Cari Lettori, dopo la pausa forzata dovuta – come è noto – alla decisione da parte di Italiaonline S.p.A. di sopprimere il mio blog Il granello di senapa, ci accingiamo a riprendere le nostre attività sospese e quindi a pubblicare un nuovo articolo rimasto letteralmente “congelato” a fine aprile.
L’articolo in oggetto è tratto dal sito Renovatio 21 ed è stato pubblicato a ridosso del referendum che lo scorso marzo ha chiamato gli italiani ad esprimersi sulla separazione delle carriere in magistratura.
Ritengo che esso sia molto utile a spiegare quella che è l’attuale situazione della sanità italiana, troppo spesso espressione di diktat già decisi sulla pelle dei pazienti.
Da lungo tempo infatti la sanità – non solo italiana ma anche mondiale – è divenuta espressione dei diktat imposti dalle case farmaceutiche, le quali rispondono a quelle élite che abbiamo imparato purtroppo a conoscere bene. Il verdetto emesso da queste per la salute del paziente non è di “guarigione” dalla patologia che lo affligge; bensì, nella migliore delle ipotesi, di “cronicizzazione della malattia”, in modo tale che il paziente diventi “cliente” a vita della lobby internazionale del farmaco.
Le terapie mediche e chirurgiche per la cura del glaucoma e quelle negate ne rappresentano un triste esempio.
Cronicizzazione della malattia ma anche lento avvelenamento per l’intossicazione causata dalla tossicità dei farmaci somministrati. Ricordiamo che un farmaco per essere approvato ed entrare nel circuito di distribuzione, deve essere preceduto da studi molto costosi. Così come molto costoso dovrà essere lo stesso farmaco per poter essere poi commercializzato.
Il “requisito” voluto di un costo elevato dovrà essere accompagnato possibilmente da un’elevata tossicità. Ragione per la quale da due secoli, di fatto sin dalla fine dell’Ottocento, tutti i farmaci di origine naturale, pur se efficaci e non tossici, furono banditi.
E le cure a basso costo screditate nel tempo.
Cosicché il panorama sanitario che emerge oggi è quello deciso da Big Pharma, la quale forma i medici, ne paga i viaggi, gli incentivi e decide, in ultima analisi, anche quello che dovrà fare il medico allorquando si accingerà a curare il paziente.
Nessuno, anche se armato di buona volontà e di buona fede, potrà permettersi di dissentire.
Questa intervista al dottor Dario Giacomini ci spiega nel dettaglio quali siano nel nostro Paese gli strumenti di controllo totale che le lobby aschenazite del farmaco esercitano su tutti gli operatori sanitari.
Guai ad allontanarti dal pensiero unico dominante in ambito scientifico, se vorrai continuare la tua carriera.
Pensiero unico, ricordiamo, il quale non è minimamente suffragato da dati scientifici. Piuttosto, agli inizi del Ventunesimo secolo, ha assunto la connotazione di una “fede assoluta” a cui è dovuta totale obbedienza.
Buona lettura.

Ci sono in Italia alcuni «processi» che non verranno in alcun modo toccati dal referendum né dalle riforme votate in Parlamento: sono i «provvedimenti disciplinari» inflitti dagli Ordini ai medici stessi. Renovatio 21 oramai da lustri ha segnalato i casi di dottori radiati dagli albi, soprattutto dopo la legge Lorenzin per l’obbligo vaccinale pediatrico del 2017. Con molti di questi dottori abbiamo fatto articoli e conferenze, e quindi abbiamo contezza del peso che un procedimento disciplinare ordinistico comporta, dalle prime accuse alla radiazione finale. Questi «processi» subiti da medici – che processi veri non sono, ma hanno parimenti effetti concreti, talvolta devastanti, sulla vita delle persone – hanno dinamiche particolari, sconosciuti ai più. Abbiamo sentito in merito alla questione il presidente del sindacato DI.CO.SI ContiamoCi! dottor Dario Giacomini.
Dottor Giacomini, possiamo dire che c’è una magistratura anche per i medici?
