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La bellissima e commovente scultura sulla tomba del piccolo Johann Hegmann, nel cimitero comunale di Xanten in Germania, fa sognare un’Europa veramente unita nelle sue profonde radici cristiane

Gli orrendi omicidi di bambini cristiani e i files di Epstein. La folle ricerca dell’eterna giovinezza

Sull’accusa del sangue, come è noto considerata priva di qualunque fondamento storico da parte degli studiosi contemporanei, ho approfondito casualmente qualche altra leggenda o racconto. 

Si tratta di due o tre casi, di cui tuttavia è possibile rintracciare dei fondamenti storici.

La leggenda del beato Sebastiano Novello da Seriate, martire

Un’antica testimonianza è quella dell’abate Giovanni Battista Angelini, vissuto nel Settecento e cappellano alla corte dei reggitori veneti di Bergamo con un incarico che oggi definiremmo di “addetto stampa”. Appassionato di storia locale, nella sua descrizione poetica di Seriate, ricordava “Sebastiano fanciullo” che “fu dagli Ebrei battuto e, con feroce rabbia crocefìsso”. L’anno è il 1480. Del piccolo Sebastiano non v’è traccia nelle cronache cittadine.

Esiste tuttavia un manoscritto conservato presso l’Archivio parrocchiale. In particolare, uno studio di mons. Cesare Patelli, della Chiesa di Bergamo, ci informa che nel 1949 un sacerdote della diocesi di Pordenone raccontò a mons. Guglielmo Carozzi la storia del Beato Sebastiano Novello. Eccone la sintesi:

A circa trenta chilometri da Treviso, ai confini con il Friuli, esisteva ed esiste ancora oggi un paese dal nome di Portobuffolè, che adesso è un piccolo comune ma che nel Quattrocento era un centro di una certa importanza, sede, tra l’altro, di una comunità ebraica.

Nella festa dei Tabernacoli del 1479, i capi di questa comunità ebraica decisero di celebrare la Pasqua dell’anno successivo con un sacrificio umano. Un certo Giacobbe venne incaricato di scegliere la vittima. Infatti, in prossimità della Pasqua, l’anno dopo, egli si recò a Treviso dove incontrò, presso il pubblico macello, un bambino di sette anni: Sebastiano Novello, figlio di Pietro, che, mendicando di paese in paese da Seriate, suo paese natale, attraverso Palazzolo, Brescia, Verona, Vicenza, era arrivato a Treviso. Ingannato con i soliti stratagemmi, venne portato a Portobuffolè, dove poi si compì il crudele e blasfemo misfatto, crocifiggendo il povero bambino. Scoperto il delitto, il Senato Veneto bandì dal centro trevigiano gli ebrei, confiscandone i beni. La stessa sinagoga venne consegnata ai cristiani del luogo che la trasformarono nella loro chiesa parrocchiale.

Sulla vicenda dell’infelice Sebastiano venne pubblicato anche un racconto in versi che si può consultare tra gli atti conservati presso l’Archivio Parrocchiale.

A onore di citazione, trascriviamo alcuni di questi versi:

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Il racconto ovviamente termina con la morte de “el sagurato bambolino”.

Di questa storia e del beato Sebastiano Novello sembra che non esista traccia nei documenti ufficiali della Chiesa.

Johann Hegmann

Premetto che da PC mi è stata negata più volte la connessione al sito tedesco, che ha costituito una delle mie fonti di informazioni.

Chissà mai perché, poi.

Alla fine, utilizzando uno stratagemma, sono riuscita ad accedervi ugualmente.

L’articolo, che titola con “L’omicidio del ragazzo di Xanten” ci informa subito:

«Nel 1892 a Kleve si svolse il processo a un commerciante di Xanten, accusato di “omicidio rituale” di un bambino di cinque anni, una testimonianza della follia antisemita e di un sistema giudiziario sorprendentemente premoderno».

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Xanten, Anfiteatro antico


Dopo una serie di lunghi e noiosi preamboli, l’articolista infine si decide a raccontare il fatto:

«Cosa accadde? Quanto segue può essere considerato un fatto accertato: il 29 giugno 1891, una domestica trovò il corpo di Johann Hegmann, di cinque anni, nel fienile dell’oste e politico locale Küppers. Poiché la gola del bambino era stata in gran parte tagliata, nella cittadina prevalentemente cattolica del Basso Reno – con una popolazione totale di circa 4.000 abitanti, di cui circa 80 ebrei – si diffuse la voce che si fosse trattato di un “omicidio rituale”.

Dopo il genocidio degli ebrei europei, che lo Stato tedesco avrebbe organizzato una generazione dopo, è ormai ampiamente sbiadito il ricordo di come, soprattutto nell’Europa centrale cattolica, la calunnia del sangue abbia conosciuto ripetute recrudescenze a partire dall’inizio del XIX secolo – una psicosi collettiva alimentata dal nuovo mezzo di comunicazione di massa, il quotidiano […]».

«A Xanten i sospetti ricaddero su Adolf Wolff Buschhoff (1840-1912), ex macellaio e commerciante di lapidi, la cui casa si trovava vicino al fienile in cui era stato scoperto il corpo del bambino».

Vi fu la pubblicazione di un “parere di esperti” – secondo quanto ci informa ironicamente l’articolista – «da parte di un quotidiano cattolico secondo cui il corpo non conteneva praticamente sangue e che il taglio mortale alla gola corrispondeva allo schema osservato nella macellazione rituale, ovvero la macellazione di un animale secondo la legge ebraica. L’accusa contro Buschhoff si basava essenzialmente sull’ipotesi che uno dei coltelli, che l’ex macellaio part-time della piccola comunità aveva consegnato a un agente di polizia giunto da Berlino, dovesse essere stato utilizzato per il crimine».

Furono ascoltati circa 150 testimoni su una comunità di circa 4.000 abitanti. Al termine dell’estenuante processo, durato dieci giorni, Buschhoff fu infine assolto. Il caso non venne mai risolto.

Tuttavia il ricordo dell’episodio rimase fortemente impresso nella memoria popolare, non solo locale, che venerò il bambino come martire cristiano; come attesta anche la bellissima scultura a lui dedicata e riportata anche nell’immagine di copertina.

Gabriele di Białystok

Come ci informa la stessa Wikipedia, «Gabriele di Białystok (in russo: Гавриил Белостокский, romanizzato: Gavriil Belostoksky, in polacco Gabriel Bialostocki) noto anche come Gabriele di Zabłudów (in polacco: Gabriel Zabłudowski; in alternativa Gavrila o Gavriil; 2 aprile [22 marzo del calendario giuliano] 1684 – 20 aprile 1690), è un santo bambino della Chiesa Ortodossa orientale. La storia della sua morte è considerata da alcuni autori, soprattutto della comunità ebraica, un esempio di calunnia antisemita del sangue. La sua festa si celebra il 20 aprile (del calendario giuliano, che corrisponde al 3 maggio del calendario gregoriano).

GavriilBelostok[1]

Icona del XIX secolo raffigurante Gabriele di Białystok


Secondo la tradizione, il piccolo Gabriele, di sei anni, fu rapito dalla sua casa nel villaggio di Zwierki (13 km da Zabłudów , Grodno Uezd, Granducato di Lituania; oggi Polonia) durante la Pasqua ebraica , mentre i suoi genitori, i pii cristiani ortodossi Peter e Anastasia Govdel, stavano lavorando in un campo vicino. Shutko, un arrendatore ebreo di Zverki, fu accusato di aver portato il bambino a Białystok, di averlo trafitto con oggetti appuntiti e di averlo dissanguato per nove giorni, prima di riportare il cadavere a Zverki e di abbandonarlo in un campo locale.

