Cari Lettori, Mons. Carlo Maria Viganò torna a far sentire per mezzo di una lettera (con relativo video) la sua autorevole voce di Arcivescovo sulla vicenda che ha visto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump attaccare Leone XIV.
L’analisi che fa il Monsignore è molto interessante e svela parecchi retroscena, alcuni più scontati come il progetto delle élite globaliste di sostituzione etnica degli occidentali e islamizzazione di massa. Altri meno scontati, come quando Viganò chiarisce come l’elezione dell’americano Prevost sia stata voluta come contraltare al Presidente degli Stati Uniti.
E di come Leone non possa fare se non quello per cui è stato nominato Pontefice, essendo la sua ascesa ed elezione accuratamente programmate per raggiungere lo scopo che la falsa chiesa si propone.
Ovvero lo spodestamento della Signoria eterna di Gesù Cristo nella storia.
Ormai i tempi escatologici sono giunti e le profezie della beata Caterina Emmerick ci forniscono in merito un’analisi impressionante e molto dettagliata dei fatti incresciosi che si stanno verificando attualmente, con ben due secoli di anticipo.
Non a caso Viganò menziona, nell’indifferenza generale, l’Accordo Vaticano Cina e come Leone non abbia fatto nulla per venire incontro alle richieste di aiuto dei cattolici cinesi, rivedendo questo scellerato accordo.
Fra i Vescovi cinesi non si contano i martiri, spariti da molti anni senza lasciare traccia, ricordando anche come avevamo già scritto del bivio che si apriva davanti a Leone.
Certo, per poter concludere l’Accordo Vaticano Cina era necessaria la presenza di Jorge Mario Bergoglio, in quanto Papa Benedetto XVI non avrebbe mai siglato un patto che svendeva la Chiesa Cattolica ai suoi nemici più acerrimi.
E’ interessante notare qui come, nel corso della sua lettera, Mons. Viganò citi Joseph Ratzinger, chiamandolo Papa Benedetto XVI e Eugenio Pacelli, chiamandolo Pio XII. Mentre, al contrario, quando Viganò si riferisce ai pontefici successivi, li chiama sempre e soltanto con il nome che essi avevano prima di essere nominati pontefici. Oppure nel riferirsi a Prevost lo chiama soltanto con il nome Leone, senza elencare la numerazione che segue.
Come a significare che solo i Papi antecedenti, fino a Papa Benedetto XVI, possano usufruire legittimamente di tale titolo.
Da quando Mons. Viganò ha svelato al mondo l’accordo tra i tradizionalisti e i bergogliani, si è trovato ad affrontare una crescente censura. Per non parlare del “peccato” gravissimo di difendere l’operato dell’odiatissimo Donald Trump. Ormai il nome di Mons. Carlo Maria Viganò, prima molto presente, è letteralmente sparito dai vari Toscano e Sacchetti ma anche Riccardo Cascioli, direttore de “La Nuova Bussola Quotidiana”, dalle colonne del suo “Daily Compass” ne ha preso le distanze.
Fra le altre, l’accusa mossagli è di scisma che tuttavia dovrebbe essere rispedita al mittente, ricordando come Papa Benedetto XVI si sia sempre rifiutato, nonostante le forti pressioni, di sconfessare Carlo Maria Viganò.
E ricordando ancora come Prevost si sia rifiutato invece nel marzo scorso di ricevere l’Arcivescovo lombardo, che pure gli avevo chiesto un incontro; mentre Leone non ha mostrato alcuna esitazione nel ricevere con tutti gli onori lo scorso aprile Sarah Mullally, la donna Arcivescovo a capo della Chiesa Anglicana, ormai sempre più a corto di proseliti.
Questa censura o presa di distanze riguardo Mons. Viganò ci dice molto sulla situazione odierna in cui si trova la Chiesa Cattolica ma anche sullo stato della cosiddetta controinformazione, la quale, all’occorrenza, agisce perfettamente all’unisono.
Del come una fetta di tradizionalisti siano in combutta con i bergogliani e come entrambi costituiscano, in ultima analisi, le due facce della stessa medaglia, ne ho parlato nel marzo dello scorso anno; quando ho deciso di difendere Papa Paolo VI dai falsi quanto vergognosi attacchi di cui è stato spesso oggetto da parte di sedicenti tradizionalisti che alterano od omettono fatti storici pur di sostenere le loro tesi.
