “duro”, si rivelava così un uomo molto sensibile ma anche fragile che aveva sofferto terribilmente la mancanza di amore soprattutto della madre. E che in qualche modo desiderava che l’amore di cui era stato privato trasparisse adesso nelle proprie canzoni.
Pace e amore furono quindi le due parole chiave che avrebbero racchiuso interamente la sua opera artistica del post Beatles.
New York, con il suo gran confluire di artisti e nuove tendenze fu la città che attrasse molto la coppia Ono Lennon che decise di restarvi.
Fu allora che il potere che Lennon aveva sulle masse si mostrò visibilmente. Non è da ripetere qui la storia, in modo dettagliato, che condusse Lennon a mettersi inevitabilmente contro il governo degli Stati Uniti. Per capire a fondo ciò, basterà, per chi non lo conoscesse, vedere il citato documentario del 2006 che Yoko Ono volle in sua memoria.
Tuttavia si deve rimarcare, anzi è doveroso, come Lennon non avesse mai cercato uno scontro diretto con l’amministrazione Nixon. Ma come chiunque allora mostrasse anche un timido accenno di dissenso, fu schedato dai servizi segreti americani come elemento pericoloso.
Nemico pubblico
Anzi, come “nemico pubblico”.
Fu così seguito, intimorito, le sue amicizie vennero spiate, il suo telefono venne messo sotto controllo dai servizi ed infine cacciato via dagli Stati Uniti.
![why-did-john-lennon-become-so-political-later-in-his-career-v0-hrd2zfzvnouf1[1]](https://blog.libero.it/wp/ilgranellodisenapa/wp-content/uploads/sites/68663/2025/12/why-did-john-lennon-become-so-political-later-in-his-career-v0-hrd2zfzvnouf11.jpeg)
John Lennon e Yoko Ono nel Natale 1969 con un cartello di protesta contro la guerra e interamente vestiti di bianco, il colore preferito da Lennon, ben all’opposto del nero amato dagli occultisti
Quando Lennon, circondato dai giornalisti all’indomani della notifica dell’Ufficio immigrazione della sua espulsione dagli Stati Uniti, fu interrogato dai giornalisti che ipotizzarono come la sua protesta avesse probabilmente fatto scattare quel drastico provvedimento governativo, e se lui intendesse quindi proseguire su quella strada (andavano e venivano allora indisturbati da New York molti artisti, fra i quali anche “il capellone pieno di soldi”, Mick Jagger), la risposta secca e senza esitazioni di Lennon fu: “Continuerò la mia battaglia per la pace”.
Lennon non arretrò di un millimetro nelle sue convinzioni. Nemmeno dopo forti pressioni, dimostrando indubbiamente una vocazione profetica.
Ma fu così che firmò purtroppo anche la sua condanna a morte.
La sua capacità di muovere e motivare milioni di persone in tutto il mondo era ormai manifesta. Dapprima, quando l’amministrazione Nixon fu costretta a scarcerare l’attivista John Sinclair dietro la sua protesta, successivamente quando i manifesti dove Lennon chiedeva di dare una “possibilità alla pace” furono affissi in tutto il mondo e tradotti in molte lingue. Come avrebbe detto Yoko Ono, “quando ci venivano delle buone idee, John poi le pensava all’ingrande”.
Il compositore di Liverpool non esitò a finanziare personalmente, dalle proprie tasche, una campagna per dare una chance alla pace, fatta di manifesti che vennero affissi in tutto il pianeta.
La gente in America era stanca della guerra del Vietnam che non sentiva propria (ancora non si era giunti a quell’undici settembre per motivare la gente ad accettare tutta una serie di controlli e restrizioni). Quasi la metà dei giovani americani morirono in quel conflitto infinito, si parla – secondo le stime – del 40 per cento.
John dichiarò all’epoca: “Se la mia musica servirà a far ritornare a casa anche un solo soldato, allora non sarà stata inutile”. Parole profonde, riecheggianti da molto vicino il pensiero e la sensibilità cristiana.