Reliquie e canonizzazione

Dopo il ritrovamento del suo corpo, Gabriele fu sepolto a Zverki, in un’area del cimitero locale dove in seguito sarebbero stati seppelliti i bambini morti di peste. Durante un funerale del 1720, la tomba fu accidentalmente dissotterrata e si scoprì che il corpo era soprannaturalmente incorruttibile; i resti furono quindi trasferiti nella cripta della chiesa ortodossa di Zverki. Il culto di Gabriele crebbe nel corso degli anni, in gran parte a causa delle presunte guarigioni avvenute presso la sua tomba. Nel 1746, le reliquie furono trasferite a Zabłudów e poi in vari luoghi. Quando le sue reliquie furono trasferite nel 1755 al Monastero della Santissima Trinità a Slutsk, nel Guberniya di Minsk, un cartello affermava che un ebreo era stato responsabile della sua morte. Il suo culto si sviluppò e si diffuse in tutto l’Impero russo, e fu canonizzato nel 1820. È considerato il santo patrono dei bambini. Negli anni ’30 le reliquie furono trasferite al Museo dell’Ateismo di Minsk. Nel 1944 furono spostate a Grodno, dove rimasero fino al 1992, quando furono trasferite a Białystok (in russo: Свято-Никольский собор), dove rimangono il fulcro dei pellegrinaggi».

Così Wikipedia. L’enciclopedia online ci informa anche delle preoccupazioni insorte in seguito al culto largamente diffuso del fanciullo.

Preoccupazioni relative all’accusa di omicidio rituale

Alcune autorità hanno espresso preoccupazione per il fatto che la venerazione di Gabriele di Białystok possa essere usata per fomentare l’antisemitismo. In un rapporto del 1997 all’Unione dei Consigli per gli Ebrei Sovietici (UCSJ), il primo deputato del Congresso ebraico euroasiatico, Yakov Basin, ha suggerito:

Le cronache contemporanee, che affermano che gli ebrei abbiano assassinato un bambino in modo rituale per usarne il sangue, stanno riportando alla luce la calunnia medievale secondo cui gli ebrei usano il sangue dei bambini cristiani per i loro scopi rituali nei giorni che precedono la Pasqua. L’11 aprile 1690, pochi giorni prima dell’inizio della Pasqua, il piccolo Gavril Belostoksky, di 6 anni, fu trovato assassinato e dissanguato nel suo villaggio di Zverki, che all’epoca era una città bielorussa, ma ora si trova in territorio polacco. Poco dopo, l’accusa che fosse stato assassinato da ebrei che avevano bisogno del suo sangue per cuocere la matzah si diffuse in tutta la Bielorussia. La calunnia fu rafforzata nel 1844 nel libro di Vladimir Dal, “Indagine sull’omicidio di bambini cristiani da parte di ebrei e sull’uso del loro sangue”. La Chiesa ortodossa russa ha canonizzato Gavril nel XX secolo come santo patrono dei bambini malati; viene commemorato all’inizio di ogni maggio.

Il 27 luglio 1997, un film che raffigurava la leggenda della morte di Gabriele fu trasmesso dalla televisione bielorussa e fu criticato da Leonid Stonov come una mossa per “sfruttare il tema dell’accusa di omicidio rituale”. La rinascita del culto in Bielorussia fu citata come espressione di antisemitismo nei rapporti del Dipartimento di Stato americano sui diritti umani e la libertà religiosa, che furono trasmessi all’UNHCR».

Le preoccupazioni degli organismi internazionali e del mondo dell’informazione

Come abbiamo appena letto, le preoccupazioni per quello che si presenta come un fatto storico realmente accaduto ove il protagonista – piccolo martire cristiano – venga venerato attualmente dalla Chiesa Ortodossa, solleva enormi preoccupazioni che assalgono gli organismi internazionali. Il timore diffuso è che si possa assistere infatti ad una recrudescenza dell’antisemitismo.

Sarà forse questo il motivo per cui sono stata informata che non avevo “il permesso di accesso”, faticando tanto a collegarmi al sito che narra del bambino di Xanten? Fra l’altro l’articolista, come abbiamo letto, dimostra di essere palesemente di parte nella sua narrazione, ridicolizzando la stampa quotidiana cattolica dell’epoca ed equiparandola addirittura agli attuali social media, avvezzi – secondo lui – a diffondere falsità.

E allora? Sembra che la paura si tocchi ormai con mano. A prezzo della corretta informazione: anzi al prezzo del sacrosanto diritto all’informazione. Invece la censura – e la gravità che questo atto comporta in quelle che vengono comunemente definite democrazie occidentali – ormai non costituisce più fonte di preoccupazione per i nostri contemporanei.

In Italia il disegno di legge sull’antisionismo che, se approvato dalla Camera dopo essere stato a larga maggioranza approvato dal Senato, diverrà a tutti gli effetti un bavaglio alla libertà di pensiero e di espressione, costituisce un valido esempio del baratro profondo in cui è precipitata quella che, sin dai suoi primi esordi nel dopoguerra, non è mai stata una vera democrazia.

Certo, la recente pubblicazione sul sito dell’FBI dei files di Epstein non ha aiutato a rasserenare gli animi. Anzi.

Sarà per quello allora che la falsa controinformazione è tanto arrabbiata, anzi, inferocita, contro Donald Trump?

Qualcuno, di cui ovviamente non faccio il nome ma che milita anche in politica in Italia, ha esclamato tempo addietro con odio malcelato che, finalmente, il presidente degli Stati Uniti ha gettato via la maschera.

Ma, in tutta franchezza, a me sembra che a gettare la maschera siano proprio loro, la cosiddetta controinformazione, nel panico dopo l’uscita dei files di Epstein, e che adesso cerca di sviare l’attenzione del grande pubblico per condurlo verso il recinto del terrore che possa scoppiare una Terza guerra mondiale. La quale, a mio modesto avviso, non ci sarà.

Le profezie di Fatima con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria ci vengono in aiuto a tale riguardo, per ritornare alla fede cristiana. Ma anche un’analisi obiettiva della situazione ci indica che siamo di fronte all’ennesimo depistaggio per stornare l’attenzione da quello che oggi avrebbe dovuto essere l’argomento più importante ed esplosivo: i contenuti dei files di Epstein, finalmente desecretati.

Allora facciamo un salto indietro, a fine gennaio, quando online si diffusero orrende notizie, fra cui le atrocità di cui sarebbe stato testimone una delle vittime di Epstein.

Jeffrey Epstein


I files di Epstein e le loro atrocità

La nuova serie di documenti, resa pubblica il 30 gennaio scorso dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ha scoperchiato un vaso di Pandora da cui escono notizie allucinanti.

Uno dei documenti in oggetto cita una denuncia relativa a sacrifici rituali con l’aggravante del cannibalismo. Nel file EFTA00147661, l’FBI interrogò una presunta vittima di stupro da parte di George H.W. Bush, ex presidente degli Stati Uniti.

La vittima riferì che, a bordo di uno yacht di proprietà di Jeffrey Epstein, “assistette a uomini afroamericani che avevano rapporti sessuali con donne bionde bianche” fino a provocare loro sanguinamento. “[Egli] fu vittima di una sorta di sacrificio rituale in cui gli tagliarono i piedi con una scimitarra [sciabola a lama curva e a un solo filo], ma senza lasciare cicatrici”, si legge nel testo. Inoltre, la vittima dichiarò di aver assistito allo squartamento di bambini, ai quali “venivano estratti gli intestini e alcune persone mangiavano le feci di detti intestini”.