Non c’è una magistratura in senso stretto, ma ci sono delle commissioni per gli iscritti all’albo che presiedono procedimenti disciplinari. C’è poi un secondo grado di giudizio che è la Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), che rappresenta un grado definitivo, salvo la Cassazione per violazione di legge o vizi di forma – la Cassazione non entra nel merito della questione, ma verifica se proceduralmente ci sono stati dei passaggi errati.
Come funziona un «processo» ad un dottore?
Parte tutto a seguito di una segnalazione alla Commissione Albo Medici (CAM) della provincia, che è presieduta di solito dal presidente dell’Ordine dei Medici. C’è una parte istruttoria, dove c’è un consigliere istruttore nominato sempre dal presidente dell’Ordine (che poi collegialmente pronuncerà la sentenza), il quale valuta le prove. Poi il medico viene informato dell’esistenza dell’istruttoria. Viene quindi invitato a comparire davanti alla commissione disciplinare. A quel punto, si apre il «processo»: da una parte il medico, accompagnato volendo dal suo avvocato, e dall’altra il presidente dell’Ordine, che però in quel momento veste il mantellino di presidente della Commissione d’Albo, composta dal presidente dell’Ordine e da alcuni consiglieri dello stesso.
Chi giudica quindi?
La commissione giudicante è fatta da consiglieri e presidente dell’Ordine. Questo è un problema: nelle elezioni ordinistiche si presentano e si votano delle liste. Non c’è voto nominale, ma voto di lista: se voti una lista dai il voto a tutti i suoi membri. Quindi quello che si ottiene è un Consiglio Direttivo monocolore, tutti sono provenienti dalla medesima lista. Lo stesso vale quindi anche per la commissione disciplinare, che è composta dagli stessi consiglieri che erano prima nella medesima lista. Sono tutti espressioni di una medesima forza sindacale che ha generato quella lista, perché le liste elettorali per l’Ordine sono espressioni di accordi sindacali. È un monolite: chi mai, nella commissione disciplinare, prenderà le parti dell’accusato o si metterà contro il presidente della commissione e dell’Ordine stesso – che peraltro ha messo in lista tutti?
Pare un problema che va molto oltre la separazione dei ruoli…
Non c’è democrazia all’interno degli Ordini. Il meccanismo del voto per liste fu introdotto dal ministro Lorenzin nel 2018, a ridosso degli obblighi vaccinali dell’estate 2017. Si è creata una sorta di totalitarismo giudiziario, che ha blindato la discussione scientifica dentro gli Ordini. Se tu proferisci parola non gradita in ambito medico-scientifico rischi una procedura disciplinare da parte di un blocco che risponde ad ideologie e ad altri poteri. Ci sono casi che abbiamo tutti in mente, che si sono moltiplicati durante il dissenso su COVID e obblighi relativi.
In una situazione del genere, come è possibile difendersi?
Anche il secondo grado, alla CCEPS, lo vinci difficilmente: perché l’organo è costituito in parte da alcuni presidenti di Commissione d’Albo a loro volta designati dalla FNOMCEO, che sono espressioni di un medesimo blocco politico-sindacale. Voglio ricordare che l’ENPAM, l’ente pensionistico dei medici, è controllato dagli stessi presidenti di Ordine, che ne eleggono il Consiglio di Amministrazione. L’ENPAM gode di un patrimonio di 30 miliardi di euro… la più grande cassa previdenziale privata in Europa, controllata dai sindacati tramite i presidenti di Ordine.
Quindi si tratta di un potere espressamente politico?
Il sindacato tramite gli Ordini controllano la classe medica e ne fanno uno strumento politico. Fondamentalmente la politica entra negli Ordini attraverso il sindacato e delibera secondo logiche che non sono quelle della tutela e della salute del cittadino.
E quindi che senso ha il «processo»?
La condanna è scritta ancora prima di andare al procedimento. Se ti arriva un provvedimento disciplinare, a meno che non salti fuori qualcosa di davvero imprevisto, sai già che sarai condannato. Sono organi interni: il presidente dell’Ordine è giudice e boia. Altro che carriere separate.