![John_Lennon_performing_Give_Peace_a_Chance_1969[1]](https://blog.libero.it/wp/ilgranellodisenapa/wp-content/uploads/sites/68663/2025/12/John_Lennon_performing_Give_Peace_a_Chance_19691.jpg)
Registrazione di “Give Peace a Chance” al Queen Elizabeth Hotel di Montreal, il 1° giugno 1969
Alla fine, come è noto, Lennon la spuntò con i suoi legali sulla battaglia per ottenere la sua residenza a New York. La notizia arrivò dal suo avvocato proprio il giorno della nascita del figlio Sean, il 9 ottobre 1975, giorno anche del compleanno dell’artista. John era al settimo cielo per entrambi gli avvenimenti. Come racconterà poi Yoko: “Era felice come un bambino”.
Gli anni che seguirono furono fortunatamente sereni, quando Lennon, per non ripetere l’errore che aveva commesso con il primo figlio Julian nato nel 1963, decise di dedicarsi interamente al bambino ed appendere provvisoriamente “la chitarra al chiodo”, come dichiarò lui stesso.
Questo concesse alla famiglia cinque anni di tranquillità mentre l’artista vedeva crescere il figlio. Ma quando Lennon tornò sulla scena musicale con “(Just Like) Starting Over” (Proprio come ricominciare), i suoi nemici ritornarono puntualmente ad assediarlo.
John aveva voluto l’inizio di questa canzone con un tintinnio di campane a festa, all’opposto e molto diversamente da “Mother”, dove le campane suonano invece a morto.
Era il suo ritorno, pieno di buoni propositi, ad una nuova attività creativa che non avrebbe potuto prescindere da un rinnovato impegno per la pace.
La morte
Ma cinque spari nel buio, la sera dell’otto dicembre 1980 alle ore 22:50 circa, mentre rientrava nel suo appartamento di New York, fecero cessare di batter per sempre il suo cuore irrequieto.
Il suo assassino gli scaricherà addosso una rivoltella calibro 38, colpendolo quattro volte, esattamente come era già accaduto prima a John Kennedy e poi a Martin Luther King. Infine a Robert Kennedy, durante i non troppo lontani anni Sessanta.
Un uomo con problemi psichici, si disse, che si sedette in strada dopo l’omicidio con aria disorientata e un libro in mano, in attesa dell’arrivo della polizia.
Ma anche un candidato perfetto per il programma di controllo mentale MKultra posto in atto dai servizi segreti americani.
È da rilevare qui come Lennon non fu assassinato durante la presidenza Nixon, che pure spiava e controllava capillarmente tutti coloro che venivano considerati degli oppositori. Il compositore di Liverpool fu ucciso invece soltanto dopo, non appena fece ritorno alla sua attività e mentre il deep state americano, ovvero le élite anglo sioniste, stavano progettando il futuro scenario mondiale.
Uno scenario inquietante fatto di altre guerre e successivi atti terroristici, come quello del famigerato undici settembre, che aveva lo scopo di imporre un regime di controllo e sorveglianza altrimenti non accettabile.
Fino al raggiungimento del “capolavoro” del COVID, che, se fosse giunto al compimento voluto dalle élite, avrebbe dovuto condurre la popolazione mondiale al confinamento e alla vaccinazione di massa. Oltre a un regime di stretta sorveglianza mai immaginato prima.
È evidente, in questo fosco scenario programmato per gli anni successivi, che la voce scomoda e potente di John Lennon dovesse essere messa a tacere per sempre.
L’avversione di John Lennon per il Cristianesimo: fu costruita ad arte?
È noto come John Lennon venga ancora oggi attaccato. La falsa chiesa ha spesso voluto ricordare canzoni del periodo immediatamente successivo allo scioglimento dei Beatles come “God”, dove John scrive: “credo solo in me”, per rimarcare il suo ateismo, dato arrogantemente per scontato.
Ma per un ragazzo cresciuto senza genitori e proveniente dalla classe operaia, a cui era stato ben presto insegnato a guardarsi dalla polizia e a diffidare dalle autorità, questa lucida convinzione potrebbe risultare in fondo prevedibile.