Un altro documento tra quelli pubblicati include un’e-mail del settore entertainment statunitense Peggy Siegal, datata 18 dicembre 2009, relativa a un viaggio programmato in Kenya. “Posso portarti un bambino piccolo… o due. Bambini o bambine?”, scrisse nell’e-mail attribuita a Epstein. Un’ulteriore e-mail, inserita nella corrispondenza interna degli investigatori del caso Epstein, descrive un episodio grave che coinvolgerebbe l’ex principe Andrea d’Inghilterra.

“Negli anni ’90, Ghislaine Maxwell reclutò una ragazza per una carriera da modella. Invece la giovane fu venduta come schiava per sesso e torture. Il principe Andrea fu complice della sua morte, poiché torturò lei e me per forzare il suo assassinio”, riferì un uomo di nome Bryan Miller nell’e-mail citata.

Anche dopo che Epstein fu condannato nel 2008, mantenne intatta una rete di relazioni con persone molto influenti. Fra cui l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e Casey Wasserman, presidente del comitato olimpico di Los Angeles 2028, che intrattenne corrispondenza di carattere flirtante con Ghislaine Maxwell.

Naturalmente, non mancano i denuncianti che accusano Donald Trump di stupro o vendita di minorenni, che i bravi media italiani e internazionali mettono subito in bella mostra. Ma l’FBI ha spesso annotato di aver giudicato alcuni denuncianti come “non credibili” e il Dipartimento di Giustizia avverte che i files possono contenere materiale “fabbricato o inviato erroneamente” e che alcune accuse sono state considerate “infondate e false”.

Ancora una volta, mentre si sta diffondendo nel mondo dell’informazione il contenuto dei documenti pubblicati, si coglie anche l’occasione per attaccare Trump, omettendo di rivelare il dato che Jeffrey Epstein fu arrestato grazie al suo intervento.

E’ ciò che emerge dai files di Epstein, dove esistono documenti che affermano come Donald Trump abbia fatto arrestare lo stesso Epstein: naturalmente l’informazione è stata passata solo silenzio da tutti i media ma anche dalla falsa controinformazione, che in questi ultimi tempi sta tentando in ogni modo di screditare Trump agli occhi dei suoi ingenui followers.

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Sopra: Un estratto dai files di Epstein che indica come sia stato Donald Trump a fare arrestare Jeffrey Epstein. Sotto: Una vecchia foto pubblicata su X nel luglio 2025 che mostra Trump baciare una bambina alle spalle di Jeffrey Epstein. La foto è falsa: si tratta di un fotomontaggio che ha unito due eventi separati. Il primo riguarda Trump insieme alla figlia Ivanka il 10 ottobre 1993, in occasione dell’inaugurazione dell”Harley Davidson Cafè a New York; il secondo riguarda Epstein in occasione del lancio di un magazine presso l’Hotel QT a New York, il 18 maggio 2005


La stessa Ghislaine Maxwell, da quando si trova in carcere scontando una pena di vent’anni per traffico e abusi sessuali su minori, non ha mai fatto rivelazioni compromettenti sul presidente degli Stati Uniti, come ci si aspettava.

Il 23 agosto 2025 – come ha riportato il giorno seguente lo stesso Corriere della Sera – «sono stati resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti i contenuti dei colloqui che Ghislaine Maxwell, l’ex compagna e complice del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, ha avuto a fine luglio con il viceprocuratore Todd Blanche.
“Ad eccezione dei nomi delle vittime, ogni parola è inclusa. Nulla è stato rimosso. Nulla è stato omesso”, ha assicurato il numero due del Dipartimento di Giustizia americano. E se qualcuno si aspettava che le carte, 337 pagine di trascrizioni, potessero fornire dettagli piccanti sul presidente degli Stati Uniti Donald Trump è rimasto pesantemente deluso: “Quando ero con lui era un gentiluomo sotto tutti gli aspetti, non è mai stato inappropriato con nessuno” ha detto l’ex imprenditrice britannica […].

Ghislaine […] ha riferito di aver incontrato Trump negli anni ’90, prima di conoscere Epstein e ha descritto come “amichevole” ma non stretto il rapporto fra il presidente e l’ex finanziere, morto suicida nella sua cella nel 2019. Ma Maxwell ha detto di non credere che il suo compagno si sia tolto la vita, anche se ha affermato di non credere che sia stato ucciso perché stava ricattando qualcuno».

Oggi i media e la falsa controinformazione – all’unisono – sono occupatissimi nel gettare fango addosso al presidente degli Stati Uniti, mentre le rivelazioni più agghiaccianti e compromettenti, come l’omicidio rituale di bambini e la coprofagia, passano ovviamente in secondo piano.

Ma, ancora una volta, potremmo dire che ci avevano messo tutto sotto gli occhi senza che ce ne accorgessimo.

Come quando scrivemmo del sangue giovane, dell’adrenocromo e dei suoi benefici ricercati dalle élite sataniste e pedofile.

Ora, sembra incredibile, è la volta della “cacca giovane”. Se non fosse un’amara realtà, potrebbe essere una barzelletta di cattivo gusto.

Ecco cosa scriveva un articolo del 2024 [i corsivi nel corso del testo sono nostri]:

 

Trapianto fecale: perché la cacca è un’ottima medicina (se il donatore è sano)

«Prendereste una pillola di cacca? Non storcete il naso: in un prossimo futuro potrebbe essere una cura per le malattie croniche intestinali, la sclerosi multipla, l’autismo, perfino i tumori. Per quanto possa sembrare strano, la cacca può essere un’ottima medicina grazie ai batteri che contiene, se a farla è stata una persona in ottima salute: permette di concimare – letteralmente – con microbi buoni l’intestino di chi ha una malattia in cui invece batteri cattivi hanno preso il sopravvento. Sarà sempre più spesso una terapia risolutiva. E, mentre i ricercatori studiano come mettere la cacca in una capsula da inghiottire, già oggi il trapianto fecale guarisce molte persone.

Tutto dipende dal fatto che abbiamo un mondo intero nella pancia: il microbiota, ovvero la massa di microbi che popolano l’intestino, è composto da centinaia di specie batteriche per miliardi di microrganismi che tutti assieme rendono conto di circa uno-due chili del nostro peso. Nei nostri circa sette metri di intestino, però, possiamo avere giardini rigogliosi di batteri buoni, che producono molecole benefiche mantenendo in salute corpo e mente (gran parte della serotonina, la molecola della felicità, viene sintetizzata proprio qui), o campi di sterpaglie se a prendere il sopravvento sono germi cattivi che aumentano l’infiammazione e producono sostanze dannose.

Flora batterica nell’intestino

La cacca di chi è sano contiene “microrganismi-semi” che possono prendere il sopravvento sulle erbacce. La flora batterica “ricresce” e l’intestino torna un giardino in salute, condizionando in positivo lo stato di tutto l’organismo. Perché il microbiota è l’ago della bilancia del nostro benessere: durante il convegno dell’International Society of Microbiota è stato sottolineato che la flora batterica intestinale è decisiva nel funzionamento di cervello, polmoni, reni, fegato, cuore e che una disbiosi, ovvero un’alterazione delle specie presenti nel nostro giardino intestinale, è connessa allo sviluppo di innumerevoli malattie.

Secondo il rapporto emerso dal convegno, il microbiota sarà la prossima rivoluzione della medicina. Come conferma Giovanni Barbara, docente di medicina interna del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, “la flora batterica intestinale non è decisiva solo per la probabilità di malattie del tratto gastrointestinale, ma sappiamo che incide sul rischio cardiovascolare, di tumori, di disturbi dell’umore, di malattie neurologiche. Modificare il microbiota, quindi, sarà sempre più un obiettivo nella cura di tante condizioni”.

Il procedimento del trapianto di microbiota

Da qui l’idea del trapianto fecale, anche se sarebbe meglio chiamarlo trapianto di microbiota.