La voce autorevole di Carlo Maria Viganò si sofferma anche sulle parole di Prevost, quando dichiara: “Dio non benedice alcun conflitto. Chi è discepolo di Cristo, Principe della Pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia bombe”. Dunque ne scaturisce che chi lo ha fatto ieri o lo fa oggi, per qualunque ragione, non può certamente definirsi cristiano.
Queste parole ci fanno davvero riflettere e ci portano indietro, molto, molto tempo fa, e precisamente intorno all’anno mille a Scicli, in Sicilia. Allorquando gli sciclitani, attaccati via mare da un’orda numerosissima di islamici e sentendosi perduti, invocarono con fede la Madonna ed Ella apparve in sella a un destriero bianco con tanto di corazza e spada sguainata.
Certo, oggi, a sentire i moderni, si trattò solo di un’allucinazione collettiva: solo una delle tante leggende totalmente prive di fondamento, come nel caso dei piccoli martiri cristiani di cui abbiamo scritto nell’articolo precedente.
Però è un fatto storico che i Normanni, giunti provvidenzialmente in quei concitati momenti, misero in fuga gli islamici lasciando un ricordo molto vivo nella popolazione locale che ancora oggi allestisce annualmente una rappresentazione teatrale con tanto di statua equestre mariana per far memoria di quell’episodio nella ricorrenza della festa dedicata alla Madonna.
E ancora, la giovanissima Giovanna d’Arco, canonizzata nel 1920 dalla Chiesa Cattolica su precedente iniziativa di Papa Leone XIII, il noto Pontefice anti massoneria, che diede inizio al suo processo di beatificazione nel 1894. Anche lei portava una spada e indossava un’armatura, conducendo interi eserciti per scacciare gli inglesi dalla Francia. Inglesi che – secondo le rivelazioni ricevute – costituivano allora un grande pericolo per la cristianità e la cattolicità francese.
Forse potremmo dire che Giovanna d’Arco non era cristiana? Forse oggi si farebbe magari un nuovo rogo, di certo meno spettacolare ma altrettanto efficace, per punirla nell’essere riuscita nella missione affidatale da Dio stesso?
Ovvero capovolgere l’esito della Guerra dei cent’anni liberando la città francese di Orléans dall’assedio degli inglesi, proprio quando la sua popolazione era giunta ormai allo stremo.
O forse anche la Beata Vergine Maria non può essere definita cristiana, se è vero che gli sciclitani la videro impugnare la spada e mostrarsi pronta alla battaglia per difendere i siciliani dall’assalto degli islamici? I siciliani di Scicli come i francesi di Giovanna d’Arco che, ricordiamolo, si trovavano pacificamente nelle loro terre invasi da una moltitudine di stranieri che intendevano passare a fil di spada la popolazione e dettare loro legge.
Tuttavia mi sorprendo ad allungarmi troppo e desidero invece lasciarvi all’interessante lettura. Ma un’ultima osservazione mi sia consentita: Mons. Viganò, giunto infine a conclusione, si trova ormai quasi con le lacrime agli occhi per la grave situazione in cui versa la Chiesa Cattolica.
Ciò purtroppo non fa che intristirci, rendendo sempre più attuali le parole della monaca tedesca Emmerick:
«Poi vidi un’apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente… Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma.» (25 agosto 1820)
Così quella serenità interiore di cui parla Mons. Viganò non può che affondare le sue radici nella certezza della promessa di Nostro Signore:
«Le porte degli inferi non prevarranno.» (Matteo 16,18)
E allora continueremo la nostra battaglia anche con pochi mezzi, come si addice al “piccolo resto” appartenente alla nota profezia del professor Joseph Ratzinger. Con pochi mezzi e con molta umiltà, certi però che Dio non abbandonerà la Sua Chiesa fino alla fine dei tempi e al Suo ritorno.
Buona lettura.