La Chiesa Anglicana, alle strette dipendenze della Regina, alto esponente della massoneria britannica, non aveva saputo veicolare probabilmente molti autentici valori cristiani. Ricordiamo come nel novembre 1969 l’artista di Liverpool avesse restituito al governo anglosassone, per protestare contro la guerra, la massima onorificenza conferitagli proprio dalla Regina nell’ottobre 1965.
Lennon rimase così molto lontano dalla Chiesa Anglicana. D’altronde lui, che veniva dalla classe lavoratrice, non riusciva a tollerare l’ipocrisia dell’autorità costituita e non accettava gli abusi posti in essere dalle istituzioni. In una visione che oggi, alla luce degli avvenimenti odierni, si rivela lungimirante.
Le sue parole nel brano “Working Class Hero” del 1970 sono più che eloquenti:
“Appena nati vi fanno sentire piccoli non dandovi tempo, invece di darvelo tutto… Vi feriscono in casa e vi feriscono a scuola, vi odiano se siete intelligenti ma disprezzano uno stupido finché non diventate così fottutamente pazzi da non riuscire a seguire le loro regole… Vi mantengono drogati di religione, sesso e TV e voi pensate d’essere così intelligenti, fuori da qualunque classe e liberi ma siete ancora fottuti zotici, a quanto vedo.”
Ma John Lennon non nutriva affatto una cattiva opinione su Gesù Cristo. Chi scrive questo, scrive solo il falso.
“Gesù El Pifico, uno piccolo bastardo fascista cattolico spagnolo, giallo, puzzolente e unto, che mangia aglio”, di cui Lennon scrive nel suo A Spaniard in the Works del 1965, non si riferisce certamente a Gesù Cristo, come è stato scritto per accusare Lennon addirittura di blasfemia. Gesù è un nome molto comunemente usato in Spagna e il riferimento qui è ovvio. Anzi palese.
Ma ai giornalisti piace far notizia con rivelazioni eclatanti, che però si rivelano del tutto prive di fondamento. John Lennon aveva stima per la persona di Cristo e lo dichiarò più volte apertamente, a cominciare da quando affermò nel 1966: “Gesù era nel giusto, ma i suoi discepoli erano ottusi e mediocri. È il modo in cui loro lo distorcono ciò che per me rovina il Cristianesimo”.
Certamente, se osserviamo la Chiesa oggi sotto l’assedio della massoneria, non è difficile comprendere lo sconcerto e lo smarrimento di chi ne è lontano. Mentre i cristiani continuano a mancare troppo spesso di rendere testimonianza.
Così, quando Lennon dichiarò nel corso di un’intervista condotta da una sua amica giornalista, Maureen Cleave, avvenuta il 4 marzo 1966 per il giornale londinese The Evening Standard, che “i Beatles sono più famosi di Gesù Cristo”, non intendeva offendere Cristo.
Lo dirà con chiarezza durante una conferenza stampa, molto arrabbiato quando fu pressato successivamente per scusarsi. “Se avessi detto che la televisione è più famosa di Gesù, nessuno avrebbe protestato. Non sono contro Dio, contro Cristo o contro la religione”.
Aveva fatto invece il nome dei Beatles e tutti avevano gridato allo scandalo, stracciandosi le vesti. Ma era solo una constatazione senza intenzioni offensive.
Ma la rivista americana per adolescenti Datebook aveva pubblicato alcune sue frasi estratte a casaccio dall’intervista con la Cleave, e ne era seguito il putiferio. Negli Stati Uniti i dischi e tutto ciò che riguardava i Beatles venne bruciato in una vera e propria caccia alle streghe animata da una follia collettiva.
Fu allora che John Lennon comprese che il suo tempo nei Beatles era giunto ormai a termine e iniziò uno scontro con il governo americano che lo avrebbe condotto, sei anni più tardi, a una battaglia aperta a favore della pace.