Che è emerso anni fa come cura dell’infezione da Clostridioides difficile (prima chiamato Clostridium difficile), un batterio che può prendere il sopravvento quando la flora intestinale è indebolita, per esempio da antibiotici. Può dare infezioni ricorrenti, con complicazioni anche mortali, che resistono alle cure antibiotiche. Il procedimento? Da un donatore sano si prende il “materiale di scarto”, lo si analizza, lo si tratta (centrifugandolo e filtrandolo) e poi si trasferisce nel ricevente con un colonscopio o come clistere.

Ma in un prossimo futuro basterà inghiottire una pillola. Per cani e gatti esiste già ed è stata messa a punto in Italia. Per l’uomo poco tempo fa BiomeBank, una biotech australiana, ha ottenuto la prima approvazione per un farmaco basato sul microbiota per combattere C. difficile: oggi è in siringhe e somministrato nell’intestino, ma prossimamente si potrà assumere in capsule. Già sperimentate in diversi studi: alla University of Minnesota hanno usato capsule liofilizzate o trasferimento nel colon in 269 pazienti, verificando che l’efficacia è uguale.

Screening dei donatori di cacca

“Il trasferimento di materiale fecale dal donatore al ricevente non è complesso, ma ha costi non irrilevanti dovuti all’organizzazione necessaria e soprattutto allo screening dei donatori”, sottolinea Antonio Gasbarrini, direttore dell’Area Medicina Interna, Gastroenterologia e Oncologia medica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. “L’unico rischio del trapianto è la possibilità di trasferire germi patogeni o profili microbici sfavorevoli nel lungo periodo. Perciò il processo di selezione del donatore è molto rigoroso, tanto che meno del 3-5 per cento dei potenziali candidati diventano donatori”.

Donare la cacca è insomma un gesto semplice, basta non tirare l’acqua del water. È tutta l’analisi prima e dopo che complica le cose. «Abbiamo tante richieste per donare, ma la procedura è lunga», precisa Barbara. «Sottoponiamo i volontari a vari passaggi con questionari per capire la loro storia clinica e le loro abitudini: devono esser persone giovani, sane, con un’alimentazione corretta e senza disturbi come ansia o depressione, devono essere nati da parto naturale e allattati al seno. Poi sulle feci raccolte eseguiamo analisi per capire i ceppi batterici presenti ed escludere chi è portatore di germi patogeni: il ministero della Salute ha stilato una lista di microrganismi che rendono inutilizzabile il materiale, continuamente aggiornata in caso emergano nuove conoscenze. Oggi per esempio facciamo lo screening anche per SARS-CoV-2». E si cercano come l’oro i “superdonatori” che danno risultati particolarmente buoni.

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Due campioni contenenti materiale fecale umano


Il trapianto fecale in Italia

Il trapianto è stato regolamentato ed esiste un Programma Nazionale sul Trapianto di Microbiota Fecale Umano, gestito dal Centro Nazionale Trapianti, che, oltre a indicare le procedure, identifica le strutture dove farlo e i candidati alla terapia. L’Italia è stata fra i primi Paesi al mondo a eseguire il trapianto fecale, al Policlinico Gemelli nel 2013, e da allora si sono aggiunti alcuni centri autorizzati fra cui Bologna, Pisa, Firenze. “A oggi l’unica indicazione approvata in clinica è l’infezione recidivante da C. difficile, tra le prime cause di mortalità durante il ricovero negli anziani”, spiega Gasbarrini. “Al Gemelli abbiamo eseguito più di 600 trapianti con la guarigione dell’infezione nella maggioranza dei casi, dati confermati da studi su popolazioni ampie che mostrano come il trapianto fecale sia la migliore opzione terapeutica in chi non risponde a una prima linea di antibiotici”.

In questi casi bastano una o due infusioni di materiale fecale per arrivare a percentuali di successo del 90%, contro un massimo del 30% con gli antibiotici di seconda linea: una ricerca del Policlinico Gemelli ha mostrato che la sopravvivenza aumenta di oltre un terzo e i giorni di degenza si dimezzano. Uno studio condotto all’Università di Aarhus in Danimarca è stato interrotto perché i risultati nei pazienti con C. difficile che avevano ricevuto il trapianto erano troppo superiori rispetto a quelli di chi era stato trattato con cure standard, perciò “sarebbe stato poco etico non offrire il trapianto a tutti”, ha spiegato l’autore, Simon Mark Dahl Baunwall.

Il microbiota che fa bene

E le indicazioni per il trapianto fecale sono destinate ad aumentare, vista la mole di ricerche che dimostrano quanto modificare in senso “buono” il microbiota faccia bene alla salute e in quante situazioni ci sia una disbiosi (troppe specie con effetti negativi, insufficiente diversità microbica, pochi batteri di specie benefiche). In molti casi si sta indagando l’efficacia del trapianto. Che, per esempio, di recente ha dimostrato di poter aiutare persone con allergie gravi alle arachidi, che reagiscono anche a tracce di esse nei cibi: Rima Rachid del Food Allergy Program Boston Children’s Hospital (Usa) ha usato materiale congelato, in capsule da ingerire. Risultato: pazienti che non tolleravano neppure mezza arachide potevano mangiarne un paio senza problemi.

Le sperimentazioni sono in corso per malattie come l’artrite reumatoide, la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla e l’autismo, oltre che per patologie intestinali come la sindrome dell’intestino irritabile, il morbo di Crohn o la colite ulcerosa.

“I dati raccolti sulle malattie infiammatorie intestinali sono promettenti, se si selezionano bene riceventi e donatori”, dice Barbara. “I risultati che si stanno ottenendo sono così buoni che il percorso per arrivare alla clinica sarà verosimilmente rapido per tante applicazioni. Ci sono prove, per esempio, che il trapianto fecale possa essere utile in pazienti con tumori come il melanoma che non rispondono all’immunoterapia, perché il microbiota sembra fondamentale nelle risposte ad alcuni trattamenti antitumorali. A Bologna stiamo iniziando uno studio per valutare se possa ridurre il rischio di complicanze infettive nei trapianti di fegato. I campi di applicazione sono tanti, anche perché ormai non si può più prescindere, in nessuna malattia, dalla valutazione del ruolo del microbiota”.

Pillole di cacca

Al punto che forse useremo il metodo anche come elisir di giovinezza: al Quadram Institute dell’East Anglia University (Uk) hanno dimostrato che il trapianto di microbiota da un giovane a un anziano può far regredire vari segni dell’invecchiamento in organi come intestino, occhi, cervello. È successo nei topi, ma chissà che in futuro non troveremo in farmacia pillole di cacca per ringiovanire.

La ricerca dell’eterna giovinezza

Come si può evincere dall’articolo riportato sopra, la ricerca – che coinvolge anche strutture d’eccellenza come il Policlinico Gemelli di Roma – è seria.

Inoltre si pone molto l’accento sui donatori e sulla necessità assoluta che siano giovani e in ottima salute. E, nel nostro caso, cosa potrebbe essere meglio di bambini sani? Magari allevati apposta, come si potrebbe fare con un allevamento di conigli, e rispondenti a tutta una serie di precisi criteri e caratteristiche.

Ricordiamo come siano almeno 230 milioni i bambini che nascono nel mondo senza che vengano registrati: bimbi invisibili che nessuno cercherà mai. Ne abbiamo già parlato. Mentre 8 milioni di bambini scompaiono ogni anno nel nulla.

Che fine fanno questi piccoli innocenti?

Ricordiamo anche come solo negli Stati Uniti i servizi di protezione dell’infanzia, i CPS, con la scusa di “salvare” i bambini da situazioni familiari minacciose, rapiscono regolarmente i piccoli e li gettano nei sistemi di affidamento oppure li fanno “scomparire” in quella che alcuni dicono essere pedofilia satanica infantile e circuiti di abuso rituale.