Qualche aderente a ContiamoCi! ci è passato?
Abbiamo almeno una decina di casi. Sto parlando non di casi che vengono da indagini dei NAS, ma da persecuzioni per motivi ideologici, come il rifiuto di accettare alcuni assunti fatti passare come consenso scientifico del momento. Si tratta di medici che curano secondo una letteratura scientifica consolidata. «La scienza non è quella degli studi, la scienza la decidiamo noi» mi disse in pratica un presidente di Ordine quando gli portai l’esempio di un articolo sul British Medical Journal, che ha un Impact Factor altissimo, di Peter Doshi sui dubbi riguardo la vaccinazione COVID. Se il dottor Doshi fosse in Italia, lo avrebbe radiato, mi disse. Su certi argomenti è proibito il dibattito scientifico in Italia. Gli Ordini sono il cane da guardia di questo sistema di potere.
Come è la vita di un medico che viene radiato praticamente senza possibilità di rispondere davvero?
L’apertura di un provvedimento disciplinare stravolge e rovina la vita di un medico. Hai armi spuntate per difenderti, arrivano accuse pretestuose. Psicologicamente è impattante: una persona vede anni di studi e una carriera finita ingiustamente. Oltre al danno economico. Uno a cinquant’anni e dei mutui accesi dovrebbe reinventarsi un lavoro. Viene uccisa civilmente e professionalmente una persona. Dei colleghi che ti dicono: tu non lavorerai più, solo perché magari hai detto delle parole sulla vaccinazione che loro non condividono. Tutto questo fuori da un’aula di tribunale. Non credo che in Italia ci sia un organo con un potere così assoluto sulla vita di una persona.
L’avvocato di un medico che stava subendo la radiazione dall’Ordine ci confessò: «pensavo di andare ad un processo, invece era un plotone di esecuzione».
Esattamente.
Qualcuno in politica si sta rendendo conto di questo problema di «separazione delle carriere» anche negli Ordini professionali?
No. Nessuno se ne sta rendendo conto. Sono completamente all’oscuro delle dinamiche ordinistiche. La politica si è sempre interessata molto poco della gestione dei corpi intermedi, e di quanto questi impattino nella vita privata delle persone e nel dibattito pubblico. Specie il centrodestra è completamente fuori dai corpi intermedi della sanità che sono colonizzati in toto dai partiti e dai sindacati di centrosinistra.
Il sindacato DI.CO.SI sta prendendo una posizione pubblica sulla materia?
Sì, è dal 2021 che stiamo facendo, in solitaria, questa battaglia. Vogliamo una riforma degli Ordini. Vogliamo spiegare alle forze politiche quello che sta succedendo: per questo siamo attaccati da tutti gli altri sindacati, in particolare durante le elezioni ordinistiche recenti, dove abbiamo candidato alcuni membri con vere e proprie liste di liberi medici (la maggior parte nemmeno iscritti al nostro sindacato), che sono state combattute come si trattasse di una tremenda scalata dei no-vax, quando molti dei dottori nelle nostre liste erano vaccinati COVID. La nostra è una battaglia di libertà. Noi vogliamo solo aprire le porte degli Ordini al dibattito scientifico fuori da interessi partitici e farmaceutici, per tutelare sul serio la salute del cittadino.
Come è possibile uscire da questa situazione?
Noi chiediamo che il giudizio sia esterno agli Ordini, una magistratura competente in ambito sanitario. Bisogna avere una vera difesa, una vera accusa, e un giudice terzo. L’Ordine non può essere autogiudicante, che con la lista unica bloccata ha di fatto creato un assetto sovietico. Invitiamo tutti i colleghi medici ad unirsi al nostro sindacato non per ripercorrere i giochi di potere degli altri, ma perché crediamo che solo in questo modo la politica sia forzata a cancellare la riforma Lorenzin per tornare all’elezione nominale dei singoli membri, per avere una pluralità di voci all’interno della classe medica e odontoiatrica: questo garantisce, in ultima analisi, l’interesse per la salute del cittadino.