Come riporterà la prima moglie di Lennon, Cynthia Powell, nel suo libro: John, edito in Italia nel 2006 da Coniglio Editore:
“Era scosso e perplesso, e non capiva perché tanta gente dava importanza a quello che aveva detto. Le minacce dei pazzi furono quasi peggio. Ricevemmo terribili predizioni di incidenti aerei e altri accadimenti nefasti, ma solo una colpì veramente John. A differenza di altre lettere, non era ostile o arrabbiata: dagli USA avrebbero sparato a John. Dichiarando quella che secondo lui era la verità, non avrebbe mai pensato di provocare tanto odio e tanta rabbia. Avevo paura anch’io e se avessi potuto impedirgli di andare in tour negli States lo avrei fatto. Ci salutammo chiedendoci se non fosse il nostro ultimo saluto e abbracciandoci in lacrime” (p. 242).
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![Beatles-polemiche[1]](https://blog.libero.it/wp/ilgranellodisenapa/wp-content/uploads/sites/68663/2025/12/Beatles-polemiche1.jpg)
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Sopra: una delle tante immagini che mostrano un rogo di tutto il materiale che riguardava i Beatles. Sotto: “rogo dei Beatles” a Waycross, Georgia (U.S.A.), nell’agosto 1966
Anche l’affermazione di Lennon, nel corso della stessa intervista per l’Evening Standard, secondo la quale il Cristianesimo sparirà, non è poi così diametralmente opposta alla celebre profezia – di qualche anno successiva – del professore Joseph Ratzinger sul “piccolo resto”.
Perché la Chiesa Cattolica si avviava lentamente ma inesorabilmente verso una drastica riduzione, non potendo durare ancora a lungo la presenza di quei tanti “credenti” che di vera fede in Cristo avevano, e hanno tuttora, davvero molto poco.
La giornalista Cleave, amica di Lennon, scriverà che nella sua abitazione John possedeva una serie di libri ben ordinati, una vecchia edizione della Bibbia che lui aveva letto più volte, e un crocifisso.
Lennon “legge molto sulla religione” e tra i libri della sua biblioteca annovera anche il controverso The Passover Plot di Hugh J. Schonfield, sulla Passione di Gesù Cristo. Passione che, secondo l’autore, avrebbe progettato lo stesso Cristo per poi inscenare la morte in croce.
Ma in realtà Lennon – come dichiarò l’amica – non aveva mai creduto alle teorie di Schonfield.
Durante il viaggio che il quartetto di Liverpool fece in India, John ricevette una lettera di una fan di nome Beth. La ragazza chiedeva se i Beatles credessero in Gesù Cristo, disorientata dall’esperienza mistica del quartetto che caratterizzò quel viaggio e che avrebbe colpito successivamente in particolare George Harrison.
Lennon le rispose con molta dolcezza, assicurandole che “in Gesù Cristo ci crediamo, eccome”. Questo il testo completo della sua lettera:
“Cara Beth, grazie della lettera e delle tue premure. Se leggi che siamo in India in cerca della pace ecc., non significa che non abbiamo fede in Dio e in Gesù ci crediamo eccome. La meditazione trascendentale non si contrappone ad altre religioni. Si basa sulle verità fondamentali di tutte le religioni, è il denominatore comune.”
“Gesù diceva «Il Regno dei Cieli è dentro di te» (Vangelo di Matteo, ndr) – ed è esattamente questo che intendeva – «il Regno dei Cieli è vicino» – non in un remoto tempo futuro, o dopo la morte, ma adesso. Durante il digiuno ecc. nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti, Gesù doveva fare qualche forma di meditazione, non stava solo seduto sulla sabbia a pregare, anche se meditare è una forma di preghiera. Spero che quel ti ho detto abbia un senso per te, sono certo che ce l’ha per un vero cristiano, cosa che cerco di essere in tutta sincerità” (a cura di Hunter Davies, Le lettere di John Lennon, Mondadori, pp. 121-122).
![John_Lennon_Imagine_1971_(cropped)[1]](https://blog.libero.it/wp/ilgranellodisenapa/wp-content/uploads/sites/68663/2025/12/John_Lennon_Imagine_1971_cropped1.jpg)
![John_Lennon_-_Imagine_John_Lennon[1]](https://blog.libero.it/wp/ilgranellodisenapa/wp-content/uploads/sites/68663/2025/12/John_Lennon_-_Imagine_John_Lennon1.jpg)
Sopra: John Lennon esegue “Imagine” al pianoforte nella “White Room” della sua residenza inglese di Tittenhurst Park (Ascot, Berkshire). Sotto: copertina della colonna sonora del film documentario: “Imagine: John Lennon”, pubblicato il 10 ottobre 1988
Imagine
Dopo la morte di John Lennon, fu proprio quel deep state che l’aveva assassinato a tentare di appropriarsi persino della sua eredità spirituale. Un destino paradossale, questo, che pure è comune a tante vittime della massoneria internazionale.