E allora la domanda: “Posso portarti un bambino piccolo… o due. Bambini o bambine?” assume un significato particolare, che va oltre il giro infernale della pedofilia.

Non si tratta solo di abusi sessuali su minorenni, come hanno voluto far intendere i media.

Qui si tratta di orrendi omicidi, consumati in modo rituale e con specifici accorgimenti. E con specifiche finalità.

Come si può comprendere, le élite sanno il fatto loro. La pratica della coprofagia, anche se il frutto di menti malate, potrebbe essere correlata a quelle ricerche scientifiche serie che pure vanno in tal senso: ricerche – come abbiamo visto – condotte da enti accreditati.

L’élite, o meglio la cupola satanica di stampo anglo sionista, è alla ricerca dell’eterna giovinezza che pretende ad ogni costo, anche al prezzo della giovanissima vita altrui (dei cosiddetti goyim); se quanto emerge dai files di Epstein corrisponde a verità. Ricordiamo le ricerche sul sangue giovane e i suoi benefici. E ricordiamo come esistano cliniche negli USA che praticano trasfusione di sangue prelevato da giovani.

Vikas P. Sukhatme


Le terapie negate

D’altronde è possibile che le élite, a differenza del resto della popolazione, abbiano accesso a cure che vengono negate probabilmente alle masse.

Nell’articolo riportato sopra, che tratta del beneficio delle feci di giovani e sani donatori sul microbiota intestinale del paziente ricevente, si può leggere come in Danimarca la ricerca sia stata sospesa perché, malgrado desse ottimi risultati, non era possibile praticarla su larga scala a causa dei costi troppo elevati. Dunque i benefici restano riservati ai pochi.

Ma parliamo del cancro, una patologia mortale che come è noto colpisce ogni giorno milioni di persone. Ci sono promettenti ricerche che indicano come la chirurgia e la chemioterapia inducano una risposta infiammatoria/immunosoppressiva che favorisce la riattivazione del tumore: noi ne avevamo trattato già nel 2019. Eppure, la chemioterapia rimane ad oggi l’unica opzione terapeutica disponibile per la cura dei malati di cancro.

E i professionisti sanitari che osano mettere in discussione questo protocollo (come altri) vengono indagati e perseguiti dall’Ordine. Il meccanismo del voto per liste introdotto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel 2018 ha di fatto blindato totalmente la discussione scientifica all’interno degli Ordini, “punendo” spesso con procedure disciplinari i professionisti che dissentono.

Ma vi sono evidenze scientifiche che indicano sempre più l’efficacia, nella cura dei pazienti oncologici, di farmaci già approvati per la cura di altre patologie. Il ketorolac (commercializzato in Italia con il nome di Toradol, un potente antinfiammatorio e antidolorifico) mostra efficacia nel prevenire la diffusione delle cellule tumorali quando somministrato subito prima dell’intervento chirurgico: a suggerirlo fortemente sono gli studi di un ricercatore con un curriculum di eccellenza, il prof. Vikas P. Sukhatme, studi che sono stati del tutto ignorati malgrado l’accorato appello lanciato dal ricercatore di origine indiana e dai suoi collaboratori.

Le case farmaceutiche non nutrono infatti alcun interesse per le terapie a basso costo, sicché la parola d’ordine in merito a queste promettenti terapie è divenuta una sola: insabbiamento.

Così sembrerebbe che ivermectina e fenbendazolo, opportunamente dosati, abbiano funzionato su un paziente con cancro alla prostata in stadio 4 metastatico. Un nuovo protocollo oncologico sottoposto a revisione paritaria, redatto da un team di sedici oncologi e ricercatori provenienti dagli Stati Uniti e da diverse altre nazioni, è stato pubblicato nel settembre 2024 sul Journal of Orthomolecular Medicine, dal titolo “Targeting the Mitochondrial-Stem Cell Connection in Cancer Treatment: A Hybrid Orthomolecular Protocol”. I suoi autori erano illustri in oncologia e il protocollo pubblicato era ampiamente corredato di note a piè di pagina relative a 204 studi medici che documentavano l’uso sicuro ed efficace, in vivo e in vitro, di ogni singolo elemento del protocollo. Gli autori di molti degli studi citati sono al vertice della loro professione, ovvero medici e ricercatori medici di fama e con un curriculum di tutto rispetto.

Ma queste promettenti terapie giungeranno mai alla gente comune che potrà averne bisogno per sopravvivere?

Lo stesso discorso potrebbe farsi per un’altra patologia molto diffusa, il glaucoma ad angolo aperto: abbiamo già verificato come tutte le terapie promettenti siano finite nel nulla.

Una sostanza naturale, la forskolina, estratta da una pianta aromatica commestibile originaria dell’India, la Coleus forskohlii, ha mostrato avere spiccate proprietà ipotonizzanti (fa abbassare la pressione intraoculare) simili ai betabloccanti di sintesi, come il timololo. Queste le conclusioni di uno studio condotto da ricercatori indiani su un ampio campione di pazienti, addirittura nel 2015 ma del tutto ignorato dalla comunità scientifica internazionale.

Su un gruppo di pazienti era stato sperimentato un collirio contenente forskolina 1% ricavata dalle radici della pianta. Lo studio è pubblicato anche nel volume 29, numero 3, luglio-settembre 2015, pagine 197-200 su “ScienceDirect”. Come viene riportato nell’Introduzione dello studio, già «i risultati di precedenti studi pilota esplorativi avevano indicato che il collirio a base di forskolina potrebbe migliorare i sintomi generali del glaucoma».

Ovviamente la sostanza è praticamente priva di effetti collaterali, in quanto di origine naturale ed estratta dalle radici tuberose della Coleus forskohlii usate comunemente in cucina. Una casa indiana, Sami Sabinsa Group, che si occupa di nutraceutici, aveva successivamente prodotto un collirio contenente forskolina all’1%  – con il nome di Ocufors – per commercializzarlo.

Come c’era da aspettarsi il collirio non è mai arrivato nel resto del mondo, in quanto ne è stata vietata inspiegabilmente la vendita in Europa, negli Stati Uniti e altrove.

Così come gli studi sull’efficacia della forskolina nel ridurre il tono oculare non hanno riscontrato alcun seguito da parte della comunità scientifica per lo studio del glaucoma.

Come se un collirio che non provochi pesantissimi effetti collaterali a carico dei pazienti, come per esempio il caso dei pazienti asmatici che non possono assumere betabloccanti, sia da considerarsi una cosa da poco.

Così anche la possibilità della preparazione – da parte delle più attrezzate farmacie galeniche – di un collirio contenente come principio attivo forskolina, viene impedita, a causa dell’impossibilità di reperire la sostanza adeguatamente purificata. La strada dunque risulta totalmente sbarrata per i pazienti.

Mentre sembra invece che le élite non rinuncino affatto a quelli che esse considerano i “benefici” provenienti dalle sostanze naturali, come il sangue umano giovane e, probabilmente, anche la “cacca giovane”.

Benefici, certo, privi dei pesantissimi e assurdi effetti collaterali a cui sono sottoposti i comuni mortali che si affidano alla medicina moderna, inesorabilmente dettata dai diktat costosissimi e molto tossici delle case farmaceutiche.

Tuttavia i ritrovati mirabolanti delle élite sono accompagnati dalla sofferenza e dalla morte dei cosiddetti “donatori”.

Si potrebbe ipotizzare fra l’altro che il passaggio delle feci nell’ultimo tratto di intestino, il retto, venga considerato una possibile fonte di “inquinamento del prodotto” a causa della eventuale contaminazione con batteri, quelli che vengono chiamati comunemente “batteri cattivi”.