“DOVREBBE DARSI UNA REGOLATA”
Alcune osservazioni sulle relazioni tra Stati Uniti e Vaticano
È COMPRENSIBILE che molti Cattolici si sentano offesi e scandalizzati dalle esternazioni del Presidente degli Stati Uniti nei riguardi di Leone[1], anche se non si può certo dire che Jorge Bergoglio durante il suo “regno” abbia risparmiato attacchi e provocazioni nei confronti di Donald Trump. L’intervento di quest’ultimo è inoltre contestuale alle dichiarazioni orchestrate contro di lui nel programma di propaganda “60 Minutes” della CBS[2] , da parte di tre corrottissimi cardinali: Cupich, McElroy e Tobin; tre porporati notoriamente ultra-bergogliani e ultra-progressisti, appartenenti alla filiera dell’abusatore seriale Theodore McCarrick, legati a doppio filo con la Sinistra radicale woke, grandi elettori di Robert Prevost e suoi più stretti collaboratori.
Interpellato dai giornalisti sul post di Donald Trump, Leone ha risposto: «Non ho paura dell’amministrazione Trump né di proclamare con forza il messaggio del Vangelo, che è ciò che credo di essere chiamato a fare, ciò che la Chiesa è chiamata a fare»[3]. Queste parole, apparentemente incontestabili sulla bocca di Prevost, possono però cambiare nettamente di significato, a seconda di come le si interpreta. Esse possono voler dire semplicemente: «Non ho paura del potere civile», a indicare la superiorità dell’autorità spirituale della Chiesa Cattolica su ogni autorità terrena; oppure, in senso diametralmente opposto: «Non ho paura di questa amministrazione», mentre in altri casi egli considera che sia legittimo avere paura e astenersi dal «proclamare con forza il messaggio del Vangelo». E subito ci vengono in mente tutte quelle volte che abbiamo visto il Vaticano “temere” altre amministrazioni, tanto a Washington – specialmente quando le interferenze di Hillary Clinton e di John Podesta giungevano a far bloccare in Vaticano le transazioni bancarie del circuito SWIFT – quanto a Pechino, dove la Santa Sede si è ufficialmente impegnata con la dittatura comunista, mediante un Accordo segreto, a non «proclamare con forza il messaggio del Vangelo», ratificando a piè di lista le nomine episcopali dell’Associazione Patriottica cinese, senza che questo – a differenza delle Consacrazioni di Ecône – sia ritenuto un atto scismatico.
In numerosi altri casi, Prevost e Bergoglio prima di lui, hanno pensato bene di tacere di propria iniziativa, forse perché la loro acquiescenza – quando non addirittura un’entusiastica cooperazione – era ciò che il Potere si attendeva dalla Chiesa conciliare e sinodale. Infatti, non appena proprio l’Amministrazione Trump ha interrotto il fiume di denaro che l’USAID versava alla USCCB e ai vari organismi della Chiesa Cattolica americana per favorire l’immigrazione, è iniziata la guerra aperta di tutti quei cardinali e vescovi che Clinton, Obama e Biden avevano sino a quel momento coperto di soldi. In quegli anni di vacche grasse, Bergoglio e l’intero Episcopato americano si guardavano bene dal rompere l’idillio con la Casa Bianca – grazie anche ai buoni uffici dell’allora cardinale McCarrick – e poco importava delle politiche abortiste, LGBTQ+ e gender promosse dai Democratici “cattolici”. La sola idea di poter scomunicare i politici “pro-choice” era considerata un’intollerabile ingerenza della Gerarchia che essa stessa ha ben chiarito di non aver alcuna intenzione di adottare.
Ecco allora come una frase, estrapolata dal contesto – «Non ho paura dell’amministrazione Trump né di proclamare con forza il messaggio del Vangelo» – possa risultare condivisibile; ma che, letta in un quadro più ampio e coerente, lascia interdetti, perché sconfessa le parole che Leone ha pronunciato in quella stessa circostanza: «Non siamo politici. […] Non credo che il messaggio del Vangelo debba essere strumentalizzato, come alcuni stanno facendo». E se vi è indubbiamente chi strumentalizza «il messaggio del Vangelo» con deliri pseudo-messianici tipici dei telepredicatori d’Oltreoceano, di sicuro vi è Oltretevere chi non esita a strumentalizzare quello stesso Vangelo per dare parvenza di legittimità e moralità al piano di sostituzione etnica e di islamizzazione dell’Occidente pervicacemente portato avanti dall’élite globalista con l’Agenda 2030. Un’Agenda che a Trump non piace per nulla; mentre la Santa Sede, Leone, la USCCB e tutte le charities pseudocattoliche l’hanno eretta a nuovo totem globalista del proprio programma sinodale. Non dimentichiamo la ratifica dottrinale che Bergoglio ha dato alla farsa pandemica e alla vaccinazione di massa, così come alla frode climatica e agli obiettivi sostenibili con la pseudo-enciclica Laudato si’, e la benedizione che Prevost ha impartito a un blocco di ghiaccio fatto appositamente arrivare dall’Antartide, durante una imbarazzante cerimonia a Castel Gandolfo.