Forse le note parole che il generale Carlo Alberto dalla Chiesa confidò alla figlia Rita quando un presentimento di morte lo attanagliava, potrebbero spiegare bene questa amara realtà.
Il generale disse alla figlia che la prima corona di fiori giunta in occasione del suo funerale sarebbe stata quella del mandante del suo omicidio. Fu così che quando tutto tristemente si avverò, Rita dalla Chiesa prese la prima corona floreale da poco arrivata e la gettò via.
È noto come la massoneria si dimostri sempre molto abile in questo gioco: far apparire come uomini propri coloro che in vita ha dapprima perseguitato e poi infine ucciso. E brillare anche della loro luce riflessa e della loro notorietà. Naturalmente il gioco val bene la candela quando si tratta di personaggi celebri e molto amati dal pubblico.
Fu così che “Imagine”, la celeberrima canzone di John Lennon, sarebbe stata trasformata in una specie di inno dal sapore massonico, cantata in moltissime e disparate occasioni che nulla avevano a che vedere con il senso originale del brano, voluto da suo autore. Approfittando di un testo che parla di fratellanza universale e vagheggia un mondo senza nazioni, confini e divisioni religiose.
Ma era altro il senso del testo scritto da John Lennon. Come ha riportato recentemente il sito Virgin Radio, «In un’intervista con David Sheff per Playboy Magazine, pochi giorni prima della sua morte, Lennon raccontò che Dick Gregory aveva regalato a lui e a Yoko Ono un libro di preghiere cristiane. Fu proprio in questo volume che il musicista trovò l’ispirazione giusta per scrivere questo capolavoro: “Il concetto di preghiera positiva può diventare vero – disse il musicista – se solo riuscissimo a immaginare un mondo in pace, senza alcuna definizione di religione. Questo non significa che non debbano esserci le religioni, ma che bisognerebbe eliminare semplicemente il concetto secondo il quale ‘il mio Dio è più grande del tuo’. Una volta la World Church mi chiamò e mi chiese ‘Possiamo usare il testo di ‘Imagine’ modificando una frase in ‘Imagine one religion’?’. Questa fu la prova che non avevano capito niente. Questa modifica avrebbe distrutto completamente il senso e l’idea della canzone”».
Certo, si potrebbe obiettare senz’altro che il Cristianesimo professa la sua fede in Gesù Cristo come l’unico Signore in cui può esservi salvezza e davanti al quale ogni ginocchio dovrà piegarsi alla fine dei tempi.
Ma Lennon risentiva ovviamente del background culturale e artistico che lo circondava a New York. Difficilmente avrebbe potuto descrivere, con parole diverse da quelle, ciò che pensava e sentiva nel 1971, mentre si trovava alla ricerca della verità su Dio, sul mondo e su stesso. Ma vedremo come questa ultima affermazione assumerà maggior credibilità tra poco.
Per quanto riguarda inoltre l’accusa mossa all’artista di essere comunista, è interessante riportare qui ancora le parole del sito Virgin Radio:
«Oltre all’aspetto riguardante la religione, “Imagine” racchiude anche un significato politico e sociale, per il quale John Lennon ammise si essersi ispirato al Comunismo. Il musicista spiegò che le similitudini tra gli ideali espressi nel brano e quelli comunisti erano volute: “Nel punto in cui dice ‘Immagina non ci siano più religioni, Paesi e politica’ ricorda virtualmente il Manifesto Comunista – spiegò – anche se in realtà io non sono vicino al Comunismo e non mi riconosco in alcun movimento”.