Le vittime di abusi e la rete pedofila internazionale

Così la morte è anche il destino di chi ha osato parlare, presumibilmente vittima per anni di abusi sessuali. Dopo il caso di Virginia Roberts Giuffre, si è diffusa (ma di certo non nel mainstream) la notizia della morte di Shoshana Strock, figlia della ministra israeliana delle Missioni Nazionali Orit Stroock. La giovane era cresciuta in un ambiente familiare legato al sionismo religioso radicale, vivendo per lungo tempo negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, in particolare a Hebron. Come la povera Virginia Giuffre, aveva scritto: “Se vi dicono che mi sono suicidata, non credeteci”.

Shoshana, dal mese di aprile del 2025, aveva iniziato a pubblicare sui social media testimonianze video e scritte in cui accusava i propri genitori e un fratello di abusi sessuali, fisici e psicologici sistematici, iniziati quando aveva appena due anni e mezzo.

La giovane aveva denunciato anche pubblicamente anni di abusi sessuali subiti sulla sua persona da potenti figure religiose e politiche del suo Paese. A causa della posizione di potere della madre e del timore che le indagini in Israele potessero essere insabbiate, Shoshana Strock si era recata nel corso del 2025 in Italia e aveva presentato una denuncia formale presso le autorità italiane, dichiarando anche di cercare protezione e “asilo legale” presso un Paese neutrale.

In Israele, la vicenda è stata inizialmente coperta da un rigido ordine di silenzio imposto dalle autorità giudiziarie sulla stampa locale (gag order), che impediva di fare il nome della ministra coinvolta. Tale restrizione è stata duramente criticata da organizzazioni per i diritti civili, come il movimento Bonot Alternativa, che hanno denunciato un possibile conflitto di interessi istituzionale.

Nelle sue dichiarazioni la Strock aveva descritto l’esistenza di presunte reti pedofile e rituali abusivi, sostenendo di essere stata vittima di pornografia minorile e di essere stata costretta alla prostituzione dal padre all’età di 13 anni a Tel Aviv.

Gravi abusi che ci riconducono inevitabilmente verso l’enorme rete pedofila che si estende, come una smisurata ragnatela, avvolgendo praticamente tutto il mondo: il Continente americano, l’Europa, il Medio Oriente, l’Africa, l’Asia e l’Oceania.

Torniamo allora ai file di Epstein, agli abusi non solo sessuali ma di ogni tipo e agli orribili omicidi commessi sui bambini, per compiere nuovamente un passo indietro nella storia e riportare nel presente le parole di un testimone del suo tempo.

Un testimone di eccellenza.

Parliamo di Papa Benedetto XIV e della sua “Beatus Andreas”.

La “Beatus Andreas”

La “Beatus Andreas” è la lettera che egli scrisse il 22 febbraio 1755 a Mons. Benedetto Veterani avvocato concistoriale e promotore della fede in merito alla occorrenza di canonizzare i bambini uccisi in odio alla fede prima dell’uso di ragione. Il testo è molto importante perché costituisce una riflessione del Pontefice sul martirio di questi bambini e sul loro culto: conducendo un’analisi teologica sul martirio e sulle regole dei processi di canonizzazione a riguardo, Papa Benedetto XIV ammette la realtà dell’omicidio di questi fanciulli perpetrato da giudei in odio a Gesù Cristo.

Se prima, all’inizio del nostro articolo, avevamo già trattato casi di bambini trucidati in odio a Gesù Cristo oggi considerati del tutto leggendari, adesso il Pontefice si pronuncia su questi fatti in modo inequivocabile, credendo nella loro storicità e fondatezza.

Fra i casi presi in esame, quello di Simonino di Trento e Andrea di Rinn, la cui causa diede origine alla presente bolla pontificia. Secondo il diritto canonico, Papa Benedetto XIV riconobbe la beatificazione di Andreas (Anderl) Oxner von Rinn de facto anche se non de iure, confermando la venerazione del bambino e il culto locale.

Di seguito alcuni stralci eloquenti del testo della bolla pontificia:

PAPA BENEDETTO XIV

al suo diletto figlio Benedetto Veterani, Avvocato della Sacra Aula Concistoriale e Promotore della Fede

Il Beato Andrea del Pago, o Villaggio Rinnense, Diocesi di Bressanone, che non aveva per anche compito il terzo anno della sua età fu nel 1462 barbaramente trucidato dagli Ebrei in odio della Fede di Cristo. Poco dopo il martirio incominciò il culto pubblico, essendo state nell’anno 1475 poste le di lui Ossa sopra terra nel muro della Chiesa del detto luogo dedicata a Dio in onore S. Andrea Apostolo ed essendo, unitamente colla fama dei miracoli, sempre più cresciuta la divozione del popolo ed inoltre essendosi mai sempre continuati verso le di lui Reliquie gli atti non interrotti di pubblico culto, colla scienza, ed approvati degli Ordinari. […]

[…]

13. […] Nei Bollandisti al giorno 24 di Marzo, oltre il Beato Simone fanciullo di Trento, di cui di sopra si è parlato, si racconta che nella Diocesi di Colonia si presta culto ad un certo Joannetto, fanciullo ucciso dagli Ebrei in odio della Fede. Il Baillet, allo stesso giorno 24 di Marzo, dice che in Parigi un certo Riccardo fanciullo è venerato per Martire e che un certo Guglielmo, parimente fanciullo che fu ucciso dagli Ebrei in odio della Fede, ha avuto culto nell’Inghilterra. E nel tom. 18 delle Opere del Padre Teofilo Raynaudo, e individualmente in quella intitolata de Martyrio per pestem part. 2, c. 2, num. 7, si legge che nel tempo del Re Ferdinando fu ucciso dagli Ebrei in odio di Cristo un certo Fanciullo di tre anni in un Castello vicino a Toledo chiamato Guardia, che esso ha culto e che è chiamato per antonomasia Innocens a Guardia […] E nella citata Dissertazione Apologetica sopra il martirio del Beato Simone da Trento alla pag. 242 si fa menzione di una certa Bambina chiamata Orsola d’anni tre che, circa l’anno 1442, in Lienz, piccola ma antica Città posta sui confini del Tirolo verso la Carinzia nella val di Pusteria, fu barbaramente uccisa dagli Ebrei in odio di Cristo […] Lorenzino che in età d’anni cinque l’anno 1485 fu svenato dagli Ebrei in odio pure della Fede di Cristo e dal giorno del suo martirio fino al presente in Marostica, nel territorio Vicentino e ne luoghi vicini, è riconosciuto e venerato come Martire.

[…]

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 Orsola di Lienz, opera dello scultore austriaco Josef Bachlechner


29. Quanto fin ora abbiamo esposto può anche vedersi nel nostro lib. 1 de Canonizatione al cap. 14 e nel lib. 3, cap. 15, n, 2 e seg. Resta ora che il tutto si esamini e si veda se è conveniente che si dia corso alla Causa dal Beato Andrea o se è meglio che si fermi nello stato in cui è, che è per l’appunto quello stesso in cui si ritrova l’altra del Beato Simone. E perché non è impossibile che si risveglino altre simili istanze sarà proprio della di lei diligenza e del prudente consiglio degli altri, che da Noi saranno eletti, il suggerire il partito che dovrà prendersi quando succeda il caso che per lo più suol essere di qualche fanciullo ammazzato dagli Ebrei nella Settimana Santa ad onta di Cristo, tali essendo gl’Infanticidi dei Beati Simone ed Andrea, e d’una gran parte degli altri commemorati dagli Autori, potendo sembrare a taluni che quando si volesse lasciar aperta la strada alle cause di questi Infanticidi dovrebbero questi essere clamorosi, noti al popolo, maledetti da tutti, vendicati dai magistrati e che anche fosse bene, giacché di tratta di Martiri non voluntate et opere, ma solo opere, l’accrescere il numero dei segni e de oltre il solito per ottenere la formale Canonizzazione. Terminiamo col darle l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, il 22 febbraio 1755, anno decimo del Nostro Pontificato.

Il testo integrale in italiano e latino della lettera si trova nel Sanctissimi Domini Nostri Benedicti Papae XIV Bullarium. Tomus octavus, in quo continentur constitutiones, epistolae, aliaque edita ab initio pontificatus usque ad annum 1755; Venezia 1782, pp. 216-242.

Soffermiamoci adesso su due casi di omicidi di bambini, menzionati da Papa Benedetto XIV nel corso della lettera. Il primo è il beato Andrea di Rinn, da cui – come già scritto sopra – la bolla del Pontefice prende il nome.

Beato Andrea di Rinn

In questo caso abbiamo anche a disposizione le lezioni storiche tratte dell’officium in uso nella Chiesa di Bressanone. Di seguito la traduzione a cura del sito Radio Spada:

Il beato Andrea, nato [il 16 novembre 1459] da pii genitori nel villaggio di Rinn della diocesi di Bressanone, perse il padre poco dopo la nascita. Non aveva ancora compiuto il terzo anno d’età che fu crudelmente trucidato dai Giudei in odio a Cristo Signore.

Passando alcuni di loro per quel villaggio, approfittando dell’assenza del madre, rapito il bambino, lo portano nel vicino bosco, dove, colta l’opportunità del luogo, decidono di dar sfogo, con lo spargimento del suo sangue, all’ingenita rabbia contro Cristo.
Giunti dunque nella profondità della foresta, pongono il bimbo su un sasso e lo feriscono a turno con dei pugnali.

Trafitto in tal modo, coronato della palma del martirio, migrò al cielo l’anno della salvezza 1462. Gli spietati carnefici sospendono poi l’esanime corpicino ad un albero. In seguito per il gran concorso di popolo in quel luogo fu costruita una cappella sacra a sant’Andrea Apostolo.

 Rappresentazione di Anderl (Andrea) von Rinn all’interno della chiesa Unsere liebe Frau Maria-Schnee a Gschnitz, Austria (Foto: Kritzolina)


Prelevate non molto dopo le sacre spoglie, si iniziò a venerare la memoria trionfale del beato martire con una annuale processione presso la pietra del martirio. Innalzato in seguito sopra questa stessa pietra un elegante tempio, le spoglie vi furono onorevolmente traslate.

L’universale e, a memoria d’uomo, ininterrotta venerazione aumenta di giorno in giorno, non solo presso i Rinnesi, ma anche presso gli stranieri che confluiscono al tempio del santo martire, i quali celebrano le grazie ottenute per sua intercessione. Mosso da questi fatti, Benedetto XIV concesse benignamente la messa propria con l’officio.

Preghiera

Deus, innocentiae tutor, pro cuius nomine beatus innocens Andreas acerbissimae mortis supplicio a perfidis Iudaeis interemptus est: praesta nobis, quaesumus, ut eius intercedentibus meritis ab huius vitae contagiis impolluti ad coelestem patriam pervenire valeamus: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, tutore dell’innocenza, per il cui nome il beato innocente Andrea fu crudelmente suppliziato dai perfidi Giudei: concedici, te ne preghiamo, che per l’intercessione dei suoi meriti, puri dai contagi della vita presente, possiamo giungere alla patria celeste. Tu che sei Dio e vivi e regni con Dio Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

Fonte: Officia Propria Sanctorum Cathedralis Ecclesiae Et Dioecesis Brixinensis, Brixinae, 1832, pp. 96-97.

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San Dominguito del Val

Un altro triste episodio di fanciullo assassinato crudelmente durante la Settimana Santa viene menzionato indirettamente da Papa Benedetto XIV nel corso della Beatus Andreas, dove scrive: «quando succeda il caso che per lo più suol essere di qualche fanciullo ammazzato dagli Ebrei nella Settimana Santa ad onta di Cristo […]».

Nato a Saragozza nel 1243 dalla nobile famiglia del Val, Dominguito cresceva in bontà e grazia al cospetto di Dio e degli uomini e venne ben presto ammesso fra chierichetti de La Seo, la Cattedrale. Il Giovedì Santo del 1250 finite le funzioni, si avviò per tornare a casa, ma degli Israeliti, che ricercavano il sangue di un cristiano per compiere alcuni loro riti sacrileghi, lo rapirono.

Spogliato e sottoposto ad ogni genere di tormenti, egli invocava il Nome di Gesù e come Gesù venne crocifisso: quei perfidi lo confissero su di un muro e gli infersero anche una ferita al costato. Il piccolo Martire morì lentamente e i suoi assassini, quando si accorsero che era ormai morto, lo strapparono dal muro e ne gettarono il corpo nel vicino fiume Ebro.

Frattanto i genitori lo cercavano disperati. Il corpo del Martire fu trovato grazie a delle inesplicabili luci che segnalarono loro il luogo dove gli empi lo avevano occultato. Illustrato dai miracoli – fra i quali il pentimento e la conversione del più feroce dei suoi carnefici – Dominguito venne ben presto onorato come Santo in tutta la Spagna, diventando Patrono degli scolari e dei chierichetti.

Il culto ab immemorabili ricevette la suprema sanzione da Pio VII, Pontefice Massimo, con rescritto del 9 luglio 1808. Tuttora (al netto del modernismo giudaizzante) i calendari liturgici spagnoli ne segnalano la memoria, onoratissima peraltro presso il popolo e diffusa anche oltre i confini della Spagna.

Altare e reliquie di San Dominguito del Val nella Cattedrale di Saragozza in Spagna


L’accusa di antisemitismo e gli studi di Ariel Toaff

Secondo quanto scrive ancora Radio Spada:

«In occasione delle feste di Santi come Dominguito del Val [31 agosto, nd. r.] Simonino di Trento (24 marzo), Andrea da Rinn (12 luglio), Cristoforo de La Guardia (25-26 settembre) e altri fanciulli martirizzati in odio alla Fede Cattolica da Giudei nel contesto di certi loro riti magici legati alla loro Pasqua, si sprecano le accuse di superstizione, di infondatezza e di antisemitismo.

Quanto alle prime due accuse ogni cattolico deve tenere per certa la verità degli omicidi rituali (almeno per quei casi sanzionati dalla Chiesa Romana) perché «non può essere concessa la dichiarazione di infondatezza dell’omicidio rituale, poiché vari omicidi rituali sono realmente accaduti» (Leone XIII, Risoluzione del Sant’Offizio del 27 luglio 1900, citazione in G. Miccoli, Storia d’Italia, Annali, XI, Torino, Einaudi, 2003, “Gli ebrei in Italia”, p. 1544).

Inoltre se non bastasse l’autorità della Chiesa vi sono gli studi del Professor Ariel Toaff che non ha bisogno di presentazioni circa l’uso del sangue in alcuni rituali pasquali di determinati gruppi ebraici.

Quanto all’accusa di antisemitismo inteso come odio razziale va ricordato come la Chiesa abbia condannato formalmente l’antisemitismo e nello stesso decreto in cui il Sant’Offizio scioglieva l’associazione Amici Israel: “Come riprova tutti gli odii e tutte le animosità fra i popoli, così massimamente essa, la Santa Sede, condanna l’odio contro un popolo già eletto da Dio, quell’odio cioè che oggi volgarmente suole designarsi col nome di antisemitismo” (Decretum de consociatione vulgo “Amici Israel” abolenda, 25 martii 1928, A.A.S. 1928, pp. 103-104. Qui il testo completo).
Al tempo a reggere la Suprema come Segretario era il santo Cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta, lontano parente del santo Dominguito. Mirabile consiglio della Divina Provvidenza!».