Nonostante insista nel dichiarare di non essere un politico, Leone non ha avuto alcuna remora nel ricevere in udienza privata lo scorso [9] Aprile David Axelrod, il principale stratega di Barack Obama e suo ex consigliere senior alla Casa Bianca. Una domanda è più che legittima: Axelrod è forse venuto in Vaticano per dettare a Leone una precisa strategia politica, come già avvenuto con le ingerenze di Hillary Clinton e John Podesta per spingere Benedetto XVI alla Rinuncia e favorire l’elezione di Bergoglio?
Il paradosso è reso manifesto dallo stesso Trump: «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!» Il che è assolutamente vero, più di quanto il Presidente Trump possa immaginare…
Se l’Amministrazione DEM ha più volte indebitamente interferito nel governo della Chiesa di Roma, non si può dire siano mancati anche interventi intempestivi del Vaticano nei riguardi di Washington. E se non stupivano le invettive del Gesuita di Buenos Aires contro Trump definito «non cristiano» perché dichiarava di voler rimpatriare le orde di clandestini, di certo hanno lasciato sconcertati le uscite dell’Agostiniano di Chicago a proposito dell’immigrazione, e più recentemente anche sulla guerra: «Dio non benedice alcun conflitto. Chi è discepolo di Cristo, Principe della Pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia bombe»[4] , ha detto Leone. Certo, egli avrebbe potuto circostanziare, come fece Benedetto XVI: «Date le nuove armi che rendono possibile una distruzione che va ben oltre i gruppi di combattenti, oggi dobbiamo chiederci se sia ancora lecito ammettere l’esistenza stessa di una guerra giusta»[5]. O, ancor meglio, Leone avrebbe potuto ricordare le parole di Pio XII: «Un popolo minacciato o già vittima di una ingiusta aggressione, se vuole pensare ad agire cristianamente non può rimanere in una indifferenza passiva; tanto più la solidarietà della famiglia dei popoli interdice agli altri di comportarsi come semplici spettatori in un atteggiamento d’impassibile neutralità»[6].
Ma Prevost – ed è qui che sta il vero problema – non parla con la voce della Chiesa: le sue parole di condanna per qualsiasi guerra finiscono con il legittimare anche le guerre ingiuste, privando l’aggredito del diritto di difendersi dal momento che anche la guerra di difesa sarebbe ingiusta. Questo errore è simile all’affermare che tutte le religioni si equivalgono; che i precetti della Morale si devono adattare alle circostanze contingenti (vedi Amoris Lætitia e Fiducia Supplicans); o che la pena capitale è contraria al Vangelo. Poiché anche in questi casi colui che dovrebbe essere un punto di riferimento nel discernere il Bene dal Male tradisce il proprio mandato riconoscendo pari diritti all’errore e alla Verità, piuttosto di assumersi la responsabilità morale di condannare l’uno e difendere l’altra.
Certo, se mai Leone osasse parlare con la voce autorevole della Chiesa Cattolica, si troverebbe contro non solo la Sinistra pacifista (in cui Prevost ha militato sin dagli anni Ottanta[7], aderendo al movimento dei Giovani Agostiniani[8 ], o Agostiniani per la pace sponsorizzato dal Partito Comunista Italiano), ma anche la destra teocon cui non pochi conservatori cattolici sono pericolosamente contigui. La tolleranza di cui gode temporaneamente la Gerarchia conciliare è infatti condizionata alla sua accettazione e promozione non solo dell’agenda globalista dell’ONU, del World Economic Forum di Davos, del Council for Inclusive Capitalism with the Vatican fondato da Bergoglio con Lynn Forester de Rothschild, ma anche dell’agenda liberale della lobby anglo-sionista. Ossia di due poteri sovranazionali che agiscono su fronti apparentemente opposti ma per un comune obiettivo: l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale, che a seconda di chi prevarrà nello scontro vedrà comunque perseguitato soltanto il Cattolicesimo, e il Cattolicesimo tradizionale che Roma cerca in ogni modo di distruggere o di fagocitare “conciliarizzandolo” e “sinodalizzandolo”.
Secondo il richiamo di Trump «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa […] e concentrarsi sull’essere un grande Papa, anziché un politico». Perché l’elezione di un “papa” americano di Chicago, intriso di dottrine ereticali acquisite negli anni di ministero in America Latina, dedito al culto della Pachamama e ideologicamente affine – per sua stessa ammissione – al peggior progressismo dei famigerati cardinali Bernardin e Cupich, sembra essere stata pianificata apposta per costituire un contraltare al Presidente degli Stati Uniti. Se il suo ruolo doveva essere – come infatti si è visto in questi mesi – quello di continuatore della rivoluzione conciliare e sinodale, non stupisce che Bergoglio abbia preparato minuziosamente la sua ascesa ecclesiastica in modo che gli succedesse e non vanificasse i dodici anni di sistematica demolizione dell’edificio Cattolico e di totale asservimento alla cupola globalista da parte del Gesuita Argentino. Il silenzio della sparuta minoranza moderatamente conservatrice del Collegio cardinalizio dinanzi alle dimostrazioni concrete di tale continuità tra Bergoglio e Prevost conferma la sua complicità ed inadeguatezza.
Il coro unanime dei media mainstream e dei neo-papisti costituisce la prova che Leone non parla da Papa ma da porta-bandiera dell’antitrumpismo, per così dire. Perché gli elogi provengono da personaggi – interni ed esterni al corpo ecclesiale – che di cattolico non hanno nulla, e che sarebbero i primi a crocifiggere Prevost se solo osasse esprimere qualche dubbio sui “dogmi” intoccabili della Sinistra radicale. E perché questa difesa di Prevost è motivata proprio dal fatto che il “papa” ha scelto di fare il politico, dando prova di una partigianeria che scredita il Papato e la Chiesa Cattolica dinanzi al mondo. Per questo Leone dovrebbe davvero «darsi una regolata nel suo ruolo di Papa»: cosa questa quantomai difficile per chi come lui è stato scelto proprio perché il suo appoggio all’agenda globalista non sarebbe stato forzato, ma spontaneo e convinto; e perché a vigilare su Leone ci sono gli emissari di quei Poteri che non hanno alcuna intenzione di abbandonare le posizioni raggiunte all’interno della Chiesa Cattolica, a così breve distanza dal traguardo.
Quando Nostro Signore Gesù Cristo è riconosciuto come Re delle Nazioni, nessun Anticristo potrebbe osare rivendicare il titolo di Messia. E quando è riconosciuto come Re e Pontefice in seno alla Chiesa, nessun Suo Vicario oserebbe sovvertire il Suo insegnamento e demolire la Sua Chiesa. Se questo avviene oggi, sotto i nostri occhi, è perché ci troviamo in tempi escatologici, in cui Nostro Signore è stato spodestato nella Sua divina Regalità dalle Nazioni e nel Suo eterno Sacerdozio dai Suoi stessi Ministri. Nel giudicare dunque gli eventi presenti, non lasciamoci sedurre da speculazioni astratte e non cerchiamo di modificare la realtà perché assecondi le nostre illusioni. Guardiamo tutto ciò che accade con uno sguardo soprannaturale, perché è l’unico modo per conservare nelle presenti tribolazioni quella pace dell’anima che il mondo non sa e non può dare (Gv 14, 27).
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America
Viterbo, 17 Aprile MMXXVI
S.cti Aniceti Papæ et Martyris
Note
1. – Cfr. tra gli altri https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/116394704213456431
4. – Cfr. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-04/papa-leone-xiv-sinodo-chiesa-baghdad-caldei-medio-oriente-pace.html
5. – Così Joseph Ratzinger nel 2002.
6. – Pio XII, Radiomessaggio di Natale del 24 Dicembre 1948.
7. – Cfr. https://x.com/antoniosocci1/status/2044478728311320768
8. – Non sfuggirà l’assonanza col movimento dei Giovani Turchi, di chiara (anche se forse involontaria) ispirazione massonica.