Le idee politiche di John Lennon non potevano essere etichettate in una particolare corrente di pensiero: “Sono sempre stato molto aperto dal punto di vista politico – disse in merito – sono sempre stato contro lo status quo. È abbastanza facile quando, come me, vieni cresciuto nell’odio e nella paura nei confronti della polizia, vista come un nemico naturale, e quando vieni abituato a disprezzare l’esercito come qualcosa che porta via le persone e le lascia morire da qualche parte. Ciò che voglio dire è che tutto questo riguarda la classe operaia”.
Leggendo bene il testo di “Imagine”, in effetti, ci si può rendere conto che le parole di Lennon vanno ben oltre gli ideali comunisti, non a caso questa canzone è stata cantata e viene cantata ancora oggi da persone di tutte le fazioni politiche. Questo brano, forse più di altri, è una prova della grandezza di John Lennon e del suo immenso talento come compositore, perché questa melodia e queste parole di speranza riescono davvero a far sognare tutti un mondo diverso».
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Paul McCartney e John Lennon al Variety Club Showbusiness Awards tenutosi al Dorchester di Londra, il 13 settembre 1964
Il rapporto con Paul McCartney
Certamente a differenza di John Lennon, l’altro Beatle Paul McCartney, proveniva da una situazione familiare più stabile. Se è vero che il connubio con Lennon fu molto fecondo, è vero anche che le idee di McCartney erano molto lontane da quelle dell’amico.
Fu così che nel tempo, dopo che i Beatles raggiunsero l’apice del successo, il loro rapporto artistico iniziò a deteriorarsi. All’epoca fan e giornali ritennero Yoko Ono la causa della separazione dei Beatles, ma la verità era un’altra. Il rapporto Lennon/McCartney si era progressivamente distrutto a causa delle divergenze di opinione sul percorso artistico da proseguire.
John Lennon era sempre più desideroso di liberarsi dal peso dell’essere un Beatle e dare sfogo senza più orpelli alla sua creatività e alle sue battaglie sociali.
Paul McCartney, dopo lo scioglimento dei Beatles avvenuto nel 1970, proseguì invece la sua carriera insieme alla moglie Linda e fondò successivamente un nuovo gruppo musicale, i Wings. Ma occorre notare come l’artista abbia preferito spesso brani, che pur rispettando standard di qualità elevata, hanno privilegiato l’aspetto commerciale.
Negli ultimi anni è emerso pubblicamente anche il sostegno di McCartney alla falsa emergenza climatica e ancor prima il suo tacito avallo a tutte le restrizioni poste in essere a livello mondiale, a partire dall’epoca del COVID. D’altronde il baronetto di Liverpool ha tenuto sempre ottimi rapporti, a differenza di Lennon, con giornalisti, buona società e dinastia Windsor.
Probabilmente proprio per questo John Lennon, sul finire degli anni Sessanta, definì nel corso di un’intervista Paul McCartney come un ottimo “public relation man”.
Tutto quello che lui non era e non avrebbe potuto essere.
Il testamento spirituale di John Lennon
Probabilmente fu una delle cause principali che fecero scattare velocemente la decisione di ucciderlo, prima che avesse potuto iniziare a muovere milioni di cristiani e forse anche a manifestare apertamente la sua fede in Gesù Cristo.
Parliamo di due brani inediti dell’ultimo album di John Lennon: “Double Fantasy”, pubblicato il 17 novembre 1980, che mostrano inequivocabilmente come pochi giorni prima di morire John Lennon avesse stretto un rapporto ravvicinato con Dio. I brani in oggetto sono: “Help Me to Help Myself” e “You Saved My Soul”.
Queste due canzoni rimasero nell’ombra per trent’anni, fino al 2010. Il critico musicale Julián Ruiz, in un articolo pubblicato sul quotidiano El Mundo e sul sito Plastic y Decibelios, scrisse che Yoko Ono volle nasconderli dopo la morte dell’artista non condividendo le posizioni del marito, che si stava avvicinando troppo al Cristianesimo.
Ma se davvero fosse stato questo il motivo, non si comprende allora perché Yoko avrebbe dovuto tirarli fuori trent’anni dopo.
È più facile che la comprensibile paura o anche delle possibili minacce dopo la morte del marito avessero costretto Yoko Ono a tacere, con un bambino piccolo ancora da crescere.