A proposito del saggio Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali, Bologna, Il Mulino 2008, 2° edizione, del citato storico ebreo Ariel Toaff, questi afferma come sia possibile rinvenire tracce, nell’ambito di alcuni gruppi di fanatici aschenaziti (come gli ebrei di Trento, provenienti dall’area germanica, appartenenti proprio all’area culturale dell’ebraismo aschenazita), di vere e proprie “devianze” dalle rigide norme della halakhah, che impongono l’astensione da ogni contatto con il sangue umano.

La 1° edizione dello storico Toaff, il cui padre Elio fu amico di Papa Giovanni Paolo II, venne pubblicata da Il Mulino, Bologna, nel 2007; ma «l’opera fu ritirata dall’autore stesso presso l’editore pochi giorni dopo l’uscita. Ammontano solo a tremila le copie vendute prima del ritiro, con conseguente macero delle rimanenti [qualche copia è ancora acquistabile online al prezzo di ben 750 euro]. Ariel Toaff si vide costretto all’atto dopo le incredibili rimostranze degli stessi ebrei, che lo accusavano di fomentare l’antisemitismo». Oggi è in vendita soltanto la 2° edizione riveduta dell’opera.

Sopra la copertina della 1° edizione del libro di Ariel Toaff, “Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali”, Bologna, Il Mulino 2007. Sotto: La copertina della 2° edizione del libro, datata 21 febbraio 2008


Di fatto, a conferma delle affermazioni di Toaff, vi sono le osservazioni storiche dei fatti. Non vi furono mai segnalazioni nell’Italia centrale e meridionale, per quanto ne sappiamo, di casi di omicidio rituale di bambini cristiani in odio a Gesù Cristo.

Probabilmente la presenza dello Stato Pontificio e dei due Regni di Sicilia e di Napoli, fortemente sotto l’influenza e la protezione papale, nonché la loro posizione geografica di più difficile penetrazione e insediamento, ebbero a scoraggiare questi gruppi di “fanatici”, i quali invece penetrarono più agevolmente in tutta la Spagna cattolica.

A riprova ulteriore delle affermazioni di Toaff, il fatto inoppugnabile che in tutte le città del Centro e Sud Italia si poterono annoverare antichi insediamenti ebraici, con intere vie e quartieri occupati da ebrei.

Ciò perdurò almeno fino alla data del 31 marzo 1492, anno del decreto dell’Alhambra (o di Granada) con il quale i re cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II di Aragona, espulsero le comunità ebraiche dai regni spagnoli e dai loro possedimenti a partire dal 31 luglio dello stesso anno.

Decisivo per questo provvedimento fu l’omicidio rituale del Santo Niño de La Guardia: il decreto rendeva obbligatoria la conversione alla religione cattolica o l’espulsione per coloro che non volevano convertirsi.

Eppure non si contano, fra gli innumerevoli casi tramandati di omicidio rituale di fanciulli, segnalazioni di atrocità perpetrata su quei territori, né la venerazione popolare fu mai rivolta verso bambini uccisi in simili circostanze agghiaccianti.

Ricordiamo come i casi di fanciulli assassinati in circostanze che possono far pensare all’omicidio rituale e riportati nel corso dell’articolo, costituiscono solo una parte dei casi segnalati, con una morte atroce che non risparmiò neppure bambine e giovinette, anche se in una certa minoranza, a indicazione del fatto che probabilmente la preferenza cadesse sui maschi ad imitazione della Passione e Morte di Nostro Signore.

Di questi casi segnalati, la maggioranza assoluta è costituita da fanciulli e adolescenti battezzati. In qualche raro caso furono assassinati, con modalità analoghe, anche fanciulli saraceni.

La soppressione del culto e la cancellazione della memoria

Il culto di San Simonino di Trento, come abbiamo già scritto in un altro articolo, fu soppresso durante il Concilio Vaticano II dopo la pubblicazione nel 1965 della Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra Aetate. L’allora Vescovo di Trento, Mons. Gottardi, occultò persino le reliquie di San Simonino mentre il culto al piccolo martire era ancora fiorente nella città di Trento, di cui era il Patrono.

Il culto a San Simonino di Trento, soppresso, era tuttavia stato approvato dalla Chiesa Cattolica, non solo da Papa Benedetto XIV, come abbiamo letto sopra, ma anche da Papa Sisto IV, Papa Gregorio XIII e Papa Sisto V.

La stessa Wikipedia, anche se non manca di bollare il martirio di Domenico (Dominguito) del Val come leggendario, ci informa che «i resti furono trasportati nella chiesa di Sant’Egidio e successivamente furono spostati nella Cattedrale, dove poi gli venne intitolata una cappella e presso cui le reliquie sono tuttora presenti e venerate. Uno dei crocifissori successivamente si sarebbe convertito al Cristianesimo dopo aver chiesto perdono del suo delitto.

La memoria liturgica era inserita nel Proprium sanctorum della Chiesa di Saragozza ed è stata epurata [durante il Concilio Vaticano II, n. d. r.] come quella di altri casi (Simonino di Trento, Lorenzino Sossio da Marostica), in quanto ritenuta poi un possibile motivo di istigazione all’antisemitismo. Tuttavia nella Cattedrale di Saragozza vi è ancora una cappella a lui dedicata».

Così Wikipedia, che manca di informare il lettore come l’epurazione della memoria liturgica del martirio di questi bambini avvenne durante l’epoca conciliare. E l’epurazione riguardò anche molti altri casi, come Andrea di Rinn, che diede il nome alla bolla pontificia di Papa Benedetto XIV.

Come abbiamo visto però la memoria popolare del martirio dei fanciulli rimane molto viva nei luoghi di origine dove continuano ancora oggi a essere venerati, come nel caso del Niño (Cristoforo) de La Guardia in Spagna.

Mentre il loro culto era stato a suo tempo approvato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica. Pontefici come Benedetto XIV e Leone XIII diedero per assolutamente scontata la storicità dei fatti e quindi la certezza della dovuta venerazione dei fanciulli da parte dei fedeli.

Ovviamente, rimarchiamo ancora una volta come credere nella fondatezza storica di questi cruenti episodi non significa di certo essere antisemiti, imputandone la “colpa” al popolo ebraico in quanto tale.

Processione del Santo Niño de La Guardia attraverso la città (fine settembre 2022)


Lo scrittore e teologo siciliano Antonio Sicari, nel suo L’ottavo libro dei Ritratti di santi, scrive che «il martirio può accadere in mille forme, anche anonime: […] a volte il martirio è nascosto in una morte apparentemente casuale che però è stata accuratamente programmata o anche solo sollecitata dai persecutori; a volte il “sì” del martire a Cristo è nascosto nel no che egli dice ai violenti di questo mondo. […] Charles Journet avvertiva: “Può accadere che l’epoca in cui siamo entrati conoscerà una forma di martirio molto povera, molto spoglia, senza nulla di spettacolare per la fede della comunità cristiana – dato che lo spettacolare sta passando tutto nel campo della Bestia – , in un’epoca in cui sarà chiesto ai martiri, prima di morire corporalmente per Cristo, d’essere avviliti e di rinunciare alla gioia di poter confessare Gesù in faccia al mondo”» (A. Sicari, L’ottavo libro dei Ritratti di santi, Jaca Book, Milano 2005, pp. 143-144).

Sicché ai Martiri, oggi, viene negata pure la palma del martirio.

In questo particolarissimo momento storico queste parole, profondamente vere, sono destinate a riecheggiare con forza nella coscienza di ogni cristiano.

E a pesare come un macigno sulla coscienza di troppi:

«Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.» [Matteo 18,6]

 

 

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