Ma basterà leggere il testo di “Help Me to Help Myself” per comprendere a fondo quanto affermato sopra:
“Well, I tried so hard to stay alive/
But the angel of destruction keeps on houndin’ me all around/
But I know in my heart/
That we never really parted, Oh no”.
[“Beh, ho provato duramente a restare vivo/
ma l’angelo della distruzione continua a perseguitarmi ovunque/
ma so nel mio cuore/
che non ci siamo mai veramente separati, oh no”.]
Così, nella seconda parte del brano, Lennon afferma che nel profondo del proprio cuore non era mai stato soddisfatto e si affida all’amore misericordioso di Dio, certo del fatto che Lui non manca di aiutare coloro che lo cercano:
“They say the Lord helps those who helps themselves,/
So I’m asking this question in the hope that you´ll be kind/
‘Cause I know deep inside/
I was never satisfied”.
[Dicono che il Signore aiuta chi aiuta se stesso/
così ti faccio questa richiesta nella speranza che tu sia magnanimo/
perché so nel profondo/
che non sono mai stato soddisfatto.]
E’ la fine di un percorso sofferto di fede, durato un’intera esistenza, dove egli è consapevole nel profondo di se stesso di non essersi mai veramente separato da Dio.
Da notare qui anche la visione, che potremmo definire profetica, che lo sente perseguitato dall’angelo della distruzione (il diavolo) da tempo.
Di fatto non è un mistero ma una realtà vissuta della vita cristiana che il demonio si accanisca, con le sue persecuzioni, contro coloro che credono in Dio. E lo temono.
Così nel testo di “You Saved My Soul”, si legge nella seconda parte:
“Oh only you saved me from that suicide/
Because of all my foolish pride/
Well if I could thank you, thank you/
For saving my soul with your true love.”
[Oh, solo tu mi hai salvato da quel suicidio/
A causa di tutto il mio sciocco orgoglio/
Beh, se potessi ringraziarti, grazie/
Per aver salvato la mia anima con il tuo vero amore.]
La certezza che Dio avesse salvato la sua anima, che lo avesse salvato quando era solo e spaventato dall’idea nefasta, avuta per ben due volte, di porre fine alla propria vita.
E’ da notare, se si effettuano delle ricerche online, come l’intelligenza artificiale di Google suggerisca che sia stata un’altra persona, “forse Yoko Ono” e non certo Dio, a salvare John Lennon dal suicidio nei momenti più difficili della sua vita.
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John Lennon con il figlio Sean in visita a Hong Kong nel 1977
Conclusioni
Facendo qualche ricerca sul web, non è difficile imbattersi in parole come quelle di chi scrive appena sei mesi fa:
“Non puoi andare online da nessuna parte che riguardi John Lennon o i Beatles senza che qualcuno sputi su John Lennon. Ho appena visto un video caricato di recente su YouTube chiamato The Dark side of John Lennon e la maggior parte dei commenti delle persone lo stanno facendo a pezzi, alcuni lo chiamano persino senza talento e alcuni lo chiamano persino il diavolo. John Lennon era davvero così cattivo come dice la gente o sono solo persone cronicamente online che lo odiano, perché posso nominare così tante rockstar altrettanto imperfette o anche peggiori di lui che non ricevono affatto tanto odio quanto John Lennon”.
D’altronde una certa fetta di cosiddetti cattolici, che si riconoscono come “tradizionalisti”, insieme agli efficientissimi giornalisti, si uniscono a questo coro esultante apostrofando Lennon con termini come “blasfemo”, “anti Cristo”, “porco”, “massone”, e giù di lì.
Non bastava il titolo di “nemico pubblico”, già affibbiatogli dai servizi segreti americani alle dipendenze del deep state.
A costoro, che si professano cristiani, ricorderei le seguenti parole di Cristo stesso: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Matteo 21,31b). Così, restando all’interno del Vangelo di Matteo, il discorso della montagna può fornirci probabilmente una conclusione perfetta: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Matteo 5,9).
Nel ricordo di John Lennon, operatore di pace.
8 dicembre 2025, Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria